Vuoi o no donare gli organi, scrivilo sulla carta d’identità

0 commenti · 11 febbraio, 2010 · 23:37

Carta d'identità

Carta d'identità

La dichiarazione dovrà essere fatta nel momento in cui rinnoveremo la carta di identità. Insieme ai dati anagrafici, all’altezza e al colore degli occhi saremo, infatti, anche chiamati a mettere nero su bianco se vogliamo essere o no donatori di organi. Il via libera all’indicazione del consenso o del diniego è contenuto in un comma del maxi-emendamento al decreto milleproroghe sul quale ieri, il governo, ha posto la fiducia. «Non ho letto il testo – spiega il ministro della Salute Ferruccio Fazio -. Ma, da medico, posso dire che si tratta di una decisione positiva. In questo modo, su un documento che si porta sempre dietro, la persona può dichiarare le proprie volontà. Una scelta giusta». La dichiarazione della volontà di donare gli organi è regolata da una legge varata nel 1999. All’epoca, è stato introdotto il principio del silenzio assenso in base al quale ad ogni cittadino maggiorenne viene chiesto (non è obbligatorio) di pronunciarsi. Se una persona non si esprime, la legge attuale prevede la possibilità per i familiari (coniuge non separato, convivente more uxorio, figli maggiorenni e genitori) di opporsi durante il periodo di osservazione di morte. In caso di decesso, spiegano al Centro nazionale trapianti, possono, dunque, verificarsi tre casi: 1) La persona ha espresso in vita la volontà positiva alla donazione: i familiari non possono opporsi; 2) La persona ha espresso volontà negativa alla donazione: non c’è prelievo di organi; 3) La persona non si è espressa: il prelievo è consentito se i familiari non si oppongono.

Di fatto, però, il provvedimento varato nel’99 ha percorso solo metà cammino. Dal momento che prevedeva sia l’esistenza di un registro informatico dei potenziali donatori (che non c’è) sia la notifica per circa 48 milioni di italiani. Pratica che prevede un costo di 10 euro a cittadino, per un totale di 480 milioni. «Finora – spiega Alessandro Nanni Costa direttore del Centro nazionale trapianti – un milioni di persone hanno espresso la loro volontà. Con le modalità più diverse. Dal tesserino blu che era stato inviato a casa nel 2000, all’iscrizione ad una associazione o con una dichiarazione scritta». Va bene ogni sistema, assicurano al Centro trapianti».

A conti fatti, dopo 11 anni, la legge sembra comunque aver funzionato: i “no” espressi in Italia sono tra i più bassi d’Europa (30% dei potenziali donatori). Va meglio la Spagna con il 18% mentre in Gran Bretagna e in Germania si oscilla tra il 40 e il 50%. E, ogni anno, il numero dei trapianti da noi è in continua crescita. Sono stati 3164 quelli che sono stati sottoposti all’operazione nel 2009 mentre l’anno prima erano 2932. «Non siamo in sofferenza – commenta il ministro della Salute -. Anche i potenziali donatori sono in aumento».

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