Pizzino di Latorre a Bocchino mostrato a Omnibus su La7

0 commenti · 19 novembre, 2008 · 21:23

A rivelare l’esistenza del “pizzino”, alcuni giorni fa, era stata Striscia la Notizia. Adesso, il direttore di La7, Antonello Piroso, ha deciso di mostrare al pubblico di Omnibus il bordo inferiore del quotidiano: “Io non lo posso dire. Ma la Corte Costituzionale? E Pecorella?”. Questo è il contenuto del suggerimento proposto da Nicola Latorre del Partito Democrato a Italo Bocchino della Pdl, durante la trasmissione su La7 Omnibus, ospite anche il capogruppo Idv alla Camera, Massimo Donadi. Un “suggerimento” provvidenziale: l’esponente del Pdl, in difficoltà per gli attacchi di Donadi sul tema della Vigilanza Rai, prende la parola e replica. “Voi avete detto no al nostro candidato alla Consulta. Perché noi non possiamo dire no al vostro per la Vigilanza?”.

Non tardano le reazioni dell’Italia dei valori che tramite il diretto interessato Donandi si fa sentire: “Lo scambio del pizzino fra La Torre e Bocchino dell’altro giorno ad Omnibus è la dimostrazione che in questo paese esiste un rapporto malato tra media, politica ed affari. Che un rappresentante dell’opposizione, mio alleato suggerisca a un autorevole esponente della maggioranza come attaccarmi durante un dibattito televisivo, è una rappresentazione visiva della politica del compromesso che mira solo all’esercizio del potere. L’Italia dei Valori è il peggior nemico di questa politica e per questo siamo bersaglio persino di una parte dei nostri alleati”.

Ma anche dalle parti del Partito Democratico il caso del pizzino di Latorre a favore di un esponente della maggioranza lascia sbigottiti come dice Stefano Ceccanti: “Sono incredulo e ora mi attendo che Latorre smentisca tale ricostruzione che gli farebbe assumere il ruolo di suggeritore nei confronti di un esponente della maggioranza” ma c’è anche però chi nel Partito Democratico difende Latorre come il deputato del Pd Francesco Boccia che a Radio Radicale dichiara: “Con la vicenda Latorre è emersa una delle contraddizioni che viviamo nel Pd, cioè che appena qualcuno finisce in una vicenda contraddittoria diventa oggetto di vendette trasversali. Non mi piace il clima di sospetti e di veleni che c’è nel partito, un clima da resa dei conti. Il senatore Latorre ha fatto un errore di leggerezza, non penso che ci fosse quella malafede poi attribuitagli più dalla stampa e dai suoi amici di partito che dagli avversari. Quell’appunto scritto dal senatore Latorre è stata una goliardata fatta male, capita male, un errore, ma che anche questa vicenda si trasformi in una contesa tra daleminai e veltroniani”.

Secondo il Riformista “non si vede lo scandalo. È evidente che nel Pd c’era da tempo chi riteneva che a cavallo di Orlando non si andava da nessuna parte. E infatti non si è andati da nessuna parte. Anzi, lo sblocco della vicenda, con soddisfazione di tutti e in particolare del Pd, è venuto proprio quando la candidatura Orlando è caduta, il Pd si è liberato dall’abbraccio di Di Pietro e ha potuto proporre un suo nome, impeccabile e a prova di bomba, quello di Sergio Zavoli. C’è forse un solo militante del Pd che avrebbe preferito Orlando a Zavoli? Non pensiamo. Dunque l’idea di cambiare cavallo era così giusta che poi si è realizzata”.

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