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	<title>Ultime Notizie &#187; Roberto Maroni</title>
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		<title>Inchiesta Trani, vogliono spaventare il nostro elettorato</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 13:32:11 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_74740" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/01/silvio-berlusconi5.jpg"><img src="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/01/silvio-berlusconi5-150x150.jpg" alt="Silvio Berlusconi" title="Silvio Berlusconi" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-74740" /></a><p class="wp-caption-text">Silvio Berlusconi</p></div> «Sono disgustato. Vogliono intimidire me, i miei collaboratori e il nostro elettorato». Silvio Berlusconi in questi giorni è nervosissimo. Chiuso nel suo quartier generale di Arcore, ieri ha valutato con i suoi avvocati e con un gruppo di strettissimi collaboratori le mosse da compiere anche in vista dell’appuntamento elettorale. L’inchiesta di Trani è per Berlusconi l’ultima tappa di una strategia tesa a fiaccare il suo governo, «a mettere sotto schiaffo la maggioranza» e a «spingere verso l’astensione i nostri elettori» che dal giorno della bocciatura del lodo-Alfano seguono con crescente disgusto l’incapacità della politica di occuparsi dei problemi veri del Paese. Sul tavolo della sua scrivania c’è il testo del patto programmatico (piano casa, infrastrutture, ambiente, pubblica amministrazione, investimenti) che sabato i tredici candidati governatori del centrodestra dovrebbero sottoscrivere, ma ancora una volta le Procure hanno stravolto la campagna elettorale e, secondo Berlusconi, «messo in ombra i risultati del nostro governo» tentando di vincere le elezioni «impedendo di fatto ai nostri di votare».</p>
<p>«Ma vi rendete conto che in questo Paese si ascoltano le telefonate del presidente del Consiglio e di ministri senza che nessuno si scandalizzi!». Anche se l’ira non gli appartiene, come ha recentemente precisato, l’umore di Berlusconi in questi giorni è tale che anche i suoi abituali e giornalieri interlocutori faticano a contenerlo. La sensazione di essere sotto assedio è simile a quella provata dal Cavaliere ai tempi dell’affaire-Noemi, quando non era ancora chiaro cosa fosse in mano a quella «pericolosa alleanza stretta tra pm, sinistra e giornali». Anche se è sicuro che nelle conversazioni intercettate non ci sia nulla di penalmente rilevante perché «sono le cose che dico sempre», il solo fatto che qualcuno possa ascoltarlo irrita il premier, lo scandalizza e lo fa sentire sotto ricatto.<br />
«Siamo ormai sotto la soglia democratica &#8211; sbotta l’azzurro Piero Testoni &#8211; e questo è ancor più grave a ridosso di un appuntamento elettorale». Se per Margherita Boniver «l’Italia è ormai una fogna a cielo aperto e non c’è verso di arrestare il fiume di fango delle intercettazioni, più che altro abusive», Berlusconi in questi giorni si interroga anche sull’incapacità di alcuni ministri di controllare e sorvegliare l’attività di pezzi dello Stato che a suo giudizio «ormai agiscono fuori da ogni legalità». Perplessità sul ministro dell’Interno Roberto Maroni, intercettato malgrado abbia deleghe di non poco conto. Così come il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, finito nel tritacarne delle intercettazioni, nonostante dal suo dicastero dipenda la Guardia di Finanza.</p>
<p>Se non è il timore di essere tirati in ballo in chissà quali altre conversazioni, deve però essere qualcosa di molto simile visto che ieri sino a metà pomeriggio solo l’eroico portavoce del Pdl Daniele Capezzone aveva difeso pubblicamente Berlusconi dall’indagine di Trani parlando di «teatro dell’assurdo». Solo in serata si sono aggiunti i capigruppo Cicchitto e Gasparri, Osvaldo Napoli e il ministro Scajola, mentre il silenzio del co-fondatore del Pdl lo irrita anche perché, come ieri sottolineava Giorgio Stracquadanio, «la rete di Fini somiglia tanto all’elefantino».<br />
Fatto sta che l’inchiesta di Trani, con tanto di corpo a corpo tra premier e toghe rende più complicato il percorso immaginato da Berlusconi per recuperare credibilità in quel blocco moderato sconcertato dal pasticcio romano della lista mai presentata. La manifestazione di sabato a Roma diventa quindi per Berlusconi l’occasione per appellarsi ancora una volta alla sua gente. </p>
<p>Quella che dovrebbe per numero surclassare l’ultima manifestazione del centrosinistra e mettere a tacere anche coloro che immaginano correnti e fondazioni e che lavorano al dopo-Berlusconi non sapendo ciò che invece il ministro Rotondi professa da tempo: «Il prossimo candidato-premier sarà ancora Berlusconi». Nel 2013. O forse anche prima se il presidente del Consiglio ritenesse la situazione non più gestibile e il ricorso alle urne diventasse l’unico modo per rimettere in riga quella deprecata alleanza «tra pm, sinistra e giornali». di Marco Conti Il Messaggero</p>
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		<title>Malpensa, body scanner sperimentale su 1 volo al giorno</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 11:58:28 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_71106" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/01/body-scanner2.jpg"><img src="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/01/body-scanner2-150x150.jpg" alt="Body scanner" title="Body scanner" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-71106" /></a><p class="wp-caption-text">Body scanner</p></div>Ai “raggi X” con la carta d’imbarco. Anche l’aeroporto di Malpensa, dopo quello di Roma Fiumicino, da ieri ha il suo body scanner, l’apparecchio che rivela la presenza di armi o altri oggetti vietati in volo sotto i vestiti del viaggiatore. Al momento c’è un solo bussolotto dove si viene sottoposti a una doccia di onde millimetriche, per questioni di sicurezza e antiterrorismo. La macchina, installata al Terminal 1, dovrebbe essere più efficace e anche più veloce nelle procedure rispetto a quelle col metal detector e verrà usato in via sperimentale per 4-6 settimane, su un volo al giorno tra quelli diretti negli Stati Uniti. Primo test, ieri mattina, allo scalo di Malpensa per il sindaco Letizia Moratti e il ministro dell’Interno Roberto Maroni. «Dopo aver verificato che non ci sono rischi per la salute né per la privacy &#8211; ha detto il ministro &#8211; metteremo body scanner in tutti gli aeroporti italiani, non solo per i voli diretti negli Stati Uniti», con l’auspicio che si adeguino tutti i Paesi europei. Questo primo impianto, per il sindaco Moratti, è «il segno che Malpensa continua a investire sul proprio futuro». Mentre Giuseppe Bonomi, presidente della Sea, società di gestione degli scali milanesi, ha sottolineato che in sicurezza «sono stati spesi negli ultimi anni 40 milioni di euro, impiegando circa 650 addetti». Scettico il Codacons sul fatto che i body scanner non siano pericolosi per la salute. «Nessuno può attestare che le onde elettromagnetiche millimetriche non abbiano effetti nocivi», denuncia. di Gabriella Persiani</p>
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		<title>Lo sdegno di Berlusconi, intercettano addirittura Maroni</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 15:29:01 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_84422" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/03/roberto-maroni.jpg"><img src="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/03/roberto-maroni-150x150.jpg" alt="Roberto Maroni" title="Roberto Maroni" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-84422" /></a><p class="wp-caption-text">Roberto Maroni</p></div> E’ scuro il volto di Silvio Berlusconi quando ieri, poco prima di mezzogiorno, arriva al San Raffaele per festeggiare i novant’anni di don Luigi Verzè. C’è il sole a Milano, ma il presidente del Consiglio non sembra cogliere quest’aspetto che invece allieta i numerosissimi studenti universitari di medicina accorsi nella nuovissima sala convegni del mega-ospedale. Berlusconi si intrattiene per un po’ al primo piano con un nutrito gruppo di ministri (Maroni, Gelmini, Fazio) e parlamentari lombardi (Podestà, Tomassini, Renzulli) prima di scendere nel salone dove lo accoglie un coro e una violinista che fatica a maneggiare lo strumento per il gran caldo che opprime la sala. Emilio Fede, ricoverato per una notte al San Raffaele per accertamenti, si precipita in sala «anche perché &#8211; spiega il direttore del Tg4 &#8211; se non mi faccio vedere voi giornalisti cominciate subito a parlare del mio successore». Berlusconi taglia la sala e stringe a tutti la mano. «Fango, solo fango sanno gettare questi signori della sinistra, su noi e sul Paese», ripete il premier ad una signora che lo blocca per stringergli la mano e dirgli di «tenere duro». «Non si preoccupi, non ho nessuna intenzione di mollare», ribatte secco il Cavaliere con un sorriso che si apre e si chiude sulla sua bocca nello spazio di qualche nano-secondo.</p>
<p>Il motivo del suo umore non proprio esaltante, il Cavaliere lo sciorina nel pranzo che segue la cerimonia pubblica. Anche stavolta non mancano barzellette e storielle, ma è la lettura dei giornali della mattina ad aver rovinato l’umore del Cavaliere. Ovviamente il clima fetido che sente circolare è ancora una volta dovuto a quelle intercettazioni che molte Procure continuano a fare «senza ritegno» e «senza preoccuparsi di divulgare conversazioni di un presidente del Consiglio!». Sbalordito per la «naturalezza» con la quale invece si tratta la vicenda, Berlusconi continua a chiedersi quanto ci sia di normale in un Paese dove si ascoltano conversazioni di ministri, «persino del ministro dell’Interno». «Dicono ora che verranno distrutte, ma il problema è che sono state fatte! E che qualcuno potrebbe aver ascoltato conversazioni irrilevanti dal punto di vista penale ma ugualmente delicate». Nello sfoglio della rassegna stampa il premier si è soffermato sulle affermazioni dei magistrati di Trani che, in barba all’annunciata ispezione ministeriale decisa dal ministro Alfano, non solo ampliano il numero dei pm, ma promettono nuove indagini. «Su cosa?», si chiedeva ieri il presidente del Consiglio e quando usciranno le presunte rivelazioni? Domande che il Cavaliere lega solo in parte al voto di fine mese e che anzi per qualcuno sono l’annuncio di una raffica di nuovi attacchi della magistratura che potrebbero scatenarsi specie se il risultato delle regionali non dovesse essere particolarmente brillante per il centrodestra.</p>
<p>«Anch’io sono passato sulle strade e sulle scale che sanno di sale &#8211; ha provato a rincuorarlo quel don Verzè che a dicembre lo ha accolto nel suo ospedale dopo l’aggressione subita a Milano &#8211; però occorre essere sempre buoni con tutti, anche con gli avversari. Ma ognuno al suo posto». Ad essere buoni con chi «mi scatena la piazza» e che non dice una parola «sulla barbarie di questi giorni», il premier non ci sta. Anzi, ieri a tutti i presenti ha dato appuntamento a Roma per sabato prossimo proprio per riempire quella piazza San Giovanni che ormai ritiene di aver strappato alla sinistra. Duemila sono i pullman che a via dell’Umiltà hanno diviso pro-quota tra tutti i coordinatori regionali. 400 quelli che dovrà riempire la regione Lazio. Il tutto per far convergere sulla Capitale centomila persone e contare poi sull’apporto spontaneo di coloro che saranno in piazza con mezzi propri. Ovvio che nei veleni che nei giorni scorsi hanno reso «l’aria irrespirabile» ci sia anche il caos delle liste, con tanto di ”pasticcio romano” che ha reso ancor più in salita la campagna elettorale del centrodestra. Berlusconi è però convinto che c’è tempo per recuperare e convincere «i nostri elettori a non disertare le urne». Serve però unità e compattezza, ha ribadito ieri pomeriggio. E’ forse anche per questo che ieri Berlusconi si è appartato a lungo con il sindaco di Milano che da qualche giorno subisce gli strali di Roberto Formigoni. di Marco Conti Il Messaggero</p>
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		<title>Inchiesta Trani, sono venti le telefonate di Berlusconi</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 14:01:52 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_84139" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/03/silvio-berlusconi5.jpg"><img src="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/03/silvio-berlusconi5-150x150.jpg" alt="Silvio Berlusconi" title="Silvio Berlusconi" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-84139" /></a><p class="wp-caption-text">Silvio Berlusconi</p></div> Sono migliaia le conversazioni telefoniche, trascritte dalla Guardia di Finanza per la Procura di Trani, nell’inchiesta sulle pressioni che il presidente del Consiglio Berlusconi avrebbe esercitato per far chiudere «AnnoZero». Disposte fra novembre 2009 e febbraio 2010, quasi tutte sono destinate al macero perché riguardano colloqui assolutamente «irrilevanti», come quelli con i ministri Tremonti e Bondi, di cui si sapeva, ma anche con Bonaiuti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con il ministro dell’Interno Maroni, con il sindaco di Roma Gianni Alemanno e con lo stesso fondatore di Forze Italia Marcello Dell’Utri. E’ stimabile che, alla fine, agli atti di quest’inchiesta rimangano al massimo 150 intercettazioni. E si può dire con discreta certezza che una ventina di questi colloqui siano proprio quelli del presidente del Consiglio con il commissario dell’Autorità per le Comunicazioni Giancarlo Innocenzi (almeno 10-12 telefonate), e con il direttore del Tg1 Augusto Minzolini (almeno 5-6 chiamate). Il totale non fa venti, ma siamo lì.</p>
<p>Una di queste telefonate è quella che nelle ultime ore ha fatto più notizia. E’ del 12 novembre del 2009, sta andando in onda una puntata di «AnnoZero» sul caso del sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino (la Procura di Napoli ne ha chiesto l’arresto) e Berlusconi prende il telefono e chiama proprio Innocenzi: «E’ una cosa oscena -gli dice- Bisogna concertare una vostra azione che sia di stimolo alla Rai per dire: adesso basta, si chiude tutto!». Per il pm di Trani sarebbe la telefonata-principe, quella che l’avrebbe indotto a ipotizzare per il premier l’accusa di concussione (Innocenzi sarebbe indagato per favoreggiamento di questa concussione e Minzolini neppure indagato).</p>
<p>C’è dell’altro, ovviamente, in queste intercettazioni, e riguarda sempre Berlusconi. Il premier che definisce una «barzelletta» l’Autorità per le Comunicazioni, sempre lui che incalza Innocenzi: «Non fate nulla?» e ancora lui che che sbotta perché non sopporta più «la faccia di Di Pietro» in televisione. Berlusconi non manca di fare le sue considerazioni: lui si muove, secondo una concezione già nota, perché la gente finirà per non pagare più il canone, perché non vuole che i propri soldi finiscano a trasmissioni copme quelle di Santoro.</p>
<p>Si sa qualcosa di più anche di Innocenzi, che viene mandato a quel paese dal premier «ogni tre ore» e che a un certo punto quasi si arrende: lui non può far nulla, qualcosa si potrebbe fare solo «se Berlusconui varasse una legge che cambia l’Autorità». Una legge, si sa, alla fine è arrivata ed è il regolamente della par condicio, quello che ha fatto sospendere tutti i talk show, i “pollai” tanto odiati da Berlusconi.</p>
<p>Va assumendo contorni sempre più precisi, poi, lo scontro fra il pm di quest’inchiesta, Michele Ruggiero, e il capo della Procura di Trani, Carlo Maria Capristo. Capristo avrebbe voluto che tutto fosse avvenuto -il deposito delle intercettazioni e le conseguenti richieste al Gip- dopo le elezioni regionali. Ruggiero, invece, ha imposto un’accelerazione al suo lavoro, e con l’accelerazione è arrivata la fuga di notizie. Capristo ha usato il pugno di ferro: non ha solo commissariato Ruggiero, ma lo ha addirittura blindato, con una mossa che non avrebbe precedenti nella storia della magistratura italiana. Non solo gli affiancato tre colleghi, infatti, ma ha decretato che ogni loro decisione dovrà essere presa assolutamente all’unanimità. Si capirà bene che il potere di “supervisione” sull’inchiesta lasciato comunque a Ruggiero, a queste condizioni, è ben poca cosa. di Nino Cirillo Il Messaggero</p>
<p><strong>Ispezioni ministeriali</strong>. Il ministro della Giustizia può in ogni tempo, quando lo ritenga opportuno, disporre ispezioni parziali negli uffici giudiziari, al fine di accertare la produttività degli stessi nonché l’entità e la tempestività del lavoro svolto dai singoli magistrati. Il lavoro ispettivo è orientato alla verifica di tutte le condizioni necessarie al corretto esercizio della funzione giudiziaria. L’attività ispettiva è affidata a gruppi di Ispettori che costituiscono la cosiddetta “equipe ispettiva”, composta da magistrati, dirigenti e ufficiali giudiziari. Il capo-equipe deve coordinare gli ambiti di intervento dei singoli ispettori, assicurando lo scambio informativo e la circolazione di notizie tra di essi</p>
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		<title>Elezioni regionali 2010, Lega Nord, no ad altri pasticci</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 15:08:42 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_82070" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/03/silvio-berlusconi.jpg"><img src="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/03/silvio-berlusconi-150x150.jpg" alt="Silvio Berlusconi" title="Silvio Berlusconi" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-82070" /></a><p class="wp-caption-text">Silvio Berlusconi</p></div> A Silvio Berlusconi riesce difficile tenere i nervi saldi quando da Roma lo chiamano ad Arcore per informarlo sull’evoluzione del pasticcio della lista Pdl. Al ”no” del Tar alla riammissione della lista nella provincia di Roma, il premier era preparato e a Paolo Bonaiuti non ha proferito verbo quando il sottosegretario lo ha informato che l’Ansa aveva battuto la notizia. Molto meno informato era invece il Cavaliere di qualche dettaglio che meglio spiega come effettivamente sono andate le cose in quell’orrido sabato di straordinaria follia. Dettagli che il premier ha appreso leggendo le motivazioni addotte dal Tar per respingere la riammissione. Si legge infatti nella motivazione dei giudici del Tar che, sulla base del verbale dei Carabinieri, alle 14.30 il plico, rimasto incustodito nei locali del Tribunale, viene preso in custodia dai Carabinieri. Nelle mani dell’Arma resta sino alle 17 quando un delegato del Pdl lo riprende e lo riconsegna alle 19.30. Berlusconi confida ancora nella riammissione, ma la fuiria nei confronti dei vertici del suo partito, è esplosa quando ha appreso che per due ore il plico girava per Roma senza custodia e, a suo giudizio, senza motivo se non quello di ulteriori ”aggiustamenti” alla documentazione. Un particolare non da poco di cui il Cavaliere ha immediatamente chiesto conto perché ha reso vano il lavoro fatto per varare il decreto ficcando tutto il governo dentro il «pasticcio romano» dal quale la Lega, con il ministro Maroni, si è voluta tirar fuori mettendo le mani avanti contro un possibile rinvio del voto nel Lazio.</p>
<p>L’idea era infatti circolata ieri mattina e qualcuno da palazzo Chigi aveva anche allertato più di un ministro su un possibile Consiglio dei ministri straordinario. Speranza subito abortita e che le parole del ministro dell’Interno hanno seppellito sostenendo che «se il Tar dice no la lista del Pdl è fuori nonostante il decreto». Se il Carroccio non intende sporcarsi ancora le mani con una storia che come sostiene Manuela Dal Lago, «rischia di allontanare i cittadini dal voto», Berlusconi ieri sera era particolarmente irritato con i dirigenti del centrodestra del Lazio e di via dell’Umiltà per una fatica divenuta vana. «Il decreto è stato fatto sulla base di quello che c’è stato raccontato», spiegava ieri sera un ministro particolarmente sconcertato.</p>
<p>Gli strali del premier coinvolgono anche il presidente della Camera che, a suo giudizio, non avrebbe vigilato su ciò che i dirigenti del Pdl stavano facendo nella regione dove c’è un candidato, Renata Polverini, che gli ex di An hanno fortemente voluto. Malgrado la strenua difesa di Fabrizio Cicchitto delle ragioni esclusivamente politiche che sarebbero alla base dell’esclusione della lista del Pdl, Berlusconi è sempre più convinto della necessità di fare piazza pulita in un partito che «non riconosco più», fatto di «burocrati e candidati».</p>
<p>Al timore di perdere la possibilità di vittoria nella regione Lazio, malgrado il caso Marrazzo, si univa ieri sera la preoccupazione per la ricaduta che la vicenda presenta nelle altre regioni dove si vota. Tutto pensava il Cavaliere meno che finire &#8211; lui teorico del partito leggero &#8211; nelle sabbie mobili della burocrazia e dei timbri. Scettico sulla possibilità che oggi l’ufficio elettorale ammetta la lista del Pdl, Berlusconi non sembra avere nessuna intenzione di ritrovarsi presto con il presidente della Camera per decidere il da farsi sul Lazio in caso di esclusione del Pdl. Non sarà nemmeno facile convincere il Cavaliere a far campagna elettorale a Roma. La candidatura della moglie di Alemanno, Isabella Rauti, ha provocato ieri tra l’altro al Quirinale uno scambio di battute con la signora Clio Napolitano: «Non è giusto che la moglie del sindaco si candidi a Roma». «Ma io faccio politica da quando avevo quattordici anni», la replica. di Marco Conti Il Messaggero</p>
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		<title>Il Tar boccia la lista Pdl ma Polverini spera nel Tribunale</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 14:58:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La lista romana del Popolo delle libertà resta fuori dalle elezioni regionali del 28 e 29 marzo. La decisione della seconda sezione del Tar del Lazio è arrivata ieri, in serata. Le motivazioni sono piuttosto nette: il decreto legge “salva liste” varato venerdì scorso del Governo, «non è applicabile &#8211; sostengono i giudici amministrativi &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_83294" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/03/renata-polverini7.jpg"><img src="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/03/renata-polverini7-150x150.jpg" alt="Renata Polverini" title="Renata Polverini" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-83294" /></a><p class="wp-caption-text">Renata Polverini</p></div> La lista romana del Popolo delle libertà resta fuori dalle elezioni regionali del 28 e 29 marzo. La decisione della seconda sezione del Tar del Lazio è arrivata ieri, in serata. Le motivazioni sono piuttosto nette: il decreto legge “salva liste” varato venerdì scorso del Governo, «non è applicabile &#8211; sostengono i giudici amministrativi &#8211; perché le elezioni regionali del Lazio sono disciplinate dalla legge regionale numero 2 del 2005», e quindi Palazzo Chigi non avrebbe competenza in materia. Ma l’ordinanza del tribunale amministrativo entra anche nel merito: nel verbale dei Carabinieri presenti nell’ufficio elettorale della Corte di appello di Roma, osservano i giudici, è scritto che alle ore 12 «erano presenti solo quattro delegati di lista e che tra questi non risultava il delegato della parte ricorrente». Inoltre, dal medesimo verbale risulta che il delegato si è presentato solo dopo le ore 12,30. Lo stop dopo una giornata ad alta tensione caratterizzata da altre schermaglie legali, con due esposti presentati dal Pd al tribunale di piazzale Clodio, e la consegna formale della lista Pdl all’ufficio elettorale circoscrizionale, grazie a quella “finestra” aperta dal decreto legge varato venerdì scorso da Palazzo Chigi. Il primo segnale contrario all’ottimismo, che fino al pomeriggio regnava sovrano nell’entourage del centrodestra romana, è arrivato da Roberto Maroni: «Se il Tar decide che la lista è fuori, quella lista resta fuori nonostante il nostro decreto», aveva detto il ministro dell’Interno. Smentendo implicitamente chi, come il responsabile elettorale Pdl Ignazio Abrignani, parlava di «una sentenza importante, ma ormai superata dal decreto legge, che riconosce il nostro diritto alla presentazione della lista». L’inquilino del Viminale, comunque, auspica una rapida definizione della situazione, «per evitare di dover rinviare le elezioni».</p>
<p>Questa mattina, comunque, l’ufficio elettorale del tribunale di Roma si pronuncerà sulla lista consegnata ieri. «Il procedimento al Tar e quello all’ufficio elettorale vanno avanti su binari paralleli», dice Abrignani. E Denis Verdini, coordinatore nazionale Pdl, mostra sicurezza: «La nostra lista sarà ammessa alla competizione elettorale». Ma l’avvocato Gianluigi Pellegrino, legale del Pd, lo esclude: «L’ufficio elettorale non potrà non tener conto dell’ordinanza del Tar, e quindi non ammetterà il Pdl &#8211; spiega Pellegrino &#8211; Noi siamo soddisfatti soprattutto perché questa decisione permette il regolare svolgimento di un voto che, altrimenti, sarebbe stato seriamente a rischio». In caso di ammissione, comunque, è scontato il ricorso al Tar da parte del centrosinistra.</p>
<p>E ora? Il Popolo della libertà, comunque, non si arrende: «C’è una legge dello Stato che è in vigore e che il Tar non può dichiarare incostituzionale &#8211; sottolinea Abrignani &#8211; Faremo ricorso al Consiglio di Stato contro questa decisione». La candidata governatrice del centrodestra invita alla prudenza: «Aspetto le motivazioni», commenta Renata Polverini. Molto preoccupato Gianni Alemanno: il sindaco di Roma teme «che queste confuse giornate possano lasciare un segno indelebile su tutti i prossimi cinque anni di legislatura regionale, con grave danno dei cittadini di Roma e del Lazio». di Fabio Rossi Il Messaggero</p>
<p><strong>Rinvio delle elezioni regionali 2010</strong>. Nel 2001 le regionali in Molise furono annullate dal Tar, e si tornò a votare l’anno dopo. Nel 2005 quelle della Basilicata furono rinviate, a tre giorni dal voto, perchè una sentenza amministrativa aveva riammesso una lista prima esclusa. Sono questi gli ultimi precedenti di interventi della magistratura per vicende legate alla presentazione delle liste. Ed è quello che potrebbe succedere anche nel Lazio</p>
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		<title>Elezioni regionali Lazio 2010, il Pdl può di nuovo correre</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 14:11:01 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_73101" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/01/renata-polverini7.jpg"><img src="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/01/renata-polverini7-150x150.jpg" alt="Renata Polverini" title="Renata Polverini" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-73101" /></a><p class="wp-caption-text">Renata Polverini</p></div> Ora sono più fiduciosi i candidati del Pdl in Lombardia, Roberto Formigoni, e nel Lazio, Renata Polverini, che, a quanto pare, potranno ripresentare le proprie liste, nonostante l’esclusione, sancita dai tribunali. La buona notizia arriva in serata con l’approvazione del decreto legge in Consiglio dei ministri, che, di fatto, cambia le norme per la presentazione delle liste. La maggioranza spiega che verrà sanata sia la situazione del Lazio, sia quella della Lombardia. Il primo comma dei tre articoli del provvedimento consente di presentare le liste a Roma il primo giorno non festivo, ossia, lunedì, dalle 8 alle 16, mentre gli altri riguardano la Lombardia, intervenendo sui timbri che mancano alle firme e risolvendo così il problema di Formigoni. «Gli organi della giustizia amministrativa sulla base di una interpretazione univoca della legge potranno decidere serenamente se accettare o no i ricorsi- dichiara il ministro dell’Interno Roberto Maroni dopo il Consiglio dei ministri- non c’è alcuna modifica di norme di legge- garantisce- e non sarà consentito a nessuno che non fosse presente negli uffici di ripresentarsi». E spiega: «Riteniamo che alcune norme non siano state applicate in modo corretto. Per esempio, quanto alla presentazione delle liste a Roma, una circolare del ministero dell’Interno stabilisce che il Cancelliere non può rifiutarsi di ricevere liste e contrassegni, neppure se li ritenga irregolari o presentati tardivamente. Deve farlo e semmai rilevare che sono stati presentati fuori termine. A Roma ciò non è avvenuto».</p>
<p>«Lunedì potremo ripresentare la lista del Pdl di Roma e provincia», annuncia il responsabile elettorale del partito Abrignani. Certo, restano le decisioni che dovrebbero assumere i Tribunali amministrativi regionali. Oggi, dovrebbe riunirsi la Camera di Consiglio a Milano e decidere in merito alla lista Formigoni e lunedì si attende il giudizio del Tar di Roma sull’esclusione della lista del Pdl nella capitale collegata alla Polverini.<br />
Formigoni, dopo aver detto che «in Lombardia non c’è bisogno di nulla», avverte: «Abbiamo il diritto di partecipare alle elezioni. Comunque il decreto &#8211; vuole sottolineare- verrà fatto in accordo con il Presidente della Repubblica». Il presidente della Regione Lombardia è sempre stato ottimista e si è detto anche certo del giudizio a lui favorevole da parte del Tar. Comunque, si dichiara «pronto a riprendere normalmente la campagna elettorale».</p>
<p>Non avrà alcun seguito invece la denuncia penale alla Procura di Milano. Il procuratore aggiunto, Edmondo Bruti Liberati, dopo aver aperto il fascicolo a carico di ignoti per falso ideologico, ha chiesto l’archiviazione, perché le omissioni rilevate sia nell’autenticazione delle firme della lista di Formigoni, sia in quella di Penati, non integrano il reato. La Procura di Perugia, invece, ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per abuso di ufficio in seguito alla denuncia presentata dal Pdl di Roma nei confronti dei componenti dell’Ufficio elettorale dopo la mancata presentazione della lista provinciale. </p>
<p>Intanto, cambiano i toni del Pdl romano. La candidata del centrodestra, Renata Polverini, viene elogiata dal ”Secolo” diretto dalla finiana Flavia Perina, per aver scelto di cantare sulle note di Battisti al suo comizio, anzichè sfoderare toni sopra le righe, anche se annuncia «da oggi il mio look sarà più aggressivo». E il sindaco di Roma Alemanno rivolge «un appello al Pd affinchè eserciti il buon senso e comprenda che non conviene a nessuno un’elezione alterata, tanto meno alla Bonino, che sarebbe un presidente dimezzato se vincesse in questa situazione». Ma il segretario del Pdl laziale, Mazzoli replica: «il decreto è inaccettabile pronti alla mobilitazione nelle città». di Claudia Terracina Il Messaggero</p>
<p><strong>Tar</strong>. Nell’ordinamento italiano i tribunali amministrativi regionali (detti appunto Tar) sono organi di giurisdizione amministrativa, competenti a giudicare sui ricorsi proposti contro atti amministrativi da privati che si ritengono lesi in un proprio interesse legittimo. Si tratta di giudici amministrativi di primo grado, le cui sentenze sono appellabili dinanzi al Consiglio di Stato.</p>
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		<title>Decreto salva-liste, Berlusconi al Colle, scateno la piazza</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 13:43:28 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_67121" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2009/12/silvio-berlusconi5.jpg"><img src="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2009/12/silvio-berlusconi5-150x150.jpg" alt="Silvio Berlusconi" title="Silvio Berlusconi" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-67121" /></a><p class="wp-caption-text">Silvio Berlusconi</p></div> «Non ho bisogno della tua firma». Duro, durissimo Silvio Berlusconi al Capo dello Stato è arrivato a prospettare non solo l’inutilità della sua firma sotto al decreto legge, ma anche l’uso della piazza per contestare «una decisione che priva del diritto di voto milioni di cittadini». La tensione con Giorgio Napolitano della sera precedente è stato di una durezza tale che solo ieri mattina è stato &#8211; forse soltanto in parte &#8211; recuperato il rapporto tra i due grazie alla telefonata che ieri mattina Gianni Letta ha imposto al Cavaliere: «Chiama Napolitano altrimenti non ne usciamo». Il consiglio del sottosegretario e di qualche ministro è stato raccolto dal presidente del Consiglio solo nella tarda mattinata. Ripristinato un clima di «confronto istituzionale», come ieri sostenevano alcuni deputati del Pdl, è ripresa una trattativa difficile e complicata dalla voglia del Cavaliere di ”mettere una pezza” anche sul pasticcio compiuto a Roma, mentre leghisti ed ex An mostravano qualche cautela in più nei confronti del presidente della Repubblica e si sarebbero accontentati di sanare le irregolarità milanesi. Fini e Berlusconi però non ci stavano a veder sacrificato il Lazio per colpa di una baruffa interna al Pdl romano. Mentre il presidente della Camera si è però mantenuto in posizione defilata pur dando il suo via libera, il Cavaliere, sbollita l’ira nei confronti del partito, ha puntato diritto ad un provvedimento d’urgenza superando anche l’iniziale «niente decreto» che il ministro Maroni aveva pronunciato qualche giorno fa. Proprio al ministro dell’Interno è toccato ieri il compito di scendere in sala stampa per spiegare il <a href="http://www.ultimenotizie.tv/notizie-politiche/testo-decreto-salva-liste-per-pdl-a-roma-e-formigoni.html" title="Testo decreto salva-liste, per Pdl a Roma e Formigoni">testo di un decreto che di fatto sana le irregolarità di Milano e permette al Pdl romano di presentarsi nuovamente negli uffici elettorali</a>. </p>
<p>La trattativa con il Colle ha fatto slittare di oltre un’ora il consiglio dei ministri e il via-vai di bozze e note con i tecnici del Quirinale è andato avanti mentre il Cavaliere al telefono parlava ai partecipanti di una manifestazione elettorale. Trovata la quadra solo poco prima delle dieci di sera, è iniziato un consiglio dei ministri riunitosi a ranghi ridotti per le numerosissime assenze. Intorno ad un tavolo oltre al presidente del Consiglio, i ministri Maroni, Calderoli, Meloni e La Russa. La discussione è stata breve anche perché la pattuglia dei ministri presenti aveva sperimentato nei giorni scorsi la furia del presidente del Consiglio. La stessa che la sera precedente il Cavaliere era riuscito a sbollire solo verso le due di mattina grazie alla compagnia di un gruppo di giovani che il presidente del Consiglio ha fatto salire a palazzo Grazioli per «una pizzetta».</p>
<p>Restano ora nel Pdl la preoccupazione per le conseguenze del braccio di ferro ingaggiato con Quirinale giovedì sera alla presenza dei ministri La Russa, Maroni, Calderoli e del sottosegretario Letta. «Per un momento ho temuto che venissimo sbattuti fuori &#8211; ha raccontato uno dei ministri presenti alla scena &#8211; i due non si sono nemmeno salutati». Se per il ministro Gelmini «il decreto non è assolutamente un golpe», per Berlusconi rischiare di perdere un milione di voti e una regione era troppo pericoloso e in grado di compromettere anche la tenuta del governo. Il grazie che nella tarda serata di ieri il presidente del Consiglio tributa alle «istituzioni per la collaborazione» e non al Quirinale, la dice lunga sull’entità dello strappo. di Marco Conti Il Messaggero</p>
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		<title>Decreto salva-liste, Berlusconi, restituito il diritto di voto</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 13:38:57 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_82863" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/03/silvio-berlusconi2.jpg"><img src="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/03/silvio-berlusconi2-150x150.jpg" alt="Silvio Berlusconi" title="Silvio Berlusconi" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-82863" /></a><p class="wp-caption-text">Silvio Berlusconi</p></div> Silvio Berlusconi non è un fiume di parole. Ha presieduto un Consiglio dei ministri-lampo, 35 minuti, per approvare un decreto legge che cerca di mettere fine al caos delle liste elettorali in Lazio e Lombardia. E se ne va in auto. Ma quella riunione, costata un braccio di ferro con il Quirinale, il premier l’ha già definita come il risarcimento agli elettori del centrodestra. «Spero di restituire loro il diritto di voto». E a spiegare la valenza dell’urgente provvedimento arriva in sala stampa Roberto Maroni che, con Ignazio La Russa, ha sollevato alcune obiezioni prima che cominciasse la riunione ministeriale. «Abbiamo sentito la presidenza della Repubblica che ha detto che valuterà. Lo farà, pensiamo, già stasera e domani (oggi, ndr.) potrebbe essere pubblicato in Gazzetta ufficiale». Tuttavia se il <a href="http://www.ultimenotizie.tv/notizie-politiche/testo-decreto-salva-liste-per-pdl-a-roma-e-formigoni.html" title="Testo decreto salva-liste, per Pdl a Roma e Formigoni">decreto salva-liste</a> «non modifica la legge né modifica le procedure in corso, né riapre i termini», come sostiene Maroni, Berlusconi sente il bisogno di esprimere «soddisfazione per la collaborazione tra le istituzioni al fine di garantire a tutti il diritto di voto». E ciò sembra un segnale rivolto più ai presidenti delle Camere, Fini e Schifani, che al capo dello Stato, i cui uffici, comunque, per diverse ore, sono stati in contatto diretto con i tecnici giuridici del governo. Ci sono state resistenze, dinieghi per non oltrepassare paletti, ma quei tre articoli hanno poi ottenuto il via libera del Colle. Il primo contiene quattro commi, uno dei quali consente di presentare le liste a Roma già da lunedì. Maroni ha insistito sulla necessità di voler garantire i valori della coesione sociale. «Il provvedimento &#8211; ha detto il ministro dell’Interno &#8211; è a disposizione della magistratura amministrativa che sarà l’unico soggetto istituzionale che potrà decidere sulle liste. Non è il governo, ma la magistratura». Quindi è stata data «una interpretazione autentica delle normi vigenti, senza modificarle per consentire al Tar di applicare la legge».</p>
<p>Le trattative per limare quel testo sono state lunghissime. Lo stop del Quirinale, imposto giovedì a un decreto per la riapertura dei termini per la presentazione delle liste, ha il suo peso. Berlusconi è rimasto riunito fino al tardo pomeriggio con i leghisti Maroni e Calderoli, il Guardasigilli Alfano, gli ex-aennini La Russa e Matteoli e Denis Verdini, coordinatore Pdl. Ma Gianni Letta, il gran tessitore, ha avuto un ruolo fondamentale nel legare i ponti istituzionali. Anche se Berlusconi ha manifestato fin da principio la volontà di andare avanti, anche da solo. Nel frattempo il Colle ha fatto trapelare disponibilità a valutare un testo di interpretazione della legge e non innovativo, prendendo atto di un’adozione d’urgenza. Secondo Berlusconi, con quel testo ci sono margini per sanare «il vulnus» in Lazio e Lombardia, con 15 milioni di abitanti.</p>
<p>Ed è per questo che Berlusconi, prima di cominciare il Cdm, si è preso pochi minuti per collegarsi con una manifestazione di Raffaele Fitto a Bari. «Sono in Consiglio dei ministri» ha annunciato il premier, parlando a una platea di 5mila persone. «Siete missionari della nostra politica» ha esclamato, lanciando un affondo contro «la sinistra» che si schiera contro il nuovo decreto. Se tornasse la sinistra, ha ammonito il Cavaliere, trasformerebbe l’Italia «in uno Stato di polizia». Porterebbe più tasse, anche su Bot e Cct. E la sinistra è responsabile delle porte aperte che lasciano campo libero agli immigrati. di Fabrizio Rizzi Il Messaggero</p>
<p><strong>Decreto interpretativo</strong>. Oltre che introdurre una nuova norma, la legge (e dunque anche il decreto-legge) può stabilire l’interpretazione autentica di una norma esistente. Proprio perché sceglie fra interpretazioni possibili quella autentica, tale legge dispiega i suoi effetti ex tunc, ovvero è retroattiva. Nel ’90 comunque la Consulta annullò una legge interpretativa con la motivazione che era sostanzialmente innovativa.</p>
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		<title>Elezioni regionali 2010, ma i ministri del Nord frenano</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 14:20:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_82728" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/03/roberto-formigoni5.jpg"><img src="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/03/roberto-formigoni5-150x150.jpg" alt="Roberto Formigoni" title="Roberto Formigoni" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-82728" /></a><p class="wp-caption-text">Roberto Formigoni</p></div> «Un pasticcio quello romano». «Un tentativo di golpe in Lombardia». Già in queste due differenti valutazioni che Silvio Berlusconi ha fatto l’altra sera durante la cena con un gruppo di senatori a palazzo Grazioli, si comprende da che parte batta più forte il cuore del presidente del Consiglio. Dopo una giornata di telefonate e riunioni (compresi i dieci minuti dedicati all’ufficio di presidenza del Pdl), il premier rientra dal colloquio con il capo dello Stato con il volto scuro anche se si è rafforzata la convinzione che vi siano margini per recuperare anche la candidatura di Roberto Formigoni e che quindi, prima di procedere a decreti e ddl, occorra attendere il responso dei giudici amministrativi. La composizione tutta nordista della pattuglia di ministri che hanno accompagnato Berlusconi al Quirinale (l’ex An La Russa e i due leghisti Maroni e Calderoli) è la dimostrazione dell’attenzione con la quale il governo segue le questione lombarda. Per il Cavaliere lo scoglio più difficile resta ovviamente quello della provincia di Roma, dove per il tribunale la lista del Pdl non risulta nemmeno presentata. Nonostante l’ottimismo di Ignazio Abrignani, la situazione resta difficile e Berlusconi, anche se ieri ha richiamato tutti all’unità e «a rinviare a dopo le polemiche», è il primo a continuare a lamentarsi per «il pasticcio compiuto» da «un gruppo di dilettanti presuntuosi».</p>
<p>La possibilità di emanare un decreto che sposti la data del voto all’11 aprile o che riapra i termini di presentazione delle liste, è stata ieri a lungo discussa a palazzo Grazioli, e illustrata al capo dello Stato ricevendo un garbato ma fermo ”vedremo”. D’altra parte un provvedimento d’urgenza serviva soprattutto al Cavaliere per allontanare la data del voto e il vento negativo del caos-liste, oltre ad avere la certezza della bandierina sul Lazio. </p>
<p>Nella maggioranza però le sfumature non mancano. Ieri, durante la riunione dell’ufficio di presidenza, ad esprimere dubbi sul decreto è stato Carlo Giovanardi e, quando anche il ministro Matteoli ha espresso un cenno di cautela, si è deciso che era meglio chiudere la riunione dando mandato pieno al Cavaliere. Il rischio che anche i campani esprimessero pubblicamente i proprio dubbi sull’opportunità di rinviare il voto nella loro regione, avrebbe ovviamente contraddetto l’invito del Cavaliere a «restare compatti». Eppure ieri mattina anche Umberto Bossi aveva fatto sapere al premier che era meglio muoversi con cautela riservandosi la carta del decreto come estrema ratio. D’altra parte, il ministro Maroni si era detto subito contrario e nei leghisti c’è la convinzione che in Lombardia siano stati commessi solo peccati veniali facilmente recuperabili senza un provvedimento ad hoc che, come sostiene l’azzurro Osvaldo Napoli, alla luce di quanto denunciato da Formigoni «favorirebbe solo il Pd».</p>
<p>E’ evidente che la competizione tra Lega e Pdl, che al Nord ha raggiunto livelli da insulto reciproco, ha sgonfiato le gomme alla strategia tutta d’attacco del Cavaliere che ieri sera ha provato a convincere il Quirinale dell’esigenza di un rinvio delle elezioni anche per raffreddare il clima che rischia di aizzare le piazze di Roma, città dove la destra è stata sempre molto forte e agguerrita. Senza la sponda della Lega e con un pezzo di Pdl indifferente &#8211; se non felice &#8211; ai pasticci compiuti a Roma in occasione della presentazione della lista, la prospettiva del decreto era di fatto già morta ieri pomeriggio e non solo perché il ministro Calderoli riceveva rassicurazioni da Milano sull’esito della sentenza del Tar, ma anche perché più di un ministro aveva dato forfait in anticipo rispetto alla riunione del Consiglio dei ministri convocata e poi annullata ieri sera. di Marco Conti Il Messaggero</p>
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