Fini visita Berlusconi, ma le distanze politiche restano

1 commento · 15 dicembre, 2009 · 17:01

Gianfranco Fini

Gianfranco Fini

Non si vedevano da più di un mese Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. E l’ultimo incontro a Montecitorio sulla giustizia non era stato dei più distesi. Per non dire dei giorni seguenti, caratterizzati da un gelo crescente. Ma ieri, dopo l’incontro in clinica, i due sembrano aver ritrovato, se non altro, la sintonia umana. I problemi politici restano tutti in piedi. Ma almeno è stato recuperato il dialogo. I due sono rimasti più di mezz’ora faccia a faccia, da soli, nella stanza del premier, al settimo piano del San Raffaele di Milano. E il presidente della Camera è rimasto molto impressionato dello stato di choc e di avvilimento in cui ha trovato il Cavaliere, che non si spiegava il perchè di tanto odio contro di lui. Non tanto da parte di Tartaglia che è psichicamente instabile. Ma di certe parti del Paese. Fini ha cercato di rincuorarlo. Magari avrà sommessamente ricordato che la via del confronto pacato con tutti e sempre la migliore. Avrà ripetuto, come fa ormai da mesi, che «occorre abbassare i toni dello scontro» perchè «il bipolarismo muscolare non fa bene a nessuno». Ma il fatto importante e che i due siano tornati a guardarsi negli occhi. E Berlusconi, come riferisce il ministro Ignazio La Russa, «è stato molto contento della sua visita».

Basta questo agli ottimisti del Pdl per parlare di «pace fatta» tra i due. In realtà, semmai ieri è stata siglata una tregua, si potrebbe dire per motivi umanitari. Difficile, se non impossibile, davanti al premier livido e bendato, affrontare temi come quello della riforma della giustizia, dell’equilibrio e della democrazia nel Pdl. E tanto meno discutere delle candidature per le elezioni regionali. E così non è stato. Tutto, quindi, resta sospeso, ma i problemi restano intatti. A cominciare dalla questione giustizia, con il processo breve che ieri il Consiglio superiore della magistratura ha giudicato «incostituzionale perchè configura una sorta di amnistia per i reati più gravi». Una bocciatura che peserà anche se il finiano Italo Bocchino giudica «questa sì incostituzionale perchè invade il campo di azione del Parlamento», a significare che sulla giustizia il Pdl sarà compatto.

Ma mentre il presidente del Senato, Renato Schifani, dopo la visita a Berlusconi, ha detto di «confidare in tutti i leader politici e in tutti i democratici di questo Paese affinchè si assumano una grande responsabilità di ricondurre il clima del paese in un sistema di confronto che si misuri sulle idee, sui progetti e non su gesti come quello di ieri», tra i finiani si nota come, ancora una volta, sul quotidiano della famiglia Berlusconi, ”Il Giornale”, ieri, subito dopo l’aggressione a Berlusconi, sia comparso un articolo di fondo del vice direttore Sallusti, che si domanda «quanto valga la solidarietà di Fini e Casini, che danno copertura politica all’opposizione». L’obiettivo è chiaro, ragionano i senatori Saro e Valditara, che chiedono le dimissioni del vicedirettore de ”Il Giornale”, «queste devastanti insinuazioni fanno solo il gioco di chi punta alla destabilizzazione e al caos. Qui non si tratta di critica giornalistica, ma di intimidazione e linciaggio mediatico». E a proposito dell’escalation dell’odio, anche verbale, il periodico on-line della fondazione del presidente della Camera ”Farefuturo” sottolinea che «nessuno può dirsi innocente. E’ il sistema politico tutto, assieme a quello dell’informazione, che ha delle responsabilità- è l’accusa- oggi più che mai occorre abbassare i toni e riconoscersi nelle istituzioni. In tutte le istituzioni- si precisa- Quelle direttamente elette dal popolo, tanto quanto quelle che determinano i contrappesi costituzionali. Occorre a questo punto accettare tutte le regole del gioco, rispettare l’arbitro, e combattere sì, ma con fair play. È tempo che tutti insieme ce ne rendiamo conto». di Claudia Terracina Il Messaggero

Tregua. All’indomani dell’aggressione fisica subita dal presidente del Consiglio, la sospensione della rissa politica è invocata da tutte le forze politiche con la sola eccezione dell’Italia dei valori. I temi di possibile ripresa del confronto in Parlamento sono tanti, a cominciare da quelli della giustizia che più di tutto il resto hanno segnato un solco fra maggioranza e opposizione. La riforma del processo breve è all’esame della commissione giustizia del Senato: anche da qui si vedrà se la tregua è reale o solo frutto dell’emozione del momento

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  1. Maurizio martedì, 15 dicembre, 2009 22:28

    e speriamo che si amplifichino le distanze!