
Silvio Berlusconi
L’inchiesta di Trani? «Favorisce Berlusconi», è il leit motiv ripetuto e convinto di deputati e dirigenti del Pd. Stessa preoccupazione parola più parola meno, proviene dall’Udc, che con Pier Ferdinando Casini spiega: «Continuare ad attaccare Berlusconi come si sta facendo in questa campagna elettorale è controproducente, il premier è uno straordinario campione del vittimismo, siamo stanchi dell’eterno duello Berlusconi-pm». Tanto il Cavaliere era in discesa nei sondaggi (che da oggi non si possono più citare per campagna elettorale), e tanto è riuscito a risalire da quando sono uscite le intercettazioni e l’inchiesta targate Trani. Pier Luigi Bersani lo ha capito e mantiene in materia il basso profilo, critica Berlusconi per gli attacchi ad alcune trasmissioni sgradite («non le guardi, cambi canale») ma sull’inchiesta pugliese non si cimenta. Nel Pdl se ne sono accorti, hanno visto che l’attività tranese non è che poi nuoccia tanto e incalzano e “sfruculiano” e punzecchiano il leader del Pd: «Bersani non ha bisogno di cavalcare, tanto il lavoro sporco glielo fanno alcune procure», incalza il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto; «Bersani cavalca le questioni giudiziarie per qualche voto in più, teme di essere superato da Di Pietro», martella Paolo Bonaiuti.
Il timore di un effetto boomerang delle inchieste si coglie nei capannelli di deputati democrat, nelle dichiarazioni. In mattinata arriva alla Camera Vincenzo Siniscalchi, avvocato napoletano molto amico di D’Alema, membro del Csm, discute con alcuni deputati e consiglia di stare lontano dai lidi tranesi, di non cavalcare, di tenere il profilo basso. «Se continuano così, questi giudici faranno vincere Berlusconi», sbotta Beppe Fioroni che le cose non le manda a dire. Paola Concia, battagliera deputata pugliese, non si trattiene: «Sono quindici anni che ogni volta che ci sono elezioni a quindici giorni dal voto, zac, scatta puntuale una inchiesta sul Cavaliere, non se ne può più». Circospetto e quasi sussurrando tra sé, sorseggiando un succo d’arancia, Ugo Sposetti apre un altro problema, «certo, questa storia che siamo tutti intercettati». Non è andata bene neanche a Nicola Latorre, dalemiano doc, che dopo aver coniato uno slogan azzeccato («Berlusconi in piazza? E’ come Fidel Castro, solo a Cuba si organizzano manifestazioni dal governo»), si è visto replicare da Cicchitto, Verdini e altri che hanno riportato la vicenda al tema procure e giustizialismo: «Latorre è confuso, si fa influenzare da Di Pietro, la smetta di frequentare forcaioli». di Nino Bertoloni Meli Il Messaggero
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