Cambiamenti climatici, ancora un mistero per la scienza
mercoledì, 23 settembre, 2009
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Non si possono mettere insieme quelle due parole: clima e catastrofe. Perché nessuno è in grado di definire con certezza assoluta quale sia la portata dei cambiamenti ecologici che saranno innescati dal riscaldamento del pianeta. Se cioè avranno conseguenze catastrofiche sull’umanità. Su questo punto i principali esperti italiani di climatologia sono chiari. «La parola catastrofe – scherza, Antonio Navarra direttore del Centro Euromediterraneo per i cambiamenti climatici – nel corso dell’ultimo incontro di luglio dell’Intergornamental Panel of Climate Change a Venezia è stata pronunciata solo ed esclusivamente quando si è rovesciato un bricco del caffè». Il punto infatti, da un punto di vista scientifico è molto più delicato. «Il fatto è – spiega Franco Prodi, ex direttore dell’Istituto di scienze del clima e dell’atmosfera del Cnr di Bologna – è che nessuno può dire con certezza cosa accadrà. Non lo sappiamo e questo nessuno vuole capirlo. Le previsioni che vengono diffuse dai giornali si basano su modelli che sono ancora in fase di definizione e che rappresentano margini di incertezza talmente ampi da non poter essere utilizzati per una qualsiasi forma di pianificazione di interventi di carattere politico od economico. Per il momento la scienza non è in grado né di lanciare allarmi, né di tranquillizzare. Quello che può fare è solo segnalare l’esistenza di un problema».
E’ proprio in virtù di questa indeterminatezza che negli ambienti scientifici, soprattutto in quelli più strettamente legati all’osservazione del fenomeno del riscaldamento globale, la parola “catastrofe” non viene mai pronunciata. Per uno scienziato però evitare di pronunciare questa parola non significa affatto nascondere la testa sotto la sabbia e negare l’evidenza dei fatti. «Il problema che abbiamo davanti – spiega Navarra – è piuttosto serio. Sappiamo che esiste, ma non possiamo dire quali tipi di effetti avrà con un buon margine di certezza. Solo ora si stanno affinando i mezzi e gli strumenti scientifici e analitici che possano aiutarci a capire quali potranno essere le declinazioni di questo fenomeno su scala globale e anche su scala locale». «Ma fino a quando questi strumenti non saranno disponibili – aggiunge Prodi – non sarà possibile definire una linea di intervento coerente».
Allora le parole pronunciate dal Presidente degli Stati Uniti Barak Obama – che ha detto che siamo ormai ad un passo dalla catastrofe irreversibile – sono solo un grido d’allarme infondato? «In realtà – spiega Navarra – non siamo in una situazione diversa da quella in cui ci trovavamo un anno fa. Sappiamo che esiste un problema e che questo problema è destinato ad ingrandirsi con l’aumento delle emissioni di gas serra. Ora quello che serve è un accordo globale per ridurre le emissioni senza impedire ai paesi in via di sviluppo di continuare a crescere». «Quello del riscaldamento globale – conclude Franco Prodi – è davvero una grande sfida per tutta l’umanità. Anzi è la sfida del secolo. Una sfida che però non può essere affrontata se non ci mettiamo nelle condizioni di comprendere esattamente cosa sta accadendo al nostro pianeta. Sappiamo che esiste una enorme emergenza ambientale e ancora non riusciamo a risolverla. Credo che invece di lanciare allarmismi sia il momento di cominciare a prendere delle iniziative per la salvaguardia del pianeta». di Emanuele Perugini



