Repubblica diffonde l’odio, Cicchitto ripristina la guerra
1 commento · 16 dicembre, 2009 · 13:41
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Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva chiesto di mantenere i toni pacati in politica e invece il Pdl insorge nella sua arroganza verbale contro tutti e persino contro Fini. Chiedere una tregua dopo giorni di turpiloquio è la giusta risposta contro ogni forma di estremismo. L’unica arma per combattere l’insorgere della violenza non è la censura del web e della stampa ma la dimostrazione di superiorità del linguaggio pacifico che dovrebbe maturare in ogni politico. Tra le file del Pdl c’è la voglia di vendetta per l’aggressione a Berlusconi. Si prova in tutti i modi di cercare i “mandanti morali” di quel povero folle che ha agito da solo. Il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto alza i toni puntando il dito contro la Repubblica, Santoro, Travaglio e il Fatto dimenticando però che sta soffiando su un fuoco pericoloso in un momento in cui si dovrebbe fare tesoro della lezioni di Togliatti. Insomma, nonostante la delicatezza del momento i vertici del Pdl scelgono la linea dello scontro frontale. “Capiamo come dopo quello che è accaduto c’è chi ha la coscienza sporca ed è alla ricerca di un alibi e quindi di un altro bersaglio. Nessuna intimidazione e anche nessun fuoco amico ci chiuderà la bocca. Detto tutto questo, l’evocazione dell’attacco alla libertà di stampa è l’ennesima mistificazione: una catena editoriale sviluppa contro un leader politico una forsennata campagna di stampa, ma se qualcuno osa rispondere allora la medesima catena editoriale grida all’attentato alla libertà di stampa. Sulla base di questa logica Repubblica ha licenza di attacco e coloro che sono oggetto di esso dovrebbero solo accettare, riverenti, insulti e scomuniche e poi ringraziare per l’onore ricevuto”.
In un colloquio con il Corriere della Sera, Fini sostiene che “solo Berlusconi può evitare che il tentativo di aprire una fase di confronto fallisca. Il nodo di fondo è questo”. Il Pdl, afferma, ha “perso una grande occasione per mostrarsi come una forza moderata, responsabile, disposta al confronto. Assumendo un diverso atteggiamento si sarebbe potuto mettere in difficoltà l’opposizione. Invece siamo stati noi ad accendere senza ragione i toni, ad alzare ulteriormente gli steccati. Fosse una strategia… ma non lo è, e un modo di procedere alla cieca”.
“L’intervento di Cicchitto? Non volevo crederci”. “Ascoltando l’intervento di Cicchitto pensavo si trattasse di un capo degli ultrà. Non volevo crederci – dice Fini – E dire che tutti avevano concordato sul fatto di evitare polemiche e incendiare gli animi, dopo quanto era accaduto”. Sulla Finanziaria, per Fini “non c’era bisogno” di porre la fiducia, “intanto perché non c’era il rischio che passasse nemmeno un emendamento delle opposizioni. Poi perché nella maggioranza tutti si erano impegnati ad essere compatti, consapevoli di non poter sgarrare, di non poter cambiare una sola virgola della manovra. Insomma, non c’era un problema di tempi, non c’erano problemi politici, non c’era ostruzionismo visto l’esiguo numero di modifiche presentato. Non si capisce la necessità di alzare il ponte levatoio”.








u dicu in sicilianu:
U SCECCU CHI MANCIA A FICARRA SI LEVA U VIZIU QUANNNU MORI
spiego meglio: con il proverbio sopra detto i nostri nonni, sbinnonni in Sicilia tantissimo tempo fa indicavano le persone che perseveravano nei loro atteggiamenti,sapendo che dicevano e praticavano un comportamento personale egoistico che non rispettava il pensiero degli altri in poche parole questi signori facevano i c…..i loro perseverando nei loro errori.Naturalmente avendo attorno i cosi detti” CUMPARI ” che gli tenevano la corda però e concludevano i nostri vecchi:
TIRA OGGI TIRA DUMANI CHI A CODDA SI RUMPI