
Senato della Repubblica
E’ iniziata con la protesta dei senatori dell’Idv seduti a terra nell’emiciclo dell’Aula con una copia della Costituzione in mano, ed è finita nella bagarre seguita ad un eccitato intervento di Maurizio Gasparri, che concludeva per il Pdl le dichiarazioni di voto, la giornata che, al Senato, ha visto l’approvazione definitiva della legge sul legittimo impedimento. Due le fiducie che hanno preceduto il voto finale, passate entrambe con 168 sì contro 132 no, tra questi, oltre a Pd e Idv, anche l’Udc che sulla stessa legge alla Camera si era astenuta, ma che stavolta ha votato contro la scelta del governo di andare per le spicce in Parlamento ponendo la fiducia. Ripetute le richieste dell’opposizione di avere in aula il premier Berlusconi: «Visto che la legge è fatta a misura sua – ha detto la capogruppo pd, Anna Finocchiaro – poteva anche scomodarsi e presenziare ai lavori». Niente da fare, il Cavaliere si è fatto rappresentare a palazzo Madama dal Guardasigilli Alfano che, peraltro, non è mai intervenuto nella dibattito, così come pochissimi sono stati gli interventi della maggioranza. Al contrario di quelli dell’opposizione, numerosi e tutti allarmati per «l’ennesima legge fatta nell’interesse del premier». La Finocchiaro ha affermato che «siamo davvero al punto di non ritorno nella rottura delle regole, oltre che delle relazioni tra opposizione, maggioranza e un governo che agisce in modo autoritario non tenendo in alcun conto nessuna regola». Pioggia di accuse a premier e governo negli altri interventi dei democrat, non tutti dei quali hanno gradito il sit-in inscenato dall’Idv che a qualcuno ricordava il «bivacco nell’aula sorda e grigia» dei manipoli del Duce. Il vicecapogruppo pd, Luigi Zanda, si è detto «impaurito da questo nuovo passo verso lo sgretolamento dello Stato» e Ignazio Marino ha parlato di una «legge che serve solo al Cesare fatta votare ai suoi pretoriani con un giuramento di fiducia». A tutti ha replicato il capogruppo pdl Gasparri riuscendo, con una serie di riferimenti velenosi al caso Marrazzo e ai rapporti tra D’Alema e i magistrati pugliesi, a scatenare una vera bagarre che ha dato l’idea dello stato di estrema conflittualità, in Parlamento e fuori, dei rapporti tra maggioranza e opposizione dopo il decreto salva-liste.
E, sempre in tema di giustizia, sembra destinato a far crescere le tensioni il documento del Csm votato con il solo no dei ”laici“ del Pdl, nel quale si accusa Berlusconi di aver denigrato e delegittimato la magistratura, «mettendo a rischio l’equilibrio stesso tra poteri e ordini dello Stato su cui è fondato l’ordinamento democratico di questo Paese». A sua volta il vicepresidente del Csm, Mancino, ha affermato che «il presidente del Consiglio è un organo istituzionale, ha responsabilità politica, non può usare un linguaggio di insulti e talvolta di intimidazioni nei confronti del libero esercizio dell’attività giudiziaria». di Mario Stanganelli Il Messaggero
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