Quel killer loquace e quelle rivelazioni su Forza Italia
0 Commenti venerdì, 27 novembre, 2009
Scoppia il caso Mantovano, Maroni lo difende
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Le riapertura delle indagini (se ne occupano le procure di Caltanissetta e Firenze) sui cosiddetti mandanti a volto coperto delle stragi di mafia del 1992 a Palermo (Capaci e via D’ Amelio) e del 1993 (Firenze, Milano e Roma) troverà un punto di snodo il 4 dicembre quando la Corte d’appello che giudica il senatore Marcello Dell’Utri ascolterà a Torino (in trasferta per motivi di sicurezza) il pentito Gaspare Spatuzza. Dell’ Utri è stato condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno a Cosa Nostra. Killer, per sua stessa ammissione, di padre Pugliesi e fornitore della “500” al tritolo che massacrò Paolo Borsellino e la sua scorta, Spatuzza verrà escusso in Appello sulla base di un interrogatorio reso ai pm di Palermo il 6 ottobre scorso nel quale ha sostenuto che Dell’Utri e Silvio Berlusconi dopo le stragi del 1992 divennero i referenti politici di Cosa Nostra. La fonte delle informazioni? Spatuzza ha detto al pm di averlo appreso dai suoi capi, i fratelli Graviano (che scontano l’ergastolo) in due diversi incontri. «Abbiamo chiuso tutto – si sarebbe vantato Graviano con Spatuzza, brindando a champagne ad un tavolo di Doney in via Veneto – abbiamo chiuso la trattativa. Il Paese è in mano nostra». Il pentito non si spinge a sostenere che i suoi capi pronunciarono in quell’occasione i nomi di Dell’Utri e Berlusconi, ma specifica che lui lo dedusse, raggiunse insomma la convinzione che tra Cosa nostra e lo Stato c’era stata una trattativa. Ma la deposizione ai pm di Palermo rappresenta solo un frammento delle tesi sostenute dal pentito. Ben più copioso è il materiale raccolto a verbale dai pm di Firenze il 9 luglio 2008, il 16 marzo ed il18 giugno scorsi. Ma perché Dell’Utri e Berlusconi avrebbero dovuto commissionare stragi alla mafia e la mafia acconsentire al lavoro sporco? La risposta di Spatuzza è agli atti fiorentini: i politici – sostiene il pentito – avevano interesse a interrompere la scia di sangue rivendicandone il merito; i mafiosi chiedevano in cambio la revisione dei processi, l’alleggerimento della pressione dello Stato nelle carceri e nei sequestri patrimoniali. di L.Gal.



