Inchiesta Trani, sono venti le telefonate di Berlusconi

1 commento · 15 marzo, 2010 · 15:01

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

Sono migliaia le conversazioni telefoniche, trascritte dalla Guardia di Finanza per la Procura di Trani, nell’inchiesta sulle pressioni che il presidente del Consiglio Berlusconi avrebbe esercitato per far chiudere «AnnoZero». Disposte fra novembre 2009 e febbraio 2010, quasi tutte sono destinate al macero perché riguardano colloqui assolutamente «irrilevanti», come quelli con i ministri Tremonti e Bondi, di cui si sapeva, ma anche con Bonaiuti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con il ministro dell’Interno Maroni, con il sindaco di Roma Gianni Alemanno e con lo stesso fondatore di Forze Italia Marcello Dell’Utri. E’ stimabile che, alla fine, agli atti di quest’inchiesta rimangano al massimo 150 intercettazioni. E si può dire con discreta certezza che una ventina di questi colloqui siano proprio quelli del presidente del Consiglio con il commissario dell’Autorità per le Comunicazioni Giancarlo Innocenzi (almeno 10-12 telefonate), e con il direttore del Tg1 Augusto Minzolini (almeno 5-6 chiamate). Il totale non fa venti, ma siamo lì.

Una di queste telefonate è quella che nelle ultime ore ha fatto più notizia. E’ del 12 novembre del 2009, sta andando in onda una puntata di «AnnoZero» sul caso del sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino (la Procura di Napoli ne ha chiesto l’arresto) e Berlusconi prende il telefono e chiama proprio Innocenzi: «E’ una cosa oscena -gli dice- Bisogna concertare una vostra azione che sia di stimolo alla Rai per dire: adesso basta, si chiude tutto!». Per il pm di Trani sarebbe la telefonata-principe, quella che l’avrebbe indotto a ipotizzare per il premier l’accusa di concussione (Innocenzi sarebbe indagato per favoreggiamento di questa concussione e Minzolini neppure indagato).

C’è dell’altro, ovviamente, in queste intercettazioni, e riguarda sempre Berlusconi. Il premier che definisce una «barzelletta» l’Autorità per le Comunicazioni, sempre lui che incalza Innocenzi: «Non fate nulla?» e ancora lui che che sbotta perché non sopporta più «la faccia di Di Pietro» in televisione. Berlusconi non manca di fare le sue considerazioni: lui si muove, secondo una concezione già nota, perché la gente finirà per non pagare più il canone, perché non vuole che i propri soldi finiscano a trasmissioni copme quelle di Santoro.

Si sa qualcosa di più anche di Innocenzi, che viene mandato a quel paese dal premier «ogni tre ore» e che a un certo punto quasi si arrende: lui non può far nulla, qualcosa si potrebbe fare solo «se Berlusconui varasse una legge che cambia l’Autorità». Una legge, si sa, alla fine è arrivata ed è il regolamente della par condicio, quello che ha fatto sospendere tutti i talk show, i “pollai” tanto odiati da Berlusconi.

Va assumendo contorni sempre più precisi, poi, lo scontro fra il pm di quest’inchiesta, Michele Ruggiero, e il capo della Procura di Trani, Carlo Maria Capristo. Capristo avrebbe voluto che tutto fosse avvenuto -il deposito delle intercettazioni e le conseguenti richieste al Gip- dopo le elezioni regionali. Ruggiero, invece, ha imposto un’accelerazione al suo lavoro, e con l’accelerazione è arrivata la fuga di notizie. Capristo ha usato il pugno di ferro: non ha solo commissariato Ruggiero, ma lo ha addirittura blindato, con una mossa che non avrebbe precedenti nella storia della magistratura italiana. Non solo gli affiancato tre colleghi, infatti, ma ha decretato che ogni loro decisione dovrà essere presa assolutamente all’unanimità. Si capirà bene che il potere di “supervisione” sull’inchiesta lasciato comunque a Ruggiero, a queste condizioni, è ben poca cosa. di Nino Cirillo Il Messaggero

Ispezioni ministeriali. Il ministro della Giustizia può in ogni tempo, quando lo ritenga opportuno, disporre ispezioni parziali negli uffici giudiziari, al fine di accertare la produttività degli stessi nonché l’entità e la tempestività del lavoro svolto dai singoli magistrati. Il lavoro ispettivo è orientato alla verifica di tutte le condizioni necessarie al corretto esercizio della funzione giudiziaria. L’attività ispettiva è affidata a gruppi di Ispettori che costituiscono la cosiddetta “equipe ispettiva”, composta da magistrati, dirigenti e ufficiali giudiziari. Il capo-equipe deve coordinare gli ambiti di intervento dei singoli ispettori, assicurando lo scambio informativo e la circolazione di notizie tra di essi

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  1. memeo savino lunedì, 15 marzo, 2010 17:33

    perchè non esiste la possibilità o la voglia tra le nazioni cosidette civili di individuare un sistema preventivo per evitare che personaggi senza scrupoli, sena etica e con un a smaccata propensione a delinquere, (visto il numero e i costi dei iprocedimenti legali a cui sono sottoposti.) di assumere la responsabilità di governo con le conseguenze che oramai conosciamo?