Rai-Agcom, inchiesta verso il tribunale dei ministri
0 commenti · 16 marzo, 2010 · 14:46
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Era probabilmente questo il risultato al quale miravano i legali di Silvio Berlusconi, Nicolò Ghedini e Filiberto Palumbo, quando ieri mattina hanno avanzato richiesta al procuratore Caristo per avere conferma delle indiscrezioni giornalistiche che davano il premier per indagato: il capo della Procura ha dovuto quindi prendere una posizione ufficiale, formalizzando in qualche modo un’ipotesi accusatoria che lo però sottoposto – almeno in via teorica – all’obbligo di inviare gli atti al Collegio per i reati ministeriali. E che questa sia la strada obbligata lo confermano anche costituzionalisti del calibro di Piero Alberto Capotosti, presidente emerito della Consulta: «Il problema che sembra che non sia stato preso in considerazione è che questo è evidentemente un reato ministeriale – dice il professor Capotosti – perché se davvero sono state poste in essere pressioni sull’Agcom, certamente non sono state effettuate dal ”Berlusconi imprenditore” ma dal Berlusconi presidente del Consiglio. Nel senso che la forza di persuasione necessaria per esercitare queste presunte pressioni che hanno portato all’accusa di concussione, deriva dal suo ruolo di premier. E allora senza dubbio si tratta di un reato di competenza del tribunale dei ministri». E anche Capotosti è convinto che debba essere il collegio per i reati ministeriali della Capitale, a sbrogliare questa matassa: «Non c’è dubbio che se si indaga su condotte del presidente del Consiglio e di un commissario dell’Agcom, la competenza sembrerebbe proprio romana». Che poi è la tesi che ieri mattina ha esposto l’avvocato Marcello Melandri, difensore di Innocenzi, in una memoria spedita al procuratore Capristo.
Al momento però non sembra che i magistrati di Trani siano intenzionati a cedere il passo. E allora la prossima mossa dei legali – perlomeno del difensore di Innocenzi – è quella del ricordo al Procuratore Generale della Cassazione, membro di diritto del Csm e titolare dell’azione disciplinare. Sarà lui, qualora i magistrati di Trani decidano di non dare corso alla richiesta di trasmissione degli atti a Roma, a decidere qual è ufficio giudiziario competente per materia e per territorio.
Non è tutto; perché sempre il Pg della Cassazione potrebbe essere investito della vicenda anche all’esito dell’ispezione disposta da Alfano, stavolta come titolare dell’azione disciplinare. Lo stesso ministro, proprio ieri, ha parlato di irregolarità nelle operazioni di intercettazione telefoniche, parlando di ascolti ”a strascico”, cioè casuali, disposti in assenza di una precisa ipotesi accusatoria. E la circostanza, almeno secondo il legale di Innocenzi, potrebbe essere confermata da alcune date: ad esempio quella dell’interrogatorio dello stesso commissario dell’Agcom, sentito come testimone il 17 dicembre. A quella data, quindi, essendo Innocenzi non indagato (almeno formalmente) il suo telefono non poteva essere controllato. Eppure esisterebbero agli atti alcune intercettazioni di conversazioni tra lui e Berlusconi di un paio di mesi prima, a ottobre. Anche se, come chiarito dalla procura, nemmeno i telefoni del premier erano sotto controllo (perché per farlo sarebbe stata necessaria l’autorizzazione della Camera dei Deputati). E allora, si chiede oggi Marcello Melandri, perché al termine di quell’interrogatorio di dicembre, come testimone, fu chiesto a Innocenzi anche se avesse subito pressioni (telefoniche) per chiudere alcune trasmissioni televisive? E’ una delle domande alle quali cercheranno risposta gli ispettori da oggi a Trani. di Massimo Martinelli © Il Messaggero







