Immunità parlamentare, i paletti di Fini e di Bersani
0 commenti · 8 febbraio, 2010 · 20:32
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A dire il vero, Bersani ha anche detto e ripetuto che il Pd promuoverà il referendum su ogni riforma costituzionale varata fuori da intese bipartisan e anche su interventi in tema di giustizia separati dal contesto delle riforme sul Parlamento e la forma di governo. Ma questi sono, appunto, i paletti del Pd. Che comunque non ritira la propria disponibilità a discutere di una riforma organica. E in questa riforma organica potrebbe esserci posto per il ripristino dell’immunità. Ovviamente se ne riparlerà solo dopo le elezioni regionali. Qualche segnale però è già arrivato dal Pd, anche oltre il ddl «apripista» della senatrice Franca Chiaromonte. Qualche giorno fa Luciano Violante, a cui Bersani ha affidato la responsabilità del dossier riforme, ha scritto che «all’interno della più generale riforma costituzionale, e sulla scorta delle sentenze della Consulta, possono essere previste forme di immunità purché siano temporanee (solo per la legislatura in corso), per i reati commessi dopo l’assunzione della carica, votate a maggioranza assoluta e nei confronti delle quali l’autorità giudiziaria può sollevare conflitto di attribuzione».
Può darsi che per Berlusconi siano limiti eccessivi. Ma anche Franco Marini (che sicuramente è uno dei leader del Pd più favorevoli al «ritorno alla Costituzione» anche in tema di immunità) spiegava pochi giorni fa che è bene prevedere un giudizio della Corte costituzionale in ultima istanza per «evitare gli abusi che nel tempo trasformarono quella tutela in una sorta di impunità».
Certo, la via «costituzionale» per il Cavaliere non sarà semplice. Perché, oltre al fronte Pd, deve affrontare anche un fronte interno: quello di Gianfranco Fini e degli ex-An. Ieri Giulia Bongiorno ha detto che l’eventuale ripristino dell’immunità richiede paletti «rigorosi», a partire dall’esclusione dei «reati contestati prima del mandato parlamentare». La Bongiorno ha posto anche un’altra condizione: l’immunità «deve marciare parallela a una nuova legge elettorale». L’accostamento può sembrare bizzarro. Ma a ben guardare, se i parlamentari vengono eletti con liste bloccate e premi di maggioranza, il loro grado di rappresentanza si riduce e ha meno senso proteggerli con l’immunità. Pure questo è un tema che trova molto sensibile il Pd, soprattutto quella parte (area Bersani, D’Alema e Marini) contraria ai modelli presidenziali e che punta sulle riforme proprio con l’obiettivo di ricostruire un sistema parlamentare di tipo europeo. di Claudio Sardo Il Messaggero







