Pdl sotto esame, per Roma e Lazio arrivano i nuovi volti

0 commenti · 10 marzo, 2010 · 14:32

Gianfranco Fini

Gianfranco Fini

Il nuovo videomessaggio ai Promotori della libertà diffuso ieri sera da Silvio Berlusconi non è solo il modo più efficace per arrivare direttamente nei telegiornali con la sua faccia, ma anche il segnale che il Cavaliere è salito nuovamente sul predellino e che ha già archiviato il Pdl. Almeno nella sua attuale conformazione. C’è nella scelta la dimostrazione di quanto sia grande l’insoddisfazione del presidente del Consiglio per il suo partito che non solo ha un coordinatore nazionale ”citato” più volte nell’inchiesta sugli appalti per il G8, ma che a Roma ha combinato un vero e proprio pasticcio gettando più di un’ombra sull’efficienza del centrodestra. Per Berlusconi non è questo il momento di dividersi e quindi rinvia a dopo il 29 quel commissariamento del partito di Roma e Lazio che viene chiesto a gran voce specie dall’ala nordista del partito. Ieri pomeriggio, convocando i tre coordinatori del partito, il sindaco di Roma e Renata Polverini ha voluto dare un segnale di unità, ma a palazzo Grazioli i muri ancora riecheggiano degli strali contro tutto il quadro dirigente del partito fatto di «incompetenti», di «burocrati» e di «aspiranti candidati». La valanga di voti persi per il ”pasticcio” compiuto a Roma e la necessità di scuotere l’elettore moderato pronto a recarsi al mare – sole permettendo – piuttosto che in un seggio, spingono il premier sulle barricate costringendolo ad alzare i toni dopo giorni di forzoso silenzio.

Parlando ancora al movimento della Brambilla, Berlusconi prova a prendere le distanze da un partito che con le inchieste giudiziarie e la ”rissa” nelle liste avvenuta sia a Roma che a Milano avrebbe inquinato non poco quella gioiosa macchina da guerra fatta da popolo e militanti che è stata, per Berlusconi, Forza Italia e che doveva essere il Pdl. In discussione torna quindi anche il rapporto con quella nomenclatura che gli ex An hanno traghettato a piene mani nel Pdl favorendo la nascita di correnti e fondazioni. Evidente anche la crisi con il cofondatore del Pdl.

Gianfranco Fini, che pur aveva avallato la scelta del decreto, non è stato mai direttamente coinvolto nei summit che si sono susseguiti a palazzo Grazioli e a palazzo Chigi. Anche il presidente della Camera ha più di un motivo per criticare l’attuale gestione del Pdl, ma non è detto che dopo il 29 marzo i due fondatori si ritrovino d’accordo sulla terapia. Specie se per Berlusconi dovesse risolversi con la nomina di un coordinatore unico di strettissima fedeltà berlusconiana e con l’azzeramento di tutti, o quasi, i coordinatori regionali, provinciali e comunali. di Marco Conti Il Messaggero

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