Elezioni regionali 2010 Lazio, il Pdl respinto di nuovo

0 commenti · 10 marzo, 2010 · 14:43

Renata Polverini

Renata Polverini

Non ammessa. La lista romana del Pdl resta fuori. L’Ufficio elettorale circoscrizionale ha negato il via libera: una sentenza in linea con i precedenti livelli di giudizio. Erano le 19,54, sei minuti prima che scadesse il tempo fissato dal decreto del governo, quando in Tribunale la presidente Anna Argento ha consegnato la notifica alla delegazione del Pdl. Era formata da Gianni Sammarco, Marco Marsilio e dal presidente del XIX Municipio Alfredo Milioni, ”l’uomo del panino”. I tre hanno lasciato piazzale Clodio senza rilasciare alcuna dichiarazione. Non era necessario. Bastava l’espressione nero pece. Il dispositivo ufficiale si conoscerà oggi. «E’ vero che la nostra lista non è stata ammessa – commenta Alfredo Pallone, vice coordinatore regionale pdl – ma questa volta c’è stato un sostanziale passo avanti. L’ufficio ha accettato il faldone anche se lo ha ritenuto incompleto». E ora? «Ora presenteremo un ricorso alla Commissione centrale della corte d’Appello e porteremo le prove che ci è stato impedito di consegnare le parti che mancano e che non le abbiamo modificate. I nomi dei candidati sono gli stessi delle accettazioni».

Il decreto salva liste (non sarà il caso di battezzarlo in un altro modo?) non ha funzionato, ma il Pdl ha incassato la sconfitta con più fair play, senza i soliti anatemi lanciati sui giudici. Si punta su nuove «prove testimoniali ma anche tecniche». Si ritiene, insomma, «che per la prima volta si sia aperto uno spiraglio». E se l’esito del ricorso fosse positivo? «L’ammissione sarebbe abnorme o nulla – ribatte l’avvocato Pierluigi Pellegrino, uno dei legali che rappresentano il Pd nel ricorso elettorale al Tar – e il ricorso al Tar lo potrebbe fare qualsiasi cittadino, sia prima che dopo le elezioni: condannerebbe a morte l’esito del voto».

Ieri si è tenuto un vertice a Palazzo Grazioli al quale ha preso parte anche il sindaco di Roma Alemanno. Oggi scenderà in campo direttamente il premier, «perché si è fatta troppa disinformazione e va ripristinata la verità».
«Non poteva essere altrimenti, ce lo aspettavamo», prova a schivare il colpo del Tribunale Luca Malcotti, uno dei 41 candidati della lista respinta. «Essendosi pronunciato il Tar era evidente che la presentazione postuma della nostra lista era fuori tempo massimo. Ora riponiamo fiducia nel Consiglio di Stato». Il cui verdetto, per inteso, arriverà in ogni caso dopo le elezioni.

E il Pd? Gli avvocati vicini al partito, a cominciare da Luca Petrucci, hanno ”presidiato“ di fatto gli uffici di piazzale Clodio fino alle 20, orario di chiusura. «Se le cose stanno così – insiste Pierluigi Pellegrino, – devono andare al Tar e non al Consiglio di Stato».

Fino a ieri il destino della lista “reietta” era affidato ai giudici. Ventiquattro ore dopo rimane nella mani dei giudici.
Fuori, dentro. Fuori, dentro. Per tutta la giornata il popolo del Pdl ha sfogliato la margherita. Non ci si faceva illusioni. Anche se la Polverini ha un certo punto si era detta ottimista. La decisione del Tribunale era prevista per le 18. Attesa estenuante. Un collaboratore dell’avvocato Petrucci aveva consegnato all’Ufficio elettorale l’ordinanza con la quale il Tar del Lazio ha respinto la richiesta. Secondo i legali l’ordinanza vincolava «tutte le parti del processo, quelli che hanno perso e quelli che hanno vinto, e in particolare l’ufficio circoscrizionale elettorale, a rispettarla». Previsione che si è rivelata azzeccata. di Claudio Marincola e Luca Brugnara

I due ricorsi. Il no sul ripescaggio della lista Pdl da parte dell’Ufficio centrale circoscrizionale non esaurisce la vicenda: ora, infatti, il Pdl farà ricorso al Consiglio di Stato. In quel modo si esauriranno i quattro gradi di giudizio che riguardano però la ”prima” lista. Dopo il decreto legge ”interpretativo” varato dal governo, infatti, il Pdl ha ripresentato la sua lista. E anche questa dovrà ripercorrere il medesimo iter: quattro gradi di giudizio prima della pronuncia finale.

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