Di Pietro non teme nulla, magistrati vadano avanti su tutto
0 commenti · 24 dicembre, 2008 · 17:07
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«I magistrati vadano avanti, perché quando non si ha nulla da temere non si ha paura delle intercettazioni e delle indagini. Anzi, confermo che sono un utilissimo strumento di indagine». Non fa una piega Antonio Di Pietro, davanti agli sviluppi dell’inchiesta della Procura di Napoli sull’imprenditore Alfredo Romeo che lo coinvolgono indirettamente e soprattutto tirano in ballo suo figlio Cristiano. «Non c’è figlio che tenga aggiunge il leader dell’Idv e siccome non ho nulla da temere, non ho niente da nascondere e quindi posso dire solo buon lavoro ai magistrati. Non so se questo telefilm, che non ha né capo né coda, sia stato fatto uscire oggi ad arte.Ma cosa importa? Non mi unirò, come in molti speravano, alla politica paludata che se la prende con i magistrati e chiede la riforma delle intercettazioni. Anzi, benvengano le intercettazioni e la pubblicazione sui giornali quando non sono coperte dal segreto di istruttoria. L’informazione faccia il suo dovere e informi tutti su tutto. I magistrati facciano il loro dovere e indaghino su tutto».
Quanto al motivo che avrebbe scatenato la presunta rappresaglia degli inquisiti contro l’allora ministro delle Infrastrutture di Prodi, Di Pietro chiarisce: «Nel 2007 ricordo di aver trasferito almeno 10-15 persone, ma non perché mi avessero passato dei pizzini o perché c’era qualche talpa. Semplicemente perché un buon ministro ha il dovere anche di evitare che si creino delle sacche di contiguità. Ho sempre considerato che fosse un bene far ruotare gli incarichi soprattutto se poi si trattava di persone sulle quali si facevano delle chiacchiere. Quando ero minic stra ho trasferito della gente, ripeto, per motivi cautelari, in seguito a promozioni. Ma ho anche ordinato delle espulsioni sulla base di informazioni che aveva raccolto in qualità di capo del dicastero. Sono comunque orgoglioso di aver preso quelle decisioni. E lo rifarei».
L’informativa redatta dagli investigatori della Dia e allegata agli atti ricostruisce i rapporti tra Cristiano Di Pietro e Mario Mautone. I contatti tra Di Pietro Jr e Mautone, l’ex provveditore alle opere pubbliche della Campania e del Molise ora ai domiciliari, «tendenzialmente potrebbero rientrare nell’ambito dei ruoli istituzionali ricoperti, hanno assunto nel corso delle indagini un contenuto alquanto ambiguo – rileva la Dia – Di Pietro chiede alcuni interventi di cortesia quali: affidare incarichi a persone da lui segnalate anche al di fuori degli ambiti di competenza; e si parla di presunti interessi del figlio del ministro in alcuni appalti e su alcuni fornitori. In un’altra telefonata un ex parlamentare Idv comunica a Mautone che con lui si trovano due architetti amici di Cristiano, «ai quali non bisogna far prendere collera».
Intanto, dopo le frenate dei giorni scorsi, Umberto Bossi entra sull’argomento con una posizione più simile a quella di Silvio Berlusconi. «La magistratura non è sempre la soluzione per tutti i guai del Paese: deve poter fare il suo lavoro, ma non si può sostituire alla politica. Non può essere come ai tempi di Mani Pulite quando faceva il bello e il cattivo tempo», dice il leader della Lega a SkyTg24. Quanto alle intercettazioni, Bossi osserva che vanno fatte «sulla base di quello che la polizia prevede come reato. Adesso invece buttano la rete e intercettano tutti: non va molto bene per un Paese democratico». E sulla riforma della Giustizia dichiara: «Non so se sarà possibile, ma Berlusconi mi ha confermato che vuole farla anche con la sinistra». Poi il finale buonista: «Povero Di Pietro, lui che è stato nel pool di Mani Pulite. Se si trovasse un figlio così ne soffrirebbe molto: mi auguro che i figli non siano causa di dramma per i genitori».






