Di Pietro apre a moderati, cattolici, contro regime piduista
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Eventualità, questa, che non ha trovato concreta udienza in congresso, anche se uno dei passi più significativi delle conclusioni congressuali del leader idv ha riguardato la politica delle alleanze e la «svolta» che vede passare il partito «dalla protesta sterile all’alternativa di governo». «Abbiamo fatto – ha detto Di Pietro evocando le parole del suo procuratore capo Borrelli – resistenza, resistenza, resistenza a questo regime piduista e fascista. Ora dobbiamo impegnarci nella costruzione di un altro governo per il Paese». E, visto che «da soli non bastiamo, dobbiamo assumerci la responsabilità di non creare steccati». L’Idv dovrà guardare «ad alleanze nel perimetro del centrosinistra, ma anche nell’area moderata, cattolica, liberale e del non voto». «Pragmatismo», quindi, per l’opera di «ricostruzione» dei danni del centrodestra, è la ricetta del leader molisano. Unita a un appello da moderno Cincinnato: «Aiutatemi a portare questa barca alla riva, dopo di che non vedo l’ora di tornare alla mia masseria».
Applausi a pioggia, ma con De Magistris che va in sala stampa per sollevare il suo distinguo: «Sulle alleanze la questione non è di steccati ideologici ma di coerenza. Non si possono fare armate Brancaleone anche se lo scopo è quello di buttar giù Berlusconi. Non è che io voglia criminalizzare ma l’Udc dei Cesa e dei Cuffaro non mi piace. E quanto alla Campania, anche con un candidato diverso da De Luca si poteva vincere…». Allora, viene chiesto all’ex pm, lei pensa a organizzare il dissenso, a una corrente? «Per carità! Con le correnti la magistratura si è bruciata la sua autonomia. Parlo piuttosto di diverse sensibilità». Mai aderito a una corrente di magistrati? «Mai, e forse proprio per questo mi hanno cacciato».
E per quanti, in congresso, si fossero trovati in crisi di astinenza da antiberlusconismo una buona dose l’ha fornita l’ex premier belga Guy Verhofstadt, oggi capogruppo dei liberali e democratici all’Europarlamento: «La mia impressione è che Berlusconi usi tutta la sua energia per risolvere i suoi problemi personali con la giustizia. Se avesse investito la stessa energia nell’interesse dell’Italia, il vostro sarebbe il Paese con maggior benessere al mondo». di Mario Stanganelli Il Messaggero
Alleanze. Lessicalmente è un patto tra due o più forze politiche. Proprio sullo schema delle alleanze si è dipanata la storia della Repubblica, da quelle contrapposte tra Dc e partiti di centro, da un lato, e fronte popolare, dall’altro, dopo la guerra. Oggi, a fronte di una solida intesa tra Pdl e Lega, il problema delle alleanze agita soprattutto il Pd tra chi lo vorrebbe rinchiuso nel perimetro del centrosinistra e chi chiede aperture al centro moderato cattolico.




