Regionali Lazio 2010, caos liste, la sentenza della Corte costituzionale

1 commento · 18 marzo, 2010 · 16:24

Renata Polverini

Renata Polverini

Ancora una bocciatura per la lista Pdl di Roma. È la settima consecutiva. A pronunciarla ieri sera è stato il Tar del Lazio, che ha respinto l’ennesimo ricorso con la motivazione forse più drastica. Non solo ha confermato che non ci sono prove che i delegati Pdl fossero in possesso della «prescritta documentazione» alla scadenza dei termini, ma ha anche ribadito l’inapplicabilità del decreto salva-liste nella Regione Lazio (che ha disciplinato con una propria legge la materia elettorale). Il partito di Berlusconi, tuttavia, non rinuncia a proseguire sulla via giudiziaria fino all’ultima stazione: e oggi sarà presentato un nuovo ricorso al Consiglio di stato. L’obiettivo è ottenere in extremis la sospensiva dell’esclusione, sancita dalla Corte d’appello. Insomma, una riammissione sub iudice, in attesa del giudizio di merito che comunque avverrebbe tra qualche mese. Già ieri mattina i legali del Pdl non nascondevano il loro pessimismo per la sentenza del Tar. Le speranze da giorni ormai sono tutte riposte sull’ultimo pronunciamento del Consiglio di stato. Speranze labili. Tuttavia il Pdl ha intravisto un’apertura quando il Consiglio di stato, nella sua prima sentenza, ha dichiarato «improcedibile» il ricorso presentato dopo il mancato deposito della lista. Il secondo ricorso, seguito alla seconda presentazione della lista (sulla base del decreto), è costruito ora sul presupposto che proprio il decreto abbia sanato quel deficit e che dunque la richiesta sia diventata «procedibile». Per il Tar il decreto è inapplicabile per invasione di «competenze», ma non è scontato che il Consiglio di stato confermi la linea. Naturalmente resta da dimostrare che i delegati Pdl fossero in possesso della «prescritta documentazione». E a questo fine già ieri sono stati messi agli atti alcuni fermo-immagine, tratti da un video comparso su Youtube (che tuttavia il Tar ha giudicato insufficienti).

Il Consiglio di stato giudicherà probabilmente sabato. Domani però è atteso un giudizio che potrebbe anche assumere un notevole valore giurisprudenziale. La Corte costituzionale dirà la sua sulla richiesta di sospensiva (questa volta dell’efficacia del decreto), avanzata dalla Regione Lazio per invasione della «competenza regionale» da parte dello Stato (insomma, la tesi del Tar). Non ci sono precedenti di una sospensiva concessa dalla Consulta: peraltro è solo la terza volta che la procedura d’urgenza viene esperita davanti ai giudici costituzionali. Certo, se la Corte dovesse sospendere il decreto, la bocciatura per il governo sarebbe pesante (e non solo perché cadrebbe l’ultimo ricorso al Consiglio di stato). È vero che la questione della sospensiva ha carattere preliminare e che il giudizio di merito slitterebbe a dopo. Ma la sentenza della Corte sarebbe comunque ipotecata: segnerebbe fin d’ora l’incompetenza sulla materia elettorale regionale, laddove le Regioni si sono già dotate di una propria legge.

Il decreto è stato fin qui applicato in Liguria (dove è stata ammessa la lista del Nuovo Psi prima esclusa). Ma l’eventuale sospensiva della Corte riguarderebbe il Lazio e non la Liguria, che non ha esercitato la potestà in materia elettorale. Sulla sentenza della Corte prevista per oggi c’è grande incertezza: la Corte (sentenza 232 del 2006) è già andata molto vicina alla materia oggi trattata. Scrisse allora che «l’emanazione di una legge di interpretazione autentica presuppone la sussistenza della potestà legislativa da parte dell’organo legiferante». E che non basta essere l’autore della norma per «essere considerato l’unico depositario della volontà legislativa». Se insomma fosse riconosciuta la potestà della Regione Lazio, lo Stato non sarebbe più abilitato a interpretare una norma (con legge o decreto) pure da esso originata. di Claudio Sardo Il Messaggero

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  1. DI DIO Gaetano domenica, 21 marzo, 2010 09:54

    Secondo il mio giudizio che sicuramente sarà il giudizio di grande parte dei cittadini, non si puo’ far pagare ai cittadini le colpe dei singoli, il cittadino ha il sacro santo diritto di eleggere il proprio rappresentante va perciò tutelato . Almenochè in Italia non siamo scesi al livello dei paesi piu sottosviluppati esistenti.
    La giustizia ? Individuare i colpevoli e punirli adeguatamente, non ultima punizione, l’espulsione dalla sua carica ed il divieto definito d’appartenenza a qualsiasi carica politica. MA I DIRITTI DEL CITTADINO NON SONO ALIENABILI
    Grazie !