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	<title>Ultime Notizie &#187; Roberto Maroni</title>
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		<title>Elezioni regionali 2010, Lega Nord, no ad altri pasticci</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 15:08:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A Silvio Berlusconi riesce difficile tenere i nervi saldi quando da Roma lo chiamano ad Arcore per informarlo sull’evoluzione del pasticcio della lista Pdl. Al ”no” del Tar alla riammissione della lista nella provincia di Roma, il premier era preparato e a Paolo Bonaiuti non ha proferito verbo quando il sottosegretario lo ha informato che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_82070" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/03/silvio-berlusconi.jpg"><img src="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/03/silvio-berlusconi-150x150.jpg" alt="Silvio Berlusconi" title="Silvio Berlusconi" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-82070" /></a><p class="wp-caption-text">Silvio Berlusconi</p></div> A Silvio Berlusconi riesce difficile tenere i nervi saldi quando da Roma lo chiamano ad Arcore per informarlo sull’evoluzione del pasticcio della lista Pdl. Al ”no” del Tar alla riammissione della lista nella provincia di Roma, il premier era preparato e a Paolo Bonaiuti non ha proferito verbo quando il sottosegretario lo ha informato che l’Ansa aveva battuto la notizia. Molto meno informato era invece il Cavaliere di qualche dettaglio che meglio spiega come effettivamente sono andate le cose in quell’orrido sabato di straordinaria follia. Dettagli che il premier ha appreso leggendo le motivazioni addotte dal Tar per respingere la riammissione. Si legge infatti nella motivazione dei giudici del Tar che, sulla base del verbale dei Carabinieri, alle 14.30 il plico, rimasto incustodito nei locali del Tribunale, viene preso in custodia dai Carabinieri. Nelle mani dell’Arma resta sino alle 17 quando un delegato del Pdl lo riprende e lo riconsegna alle 19.30. Berlusconi confida ancora nella riammissione, ma la fuiria nei confronti dei vertici del suo partito, è esplosa quando ha appreso che per due ore il plico girava per Roma senza custodia e, a suo giudizio, senza motivo se non quello di ulteriori ”aggiustamenti” alla documentazione. Un particolare non da poco di cui il Cavaliere ha immediatamente chiesto conto perché ha reso vano il lavoro fatto per varare il decreto ficcando tutto il governo dentro il «pasticcio romano» dal quale la Lega, con il ministro Maroni, si è voluta tirar fuori mettendo le mani avanti contro un possibile rinvio del voto nel Lazio.</p>
<p>L’idea era infatti circolata ieri mattina e qualcuno da palazzo Chigi aveva anche allertato più di un ministro su un possibile Consiglio dei ministri straordinario. Speranza subito abortita e che le parole del ministro dell’Interno hanno seppellito sostenendo che «se il Tar dice no la lista del Pdl è fuori nonostante il decreto». Se il Carroccio non intende sporcarsi ancora le mani con una storia che come sostiene Manuela Dal Lago, «rischia di allontanare i cittadini dal voto», Berlusconi ieri sera era particolarmente irritato con i dirigenti del centrodestra del Lazio e di via dell’Umiltà per una fatica divenuta vana. «Il decreto è stato fatto sulla base di quello che c’è stato raccontato», spiegava ieri sera un ministro particolarmente sconcertato.</p>
<p>Gli strali del premier coinvolgono anche il presidente della Camera che, a suo giudizio, non avrebbe vigilato su ciò che i dirigenti del Pdl stavano facendo nella regione dove c’è un candidato, Renata Polverini, che gli ex di An hanno fortemente voluto. Malgrado la strenua difesa di Fabrizio Cicchitto delle ragioni esclusivamente politiche che sarebbero alla base dell’esclusione della lista del Pdl, Berlusconi è sempre più convinto della necessità di fare piazza pulita in un partito che «non riconosco più», fatto di «burocrati e candidati».</p>
<p>Al timore di perdere la possibilità di vittoria nella regione Lazio, malgrado il caso Marrazzo, si univa ieri sera la preoccupazione per la ricaduta che la vicenda presenta nelle altre regioni dove si vota. Tutto pensava il Cavaliere meno che finire &#8211; lui teorico del partito leggero &#8211; nelle sabbie mobili della burocrazia e dei timbri. Scettico sulla possibilità che oggi l’ufficio elettorale ammetta la lista del Pdl, Berlusconi non sembra avere nessuna intenzione di ritrovarsi presto con il presidente della Camera per decidere il da farsi sul Lazio in caso di esclusione del Pdl. Non sarà nemmeno facile convincere il Cavaliere a far campagna elettorale a Roma. La candidatura della moglie di Alemanno, Isabella Rauti, ha provocato ieri tra l’altro al Quirinale uno scambio di battute con la signora Clio Napolitano: «Non è giusto che la moglie del sindaco si candidi a Roma». «Ma io faccio politica da quando avevo quattordici anni», la replica. di Marco Conti Il Messaggero</p>
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		<title>Il Tar boccia la lista Pdl ma Polverini spera nel Tribunale</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 14:58:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La lista romana del Popolo delle libertà resta fuori dalle elezioni regionali del 28 e 29 marzo. La decisione della seconda sezione del Tar del Lazio è arrivata ieri, in serata. Le motivazioni sono piuttosto nette: il decreto legge “salva liste” varato venerdì scorso del Governo, «non è applicabile &#8211; sostengono i giudici amministrativi &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_83294" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/03/renata-polverini7.jpg"><img src="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/03/renata-polverini7-150x150.jpg" alt="Renata Polverini" title="Renata Polverini" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-83294" /></a><p class="wp-caption-text">Renata Polverini</p></div> La lista romana del Popolo delle libertà resta fuori dalle elezioni regionali del 28 e 29 marzo. La decisione della seconda sezione del Tar del Lazio è arrivata ieri, in serata. Le motivazioni sono piuttosto nette: il decreto legge “salva liste” varato venerdì scorso del Governo, «non è applicabile &#8211; sostengono i giudici amministrativi &#8211; perché le elezioni regionali del Lazio sono disciplinate dalla legge regionale numero 2 del 2005», e quindi Palazzo Chigi non avrebbe competenza in materia. Ma l’ordinanza del tribunale amministrativo entra anche nel merito: nel verbale dei Carabinieri presenti nell’ufficio elettorale della Corte di appello di Roma, osservano i giudici, è scritto che alle ore 12 «erano presenti solo quattro delegati di lista e che tra questi non risultava il delegato della parte ricorrente». Inoltre, dal medesimo verbale risulta che il delegato si è presentato solo dopo le ore 12,30. Lo stop dopo una giornata ad alta tensione caratterizzata da altre schermaglie legali, con due esposti presentati dal Pd al tribunale di piazzale Clodio, e la consegna formale della lista Pdl all’ufficio elettorale circoscrizionale, grazie a quella “finestra” aperta dal decreto legge varato venerdì scorso da Palazzo Chigi. Il primo segnale contrario all’ottimismo, che fino al pomeriggio regnava sovrano nell’entourage del centrodestra romana, è arrivato da Roberto Maroni: «Se il Tar decide che la lista è fuori, quella lista resta fuori nonostante il nostro decreto», aveva detto il ministro dell’Interno. Smentendo implicitamente chi, come il responsabile elettorale Pdl Ignazio Abrignani, parlava di «una sentenza importante, ma ormai superata dal decreto legge, che riconosce il nostro diritto alla presentazione della lista». L’inquilino del Viminale, comunque, auspica una rapida definizione della situazione, «per evitare di dover rinviare le elezioni».</p>
<p>Questa mattina, comunque, l’ufficio elettorale del tribunale di Roma si pronuncerà sulla lista consegnata ieri. «Il procedimento al Tar e quello all’ufficio elettorale vanno avanti su binari paralleli», dice Abrignani. E Denis Verdini, coordinatore nazionale Pdl, mostra sicurezza: «La nostra lista sarà ammessa alla competizione elettorale». Ma l’avvocato Gianluigi Pellegrino, legale del Pd, lo esclude: «L’ufficio elettorale non potrà non tener conto dell’ordinanza del Tar, e quindi non ammetterà il Pdl &#8211; spiega Pellegrino &#8211; Noi siamo soddisfatti soprattutto perché questa decisione permette il regolare svolgimento di un voto che, altrimenti, sarebbe stato seriamente a rischio». In caso di ammissione, comunque, è scontato il ricorso al Tar da parte del centrosinistra.</p>
<p>E ora? Il Popolo della libertà, comunque, non si arrende: «C’è una legge dello Stato che è in vigore e che il Tar non può dichiarare incostituzionale &#8211; sottolinea Abrignani &#8211; Faremo ricorso al Consiglio di Stato contro questa decisione». La candidata governatrice del centrodestra invita alla prudenza: «Aspetto le motivazioni», commenta Renata Polverini. Molto preoccupato Gianni Alemanno: il sindaco di Roma teme «che queste confuse giornate possano lasciare un segno indelebile su tutti i prossimi cinque anni di legislatura regionale, con grave danno dei cittadini di Roma e del Lazio». di Fabio Rossi Il Messaggero</p>
<p><strong>Rinvio delle elezioni regionali 2010</strong>. Nel 2001 le regionali in Molise furono annullate dal Tar, e si tornò a votare l’anno dopo. Nel 2005 quelle della Basilicata furono rinviate, a tre giorni dal voto, perchè una sentenza amministrativa aveva riammesso una lista prima esclusa. Sono questi gli ultimi precedenti di interventi della magistratura per vicende legate alla presentazione delle liste. Ed è quello che potrebbe succedere anche nel Lazio</p>
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		<title>Elezioni regionali Lazio 2010, il Pdl può di nuovo correre</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 14:11:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ora sono più fiduciosi i candidati del Pdl in Lombardia, Roberto Formigoni, e nel Lazio, Renata Polverini, che, a quanto pare, potranno ripresentare le proprie liste, nonostante l’esclusione, sancita dai tribunali. La buona notizia arriva in serata con l’approvazione del decreto legge in Consiglio dei ministri, che, di fatto, cambia le norme per la presentazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_73101" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/01/renata-polverini7.jpg"><img src="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/01/renata-polverini7-150x150.jpg" alt="Renata Polverini" title="Renata Polverini" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-73101" /></a><p class="wp-caption-text">Renata Polverini</p></div> Ora sono più fiduciosi i candidati del Pdl in Lombardia, Roberto Formigoni, e nel Lazio, Renata Polverini, che, a quanto pare, potranno ripresentare le proprie liste, nonostante l’esclusione, sancita dai tribunali. La buona notizia arriva in serata con l’approvazione del decreto legge in Consiglio dei ministri, che, di fatto, cambia le norme per la presentazione delle liste. La maggioranza spiega che verrà sanata sia la situazione del Lazio, sia quella della Lombardia. Il primo comma dei tre articoli del provvedimento consente di presentare le liste a Roma il primo giorno non festivo, ossia, lunedì, dalle 8 alle 16, mentre gli altri riguardano la Lombardia, intervenendo sui timbri che mancano alle firme e risolvendo così il problema di Formigoni. «Gli organi della giustizia amministrativa sulla base di una interpretazione univoca della legge potranno decidere serenamente se accettare o no i ricorsi- dichiara il ministro dell’Interno Roberto Maroni dopo il Consiglio dei ministri- non c’è alcuna modifica di norme di legge- garantisce- e non sarà consentito a nessuno che non fosse presente negli uffici di ripresentarsi». E spiega: «Riteniamo che alcune norme non siano state applicate in modo corretto. Per esempio, quanto alla presentazione delle liste a Roma, una circolare del ministero dell’Interno stabilisce che il Cancelliere non può rifiutarsi di ricevere liste e contrassegni, neppure se li ritenga irregolari o presentati tardivamente. Deve farlo e semmai rilevare che sono stati presentati fuori termine. A Roma ciò non è avvenuto».</p>
<p>«Lunedì potremo ripresentare la lista del Pdl di Roma e provincia», annuncia il responsabile elettorale del partito Abrignani. Certo, restano le decisioni che dovrebbero assumere i Tribunali amministrativi regionali. Oggi, dovrebbe riunirsi la Camera di Consiglio a Milano e decidere in merito alla lista Formigoni e lunedì si attende il giudizio del Tar di Roma sull’esclusione della lista del Pdl nella capitale collegata alla Polverini.<br />
Formigoni, dopo aver detto che «in Lombardia non c’è bisogno di nulla», avverte: «Abbiamo il diritto di partecipare alle elezioni. Comunque il decreto &#8211; vuole sottolineare- verrà fatto in accordo con il Presidente della Repubblica». Il presidente della Regione Lombardia è sempre stato ottimista e si è detto anche certo del giudizio a lui favorevole da parte del Tar. Comunque, si dichiara «pronto a riprendere normalmente la campagna elettorale».</p>
<p>Non avrà alcun seguito invece la denuncia penale alla Procura di Milano. Il procuratore aggiunto, Edmondo Bruti Liberati, dopo aver aperto il fascicolo a carico di ignoti per falso ideologico, ha chiesto l’archiviazione, perché le omissioni rilevate sia nell’autenticazione delle firme della lista di Formigoni, sia in quella di Penati, non integrano il reato. La Procura di Perugia, invece, ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per abuso di ufficio in seguito alla denuncia presentata dal Pdl di Roma nei confronti dei componenti dell’Ufficio elettorale dopo la mancata presentazione della lista provinciale. </p>
<p>Intanto, cambiano i toni del Pdl romano. La candidata del centrodestra, Renata Polverini, viene elogiata dal ”Secolo” diretto dalla finiana Flavia Perina, per aver scelto di cantare sulle note di Battisti al suo comizio, anzichè sfoderare toni sopra le righe, anche se annuncia «da oggi il mio look sarà più aggressivo». E il sindaco di Roma Alemanno rivolge «un appello al Pd affinchè eserciti il buon senso e comprenda che non conviene a nessuno un’elezione alterata, tanto meno alla Bonino, che sarebbe un presidente dimezzato se vincesse in questa situazione». Ma il segretario del Pdl laziale, Mazzoli replica: «il decreto è inaccettabile pronti alla mobilitazione nelle città». di Claudia Terracina Il Messaggero</p>
<p><strong>Tar</strong>. Nell’ordinamento italiano i tribunali amministrativi regionali (detti appunto Tar) sono organi di giurisdizione amministrativa, competenti a giudicare sui ricorsi proposti contro atti amministrativi da privati che si ritengono lesi in un proprio interesse legittimo. Si tratta di giudici amministrativi di primo grado, le cui sentenze sono appellabili dinanzi al Consiglio di Stato.</p>
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		<title>Decreto salva-liste, Berlusconi al Colle, scateno la piazza</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 13:43:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«Non ho bisogno della tua firma». Duro, durissimo Silvio Berlusconi al Capo dello Stato è arrivato a prospettare non solo l’inutilità della sua firma sotto al decreto legge, ma anche l’uso della piazza per contestare «una decisione che priva del diritto di voto milioni di cittadini». La tensione con Giorgio Napolitano della sera precedente è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_67121" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2009/12/silvio-berlusconi5.jpg"><img src="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2009/12/silvio-berlusconi5-150x150.jpg" alt="Silvio Berlusconi" title="Silvio Berlusconi" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-67121" /></a><p class="wp-caption-text">Silvio Berlusconi</p></div> «Non ho bisogno della tua firma». Duro, durissimo Silvio Berlusconi al Capo dello Stato è arrivato a prospettare non solo l’inutilità della sua firma sotto al decreto legge, ma anche l’uso della piazza per contestare «una decisione che priva del diritto di voto milioni di cittadini». La tensione con Giorgio Napolitano della sera precedente è stato di una durezza tale che solo ieri mattina è stato &#8211; forse soltanto in parte &#8211; recuperato il rapporto tra i due grazie alla telefonata che ieri mattina Gianni Letta ha imposto al Cavaliere: «Chiama Napolitano altrimenti non ne usciamo». Il consiglio del sottosegretario e di qualche ministro è stato raccolto dal presidente del Consiglio solo nella tarda mattinata. Ripristinato un clima di «confronto istituzionale», come ieri sostenevano alcuni deputati del Pdl, è ripresa una trattativa difficile e complicata dalla voglia del Cavaliere di ”mettere una pezza” anche sul pasticcio compiuto a Roma, mentre leghisti ed ex An mostravano qualche cautela in più nei confronti del presidente della Repubblica e si sarebbero accontentati di sanare le irregolarità milanesi. Fini e Berlusconi però non ci stavano a veder sacrificato il Lazio per colpa di una baruffa interna al Pdl romano. Mentre il presidente della Camera si è però mantenuto in posizione defilata pur dando il suo via libera, il Cavaliere, sbollita l’ira nei confronti del partito, ha puntato diritto ad un provvedimento d’urgenza superando anche l’iniziale «niente decreto» che il ministro Maroni aveva pronunciato qualche giorno fa. Proprio al ministro dell’Interno è toccato ieri il compito di scendere in sala stampa per spiegare il <a href="http://www.ultimenotizie.tv/notizie-politiche/testo-decreto-salva-liste-per-pdl-a-roma-e-formigoni.html" title="Testo decreto salva-liste, per Pdl a Roma e Formigoni">testo di un decreto che di fatto sana le irregolarità di Milano e permette al Pdl romano di presentarsi nuovamente negli uffici elettorali</a>. </p>
<p>La trattativa con il Colle ha fatto slittare di oltre un’ora il consiglio dei ministri e il via-vai di bozze e note con i tecnici del Quirinale è andato avanti mentre il Cavaliere al telefono parlava ai partecipanti di una manifestazione elettorale. Trovata la quadra solo poco prima delle dieci di sera, è iniziato un consiglio dei ministri riunitosi a ranghi ridotti per le numerosissime assenze. Intorno ad un tavolo oltre al presidente del Consiglio, i ministri Maroni, Calderoli, Meloni e La Russa. La discussione è stata breve anche perché la pattuglia dei ministri presenti aveva sperimentato nei giorni scorsi la furia del presidente del Consiglio. La stessa che la sera precedente il Cavaliere era riuscito a sbollire solo verso le due di mattina grazie alla compagnia di un gruppo di giovani che il presidente del Consiglio ha fatto salire a palazzo Grazioli per «una pizzetta».</p>
<p>Restano ora nel Pdl la preoccupazione per le conseguenze del braccio di ferro ingaggiato con Quirinale giovedì sera alla presenza dei ministri La Russa, Maroni, Calderoli e del sottosegretario Letta. «Per un momento ho temuto che venissimo sbattuti fuori &#8211; ha raccontato uno dei ministri presenti alla scena &#8211; i due non si sono nemmeno salutati». Se per il ministro Gelmini «il decreto non è assolutamente un golpe», per Berlusconi rischiare di perdere un milione di voti e una regione era troppo pericoloso e in grado di compromettere anche la tenuta del governo. Il grazie che nella tarda serata di ieri il presidente del Consiglio tributa alle «istituzioni per la collaborazione» e non al Quirinale, la dice lunga sull’entità dello strappo. di Marco Conti Il Messaggero</p>
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		<title>Decreto salva-liste, Berlusconi, restituito il diritto di voto</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 13:38:57 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_82863" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/03/silvio-berlusconi2.jpg"><img src="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/03/silvio-berlusconi2-150x150.jpg" alt="Silvio Berlusconi" title="Silvio Berlusconi" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-82863" /></a><p class="wp-caption-text">Silvio Berlusconi</p></div> Silvio Berlusconi non è un fiume di parole. Ha presieduto un Consiglio dei ministri-lampo, 35 minuti, per approvare un decreto legge che cerca di mettere fine al caos delle liste elettorali in Lazio e Lombardia. E se ne va in auto. Ma quella riunione, costata un braccio di ferro con il Quirinale, il premier l’ha già definita come il risarcimento agli elettori del centrodestra. «Spero di restituire loro il diritto di voto». E a spiegare la valenza dell’urgente provvedimento arriva in sala stampa Roberto Maroni che, con Ignazio La Russa, ha sollevato alcune obiezioni prima che cominciasse la riunione ministeriale. «Abbiamo sentito la presidenza della Repubblica che ha detto che valuterà. Lo farà, pensiamo, già stasera e domani (oggi, ndr.) potrebbe essere pubblicato in Gazzetta ufficiale». Tuttavia se il <a href="http://www.ultimenotizie.tv/notizie-politiche/testo-decreto-salva-liste-per-pdl-a-roma-e-formigoni.html" title="Testo decreto salva-liste, per Pdl a Roma e Formigoni">decreto salva-liste</a> «non modifica la legge né modifica le procedure in corso, né riapre i termini», come sostiene Maroni, Berlusconi sente il bisogno di esprimere «soddisfazione per la collaborazione tra le istituzioni al fine di garantire a tutti il diritto di voto». E ciò sembra un segnale rivolto più ai presidenti delle Camere, Fini e Schifani, che al capo dello Stato, i cui uffici, comunque, per diverse ore, sono stati in contatto diretto con i tecnici giuridici del governo. Ci sono state resistenze, dinieghi per non oltrepassare paletti, ma quei tre articoli hanno poi ottenuto il via libera del Colle. Il primo contiene quattro commi, uno dei quali consente di presentare le liste a Roma già da lunedì. Maroni ha insistito sulla necessità di voler garantire i valori della coesione sociale. «Il provvedimento &#8211; ha detto il ministro dell’Interno &#8211; è a disposizione della magistratura amministrativa che sarà l’unico soggetto istituzionale che potrà decidere sulle liste. Non è il governo, ma la magistratura». Quindi è stata data «una interpretazione autentica delle normi vigenti, senza modificarle per consentire al Tar di applicare la legge».</p>
<p>Le trattative per limare quel testo sono state lunghissime. Lo stop del Quirinale, imposto giovedì a un decreto per la riapertura dei termini per la presentazione delle liste, ha il suo peso. Berlusconi è rimasto riunito fino al tardo pomeriggio con i leghisti Maroni e Calderoli, il Guardasigilli Alfano, gli ex-aennini La Russa e Matteoli e Denis Verdini, coordinatore Pdl. Ma Gianni Letta, il gran tessitore, ha avuto un ruolo fondamentale nel legare i ponti istituzionali. Anche se Berlusconi ha manifestato fin da principio la volontà di andare avanti, anche da solo. Nel frattempo il Colle ha fatto trapelare disponibilità a valutare un testo di interpretazione della legge e non innovativo, prendendo atto di un’adozione d’urgenza. Secondo Berlusconi, con quel testo ci sono margini per sanare «il vulnus» in Lazio e Lombardia, con 15 milioni di abitanti.</p>
<p>Ed è per questo che Berlusconi, prima di cominciare il Cdm, si è preso pochi minuti per collegarsi con una manifestazione di Raffaele Fitto a Bari. «Sono in Consiglio dei ministri» ha annunciato il premier, parlando a una platea di 5mila persone. «Siete missionari della nostra politica» ha esclamato, lanciando un affondo contro «la sinistra» che si schiera contro il nuovo decreto. Se tornasse la sinistra, ha ammonito il Cavaliere, trasformerebbe l’Italia «in uno Stato di polizia». Porterebbe più tasse, anche su Bot e Cct. E la sinistra è responsabile delle porte aperte che lasciano campo libero agli immigrati. di Fabrizio Rizzi Il Messaggero</p>
<p><strong>Decreto interpretativo</strong>. Oltre che introdurre una nuova norma, la legge (e dunque anche il decreto-legge) può stabilire l’interpretazione autentica di una norma esistente. Proprio perché sceglie fra interpretazioni possibili quella autentica, tale legge dispiega i suoi effetti ex tunc, ovvero è retroattiva. Nel ’90 comunque la Consulta annullò una legge interpretativa con la motivazione che era sostanzialmente innovativa.</p>
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		<title>Elezioni regionali 2010, ma i ministri del Nord frenano</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 14:20:27 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_82728" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/03/roberto-formigoni5.jpg"><img src="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/03/roberto-formigoni5-150x150.jpg" alt="Roberto Formigoni" title="Roberto Formigoni" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-82728" /></a><p class="wp-caption-text">Roberto Formigoni</p></div> «Un pasticcio quello romano». «Un tentativo di golpe in Lombardia». Già in queste due differenti valutazioni che Silvio Berlusconi ha fatto l’altra sera durante la cena con un gruppo di senatori a palazzo Grazioli, si comprende da che parte batta più forte il cuore del presidente del Consiglio. Dopo una giornata di telefonate e riunioni (compresi i dieci minuti dedicati all’ufficio di presidenza del Pdl), il premier rientra dal colloquio con il capo dello Stato con il volto scuro anche se si è rafforzata la convinzione che vi siano margini per recuperare anche la candidatura di Roberto Formigoni e che quindi, prima di procedere a decreti e ddl, occorra attendere il responso dei giudici amministrativi. La composizione tutta nordista della pattuglia di ministri che hanno accompagnato Berlusconi al Quirinale (l’ex An La Russa e i due leghisti Maroni e Calderoli) è la dimostrazione dell’attenzione con la quale il governo segue le questione lombarda. Per il Cavaliere lo scoglio più difficile resta ovviamente quello della provincia di Roma, dove per il tribunale la lista del Pdl non risulta nemmeno presentata. Nonostante l’ottimismo di Ignazio Abrignani, la situazione resta difficile e Berlusconi, anche se ieri ha richiamato tutti all’unità e «a rinviare a dopo le polemiche», è il primo a continuare a lamentarsi per «il pasticcio compiuto» da «un gruppo di dilettanti presuntuosi».</p>
<p>La possibilità di emanare un decreto che sposti la data del voto all’11 aprile o che riapra i termini di presentazione delle liste, è stata ieri a lungo discussa a palazzo Grazioli, e illustrata al capo dello Stato ricevendo un garbato ma fermo ”vedremo”. D’altra parte un provvedimento d’urgenza serviva soprattutto al Cavaliere per allontanare la data del voto e il vento negativo del caos-liste, oltre ad avere la certezza della bandierina sul Lazio. </p>
<p>Nella maggioranza però le sfumature non mancano. Ieri, durante la riunione dell’ufficio di presidenza, ad esprimere dubbi sul decreto è stato Carlo Giovanardi e, quando anche il ministro Matteoli ha espresso un cenno di cautela, si è deciso che era meglio chiudere la riunione dando mandato pieno al Cavaliere. Il rischio che anche i campani esprimessero pubblicamente i proprio dubbi sull’opportunità di rinviare il voto nella loro regione, avrebbe ovviamente contraddetto l’invito del Cavaliere a «restare compatti». Eppure ieri mattina anche Umberto Bossi aveva fatto sapere al premier che era meglio muoversi con cautela riservandosi la carta del decreto come estrema ratio. D’altra parte, il ministro Maroni si era detto subito contrario e nei leghisti c’è la convinzione che in Lombardia siano stati commessi solo peccati veniali facilmente recuperabili senza un provvedimento ad hoc che, come sostiene l’azzurro Osvaldo Napoli, alla luce di quanto denunciato da Formigoni «favorirebbe solo il Pd».</p>
<p>E’ evidente che la competizione tra Lega e Pdl, che al Nord ha raggiunto livelli da insulto reciproco, ha sgonfiato le gomme alla strategia tutta d’attacco del Cavaliere che ieri sera ha provato a convincere il Quirinale dell’esigenza di un rinvio delle elezioni anche per raffreddare il clima che rischia di aizzare le piazze di Roma, città dove la destra è stata sempre molto forte e agguerrita. Senza la sponda della Lega e con un pezzo di Pdl indifferente &#8211; se non felice &#8211; ai pasticci compiuti a Roma in occasione della presentazione della lista, la prospettiva del decreto era di fatto già morta ieri pomeriggio e non solo perché il ministro Calderoli riceveva rassicurazioni da Milano sull’esito della sentenza del Tar, ma anche perché più di un ministro aveva dato forfait in anticipo rispetto alla riunione del Consiglio dei ministri convocata e poi annullata ieri sera. di Marco Conti Il Messaggero</p>
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		<title>Liste escluse, ipotesi decreto, Napolitano ferma il governo</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 14:13:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Quirinale blocca il decreto che Silvio Berlusconi avrebbe voluto per mettere fine al caos delle liste Pdl non ammesse alle regionali. Un’ora di colloquio non basta al premier per convincere il presidente della Repubblica della necessità del provvedimento che vuole rinviare le elezioni o in alternativa fissare nuovi termini per gli adempimenti relativi alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_82724" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/03/giorgio-napolitano1.jpg"><img src="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/03/giorgio-napolitano1-150x150.jpg" alt="Giorgio Napolitano" title="Giorgio Napolitano" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-82724" /></a><p class="wp-caption-text">Giorgio Napolitano</p></div> Il Quirinale blocca il decreto che Silvio Berlusconi avrebbe voluto per mettere fine al caos delle liste Pdl non ammesse alle regionali. Un’ora di colloquio non basta al premier per convincere il presidente della Repubblica della necessità del provvedimento che vuole rinviare le elezioni o in alternativa fissare nuovi termini per gli adempimenti relativi alla presentazione delle liste. Salta all’ultimo minuto un Cdm per mettere il sigillo al decreto. Quando i ministri arrivano a Palazzo Chigi, vengono informati dell’annullamento. In un clima di tensione, il premier, che vuole «andare avanti», convoca, poco dopo le 21,30, una improvvisata riunione con Gianni Letta, i ministri La Russa, Maroni e Calderoli (già presenti al Quirinale) e studia le ipotesi per uscire dall’impasse. Si decide di riconvocare per oggi, alle 18, il Cdm, al fine di esaminare un altro decreto (o una ”leggina”) interpretativo delle attuali norme per la presentazione delle liste, che riguarderebbe, oltre ai casi Lombardia e Lazio, anche il rinnovo del voto comunale a Bologna. Un segnale «bipartisan» al Pd, finora restio a dare il via libera a un provvedimento. Questa mattina potrebbe avere luogo un incontro tra i tecnici del governo e quelli del Quirinale. Denis Verdini, coordinatore Pdl, ha detto: «Al momento non c’è nessuna soluzione, stiamo lavorando».</p>
<p>La giornata a Palazzo Grazioli è stata scandita dai vertici, che si sono susseguiti uno dopo l’altro, senza soluzione di continuità. Dapprima quello con la Lega, due ore di confronto con Umberto Bossi. Ma il faccia a faccia con il Senatùr sarebbe filato liscio, con qualche resistenza. Bossi, poche ore prima, aveva lanciato un ampio segnale di apertura: «Decreto legge? Vedremo. Io ribadisco che troveremo un sistema». E sul sistema di «firme e timbri», Silvio Berlusconi ha ironizzato durante la cena di mercoledì sera, con un gruppo di senatori di Lazio e Campania. «E’ ridicolo rimanere esclusi» per una questione burocratica, ha attaccato. Ed ha chiesto spiegazioni circa gli applausi in Senato tributati al senatore dimissionario, Nicola Di Girolamo. «Avrà sbagliato, ma non va messo alla gogna». </p>
<p>Ma è stato ancora più forte nei toni quando ha incontrato lo stato maggiore del Pdl, durante l’Ufficio di presidenza (coordinatori, ministri, vice-ministri, governatori). Si è presentato in tuta da ginnastica, dicendo: «Io non voglio guerre istituzionali, cercherò con il Capo dello Stato di trovare una soluzione». Ma la sintesi del discorso è stata questa: abbiamo subìto un sopruso e ora serve unità. Faremo di tutto per «sanare il vulnus democratico» che per «eccesso di formalismi» impedisce a 15 milioni di italiani di votare liberamente nel Lazio e in Lombardia. Non ha voluto alzare troppo i toni, il momento è delicato. </p>
<p>Allo stato maggiore Pdl il Cavaliere riferisce del decreto legge che può cambiare le sorti del Pdl. «Vinceremo», ha esclamato con tutto l’ottimismo possibile, svanito subito dopo essere salito al Colle. Comunque, ha definito «un sopruso» l’esclusione delle liste, c’è stata un’interpretazione eccessivamente fiscale verso le nostre liste. I nostri non sono incapaci. Ha assolto i dirigenti locali e accusato i giudici. A Roma sono stati troppo fiscali nella chiusura delle porte dei tribunali. Poi una battuta, abbiamo mandato i nostri soldati in Iraq e Afghanistan per garantire il diritto di voto, e a noi impediscono di votare in Italia. Al giuramento dei sottosegretari, tra cui Santanché e Ravetto, viene raggiunto dalla notizia dell’ammissione della lista della Polverini. Non fa battute, deve salire al Quirinale, è preoccupato. Con il ministro Vito, che avrà come sottosegretario la Ravetto, fa una battuta: «La volevi tanto, sarai soddisfatto!». di Fabrizio Rizzi Il Messaggero</p>
<p>Il <strong>decreto legge</strong> è un provvedimento provvisorio avente forza di legge, adottato in casi straordinari di necessità ed urgenza dal governo, previsto dall’art.77 della Costituzione. Entra in vigore immediatamente dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ma gli effetti prodotti sono provvisori. I decreti legge perdono infatti efficacia sin dall’inizio se il Parlamento non li converte in legge entro 60 giorni dalla loro pubblicazione. La Costituzione non indica materie sottratte alla decretazione d’urgenza.</p>
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		<title>Regionali Lazio 2010, stop anche al listino della Polverini</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 14:01:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quando le dicono che anche il suo listino non è stato ammesso dall’ufficio centrale regionale presso la Corte d’Appello per la mancanza di una firma, Renata Polverini sale in macchina e frena i giornalisti: «Non commento, non commento». Più tardi, con chi le è vicino, allarga le braccia e sbotta: «Che altro ci deve capitare?». [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_82277" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/03/renata-polverini4.jpg"><img src="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/03/renata-polverini4-150x150.jpg" alt="Renata Polverini" title="Renata Polverini" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-82277" /></a><p class="wp-caption-text">Renata Polverini</p></div> Quando le dicono che anche il suo listino non è stato ammesso dall’ufficio centrale regionale presso la Corte d’Appello per la mancanza di una firma, Renata Polverini sale in macchina e frena i giornalisti: «Non commento, non commento». Più tardi, con chi le è vicino, allarga le braccia e sbotta: «Che altro ci deve capitare?». In serata, dopo l’incontro con Berlusconi, ritrova fiducia: «Per il listino sono ottimista. E lo è anche Berlusconi». Ultima tappa, comizio di piazza Farnese: «Continua la nostra campagna elettorale, tranquilli. Per il listino è solo un problema burocratico, che presto sarà risolto. E per la lista del Pdl, se non basterà la corte d’appello, andremo al Tar. Nel Lazio non ci si vuole sfidare ad armi pari». La non ammissione del listino, sulla carta, è un problema perfino più serio della mancata consegna della lista del Pdl: comporta la fine della candidatura di Renata Polverini a presidente della Regione Lazio. Ignazio Abrignani, responsabile elettorale del Pdl: «Stiamo presentando ricorso all’Ufficio centrale della corte d’appello, siamo certi che sarà accolto». I tre coordinatori nazionali del Pdl, La Russa, Verdini e Bondi hanno definito l’esclusione «un grave vulnus politico» e denunciato «l’azione violenta e illegittima contro il Pdl a Roma». E’ intervenuta anche la seconda carica dello Stato. Il presidente del Senato, Renato Schifani: «Mi auguro e tifo fortemente che, nel rispetto delle regole possa essere garantito il diritto sacrosanto di voto, previsto dalla Costituzione, a tutti i cittadini. Che prevalga la sostanza sulla forma, quando la forma non è essenziale». Ha replicato il leader dell’opposizione, Pier Luigi Bersani: «Chiunque, comprese le alte cariche dello Stato, deve affidarsi alla legge e alle procedure che hanno cinque o sei passaggi di garanzia». Infine, il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha escluso provvedimenti sulle elezioni regionali: «Non si possono cambiare le regole, non c’è spazio per fare un provvedimento d’urgenza da parte del Governo. C’è un precedente del 1995 ma non può essere invocato nel caso dell’esclusione del listino Pdl nel Lazio. In quel caso era stato emanato l’ultimo giorno utile per la presentazione delle liste ed era stato fatto per prorogare di tre giorni i tempi. Qui il tempo è scaduto, c’è qualcuno che può vantare il diritto di correre senza gli altri». Emma Bonino, candidata del centrosinistra: «Il listino collegato con la Polverini? Credo si tratti di un problema di documenti non tutti presentati. Se uno non riesce nemmeno a presentare le liste, poi è difficile fare i grandi manager».</p>
<p>Anche la sorte del listino della Polverini è stata determinata da quello che rischia di passare alla storia come il “pasticcio del panino”: nei documenti manca la firma di uno dei due delegati (Alfredo Pallone, vicecoordinatore regionale del Pdl) perché era andato a dar man forte nella contestata e fallita presentazione della lista del partito. Ultima annotazione: ieri sono rimaste, in attesa dei ricorsi, solo due candidate alla presidenza della Regione Lazio (oltre a Emma Bonino del centro sinistra, Marzia Marzoli della Rete civica), perché anche per i listini di Michele Baldi (Movimento per Roma e il Lazio) e Roberto Fiore (Forza Nuova) sono emersi dei problemi. Ma cosa è successo al listino della Polverini? Come è possibile che il più votato partito di Roma, del Lazio e del Paese riesca a farsi bocciare prima la lista poi il listino? Bisogna tornare alla tumultuosa mattina di sabato. Nella cittadella giudiziaria, in via Varisco, alla cancelleria del tribunale ordinario di Roma, esplode la polemica sulla lista del Pdl. Alfredo Milioni e Giorgio Polesi restano fuori e chiedono aiuto ai vertici regionali. Vincenzo Piso e Alfredo Pallone sono alla cancelleria della corte di appello, in via Romei, a una cinquantina di metri. Stanno presentando il listino. Pallone lascia Piso e va ad aiutare Milioni. Piso presenta la documentazione. E in alcune parti manca la firma di Pallone. di Mauro Evangelisti Il Messaggero</p>
<p><strong>Listino del Presidente</strong>. Il «listino» è la lista collegata direttamente al candidato alla presidenza della regione. L’elettore non esprime preferenze all’interno del listino, ma vota solo il capolista, che è appunto il candidato governatore. Nel caso in cui questi raggiunga la maggioranza dei voti, viene eletto presidente e con lui i componenti del «listino». Il sistema elettorale regionale stabilisce infatti che il presidente della Regione sia eletto direttamente dai cittadini in un turno unico di votazioni.</p>
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		<title>Così com&#8217;è il Pdl non mi piace, dilettanti allo sbaraglio</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 13:46:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_72940" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/01/gianfranco-fini1.jpg"><img src="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/01/gianfranco-fini1-150x150.jpg" alt="Gianfranco Fini" title="Gianfranco Fini" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-72940" /></a><p class="wp-caption-text">Gianfranco Fini</p></div> Il Pdl? «Così com’è non mi piace», scandisce Gianfranco Fini, e per l’ennesima volta il co-fondatore del partito non le manda a dire, non usa giri di parole, non allude, non illude, conferma. Al Pdl il presidente della Camera si dice «affezionato», per carità, non foss’altro perché la creaturina («ha appena un anno di vita», ricordano alcuni pidiellini risentiti) ha contribuito a farla crescere anche lui per la sua parte. Ma di più non si può chiedere né sperare da un Fini sempre più determinato a far valere il suo ruolo distinto ma non distante nella leadership pidiellina. All’ex presidente di An il Pdl sta a cuore, solo lo vorrebbe diverso, meno monarchico, almeno diarchico, certamente non lo vuole «anarchico», un partito dove ognuno pensi possibilmente con la propria testa «non dev’essere una caserma ma non dev’essere neanche un’anarchia». Si riferiva Fini, presentando il suo ultimo libro in Sardegna, anche ai casi di anarchia politica emersi con esclusione di liste e listini nel Lazio e altrove? Forse sì e forse no, esplicitamente e direttamente no, ma un riferimento alle ultime vicende è più che ricavabile.</p>
<p>La sortita finiana ha avuto l’effetto del classico detonatore cui sia stata accesa la miccia. Subito sono piovuti precisazioni, distinguo, dissociazioni. Il più lesto è stato Ignazio La Russa, ministro della Difesa e dello stesso partito di Fini, che tra i primi ha preso le distanze: «Bisogna accontentarsi». Più precisamente: «Tutti vogliamo un Pdl più bello e più forte, accontentiamoci». Sulla stessa lunghezza d’onda Maurizio Lupi vice presidente della Camera: «Il Pdl è un partito nato dal basso. A Fini non piace? Ognuno sente la necessità di migliorarsi, ma non possiamo dimenticare quanto di buono fatto fino ad oggi». </p>
<p>E gli altri, i “dirimpettai” del Pd? Pier Luigi Bersani vede «un partito del predellino che sbanda alla prima curva», sbandate che riguardano la presentazione delle liste dove, sostiene il leader democrat, «non si è tratto di un problema di dilettantismo, ma di composizione delle liste». E comunque, «il Pd non ha festeggiato per l’esclusione delle liste pdl». Era girata voce in giornata di una possibile “leggina” per sanare le esclusioni di liste dalle elezioni, la cosa giunge all’orecchio di Bersani che subito stoppa «spero proprio che non ci abbiano neanche pensato, non posso crederci».</p>
<p>Ma era il responsabile del Viminale in persona, Roberto Maroni, a troncare ogni pia attesa o illusione di interventi legislativi: «Non è ammissibile alcun decreto in materia». Stop anche da Pier Ferdinando Casini, «le regole ci sono e vanno rispettate»; l’ex presidente della Camera fa presente che dalle esclusioni di liste nel Lazio «saremo danneggiati, lo sappiamo, ma il rispetto delle regole fa parte della democrazia». La bordata vera e propria arriva da Umberto Bossi, che intravede praterie grandi da arare in Padania a spese dello stesso Pdl (caso Formigoni) e mena giù duro: «Sulle liste dilettanti allo sbaraglio». di Nino Bertolini Meli Il Messaggero</p>
<p><strong>Pdl</strong>. E’ nato dall’unione di Forza Italia e Alleanza Nazionale. A questi si sono aggiunti partiti minori di diversa estrazione. Lanciato durante una manifestazione da Berlusconi il 18 novembre 2007 a Milano, il Pdl si costituisce come federazione di partiti il 27 febbraio 2008 e svolge il congresso costitutivo il 29 marzo 2009. Dall’inizio della legislatura le posizioni dei cofondatori Berlusconi e Fini si sono via via allontanate.</p>
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		<title>Regionali Lombardia 2010, Formigoni, vinco il ricorso</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 13:38:06 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_81916" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/03/roberto-formigoni.jpg"><img src="http://www.ultimenotizie.tv/wp-content/uploads/2010/03/roberto-formigoni-150x150.jpg" alt="Roberto Formigoni" title="Roberto Formigoni" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-81916" /></a><p class="wp-caption-text">Roberto Formigoni</p></div> S’è mosso perfino il ministro della Difesa per cercare di mettere una pezza ai pasticci del Pdl lombardo. Ignazio La Russa si è presentato ieri mattina alla Corte d’Appello di Milano &#8211; insieme con il coordinatore regionale del partito berlusconiano, Guido Podestà &#8211; per presentare ricorso contro l’esclusione del candidato Formigoni dalla scheda elettorale. Inevitabili le ironie degli avversari, a cominciare dal candidato del Pd, Penati: «Nel centrodestra devono far intervenire l’Esercito per rimettere un po’ d’ordine». Altrettanto inevitabile la replica di La Russa: «Sono qui come coordinatore nazionale del Pdl, non come ministro della Difesa». I giudici hanno ricevuto il ricorso e entro oggi (mercoledì) faranno sapere se Formigoni e il suo listino potranno correre per le elezioni di fine marzo: «Siamo tranquillissimi e sappiamo che il ricorso verrà accolto perché gli orpelli formali non possono bloccare il diritto di voto dei cittadini» dice il candidato (sub judice) del centrodestra. E’ sicuro, cioè, che i giudici alla fine terranno per buone le quasi cinquecento firme invalidate perché non supportate dai timbri giusti o da corrette autocertificazioni: «E’ accaduto in passato, grazie a precise sentenze del Consiglio di Stato, non c’è ragione per cui non debba accadere anche adesso».</p>
<p>I malumori nel Pdl, malgrado l’ottimismo sull’esito finale del ricorso, rimangono. Complici anche gli sfottò degli alleati leghisti, a partire da Bossi («Dilettanti allo sbaraglio») e Maroni («Noi della Lega siamo molto più affidabili e preparati su queste cose»). Nelle file dei berlusconiani è partita anche una caccia al colpevole, ma si tratta di una caccia del tutto fittizia visto che tutti nel partito sanno &#8211; pur guardandosi bene dal dirlo pubblicamente &#8211; che il pasticcio è figlio principalmente delle convulse e feroci discussioni sulla composizione del listino che si sono protratte oltre il lecito, ritardando quindi la raccolta delle firme che è stata fatta in modo per lo meno frettoloso.</p>
<p>Come non bastasse, adesso c’è pure chi insinua che al di là delle irregolarità formali il Pdl lombardo abbia anche commesso delle irregolarità sostanziali. I Radicali, che per iniziativa di Cappato avevano indotto la Corte d’Appello a bloccare la lista di Formigoni, adesso vogliono anche rivolgersi alla Procura della Repubblica chiedendo che venga verificata l’autenticità delle oltre 3500 firme raccolte dai berlusconiani: «Chiederemo che venga fatta una perizia grafica». Un modo per mettere in piazza il sospetto che molte firme possano essere fasulle. di Renato Pezzini Il Messaggero</p>
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