Elezioni regionali 2010, Di Pietro primo alleato del Pd
0 commenti · 6 febbraio, 2010 · 15:35
Bersani da un po’ di tempo è in fase di accentuata autonomia di leadership, non sopporta padrinaggi politici e cattivi consigli, e se i D’Alema e i Latorre avevano fatto assurgere il rapporto con l’Udc e la rottura con Idv al rango di asse strategico, il leader democrat non sta proprio su questo crinale, sa vede capisce che Di Pietro quanto a consensi è ben piazzato, che una parte dell’elettorato democratico non considera l’ex pm alla stregua di un belzebù, e quindi la conclusione non può che essere una: Di Pietro e la sua Idv sono il principale alleato del Pd, quelli da tenersi più stretti anche in forte e reciproca competizione. Il posato, pragmatico Bersani sta lavorando ai fianchi lo scalpitante Di Pietro, sta cercando come si diceva una volta di renderlo presentabile in società, di farlo diventare potabile: gli ha fatto digerire la candidatura di Vincenzo De Luca in Campania, mentre Tonino non ha digerito quella di Agazio Loiero in Calabria, molto più digeribile appare invece il tonno di Callipo, sempre più in rampa di lancio per la corsa elettorale: il rinvio delle primarie calabresi deciso proprio ieri (dal 7 al 14) è l’ultima, estrema trovata per stemperare la situazione, cercare di far desistere Loiero e arrivare a un’intesa sul nome dell’imprenditore ittico sponsorizzato da Di Pietro. E in quel caso si arriverebbe all’en plein ”13 su 13” con un candidato presidente anche per l’Idv.
E’ piaciuto a Bersani quel riferimento all’«alternativa» tratteggiato da Di Pietro al congresso, «visto, la mia parola d’ordine sta facendo strada», si è auto congratulato il segretario con i suoi. E’ una sorta di concorrenza sleale, quella che il leader democrat deve fronteggiare: prima Di Pietro ai cancelli delle fabbriche a difendere le ragioni operaie davanti alla crisi (Bersani non vorrebbe essere da meno, ma si ritrova un partito ormai disabituato alla bisogna); adesso concorrenza finanche sulle parole d’ordine, come si è sentito ieri al congresso dipietrista, quando Formisano ha parlato di «nuovo Ulivo» e di «casa comune dei riformisti» manco fosse un fassinianveltroniano.
In questa politica di apertura, di più, di intesa con Idv, Bersani si ritrova al fianco Rosy Bindi anch’essa aperta a suggestioni movimentiste; non si ritrova invece Enrico Letta, lontano anni luce anche culturalmente da ogni dipietrismo e fautore principe dell’intesa con l’Udc, al momento per nulla compatibili. Rosicano invece le minoranze interne a partire dai veltroniani, che ricordano come Walter segretario strinse sì un patto elettorale con Di Pietro salvo poi non incontrarlo più, anzi, fu continua polemica, mentre Bersani – ricordano ancora gli stessi – ha accolto l’ex pm alla convention di Milano, ci ha fatto due incontri e una conferenza stampa insieme. di Nino Bertoloni Meli Il Messaggero







