Ciancimino, Berlusconi, accuse indecenti, un boomerang
0 commenti · 9 febbraio, 2010 · 16:11
Berlusconi all’assedio mediatico e giudiziario è ormai abituato e, per dirla con Fedele Confalonieri, nell’uno contro tutti dà il meglio di sé. Così quel «vogliono colpire il governo», ieri si leggeva, a mò di ritornello, in tutte le dichiarazioni dei principali esponenti del Pdl che hanno fatto subito quadrato intorno al proprio leader. Solo che stavolta dal Pd non ci sono state reazioni se non la «fiducia nella magistratura» di Andrea Orlando e la censura netta di Marco Follini alle parole del figlio dell’ex sindaco di Palermo. Il fatto che Di Pietro «penda dalle labbra di Ciancimino», come sostiene Maurizio Lupi, e bolli il governo come «fascista e paramafioso» dopotutto non dispiace al premier che, ritenendo inevitabile l’abbraccio dell’Idv con il Pd, è convinto che prima o poi anche il partito di Bersani torni, in campagna elettorale, a rispolverare un po’ di quell’antico giustizialismo che compatta l’elettorato di centrodestra e mette in riga gli alleati.
Preoccupato più del pranzo che oggi avrà ad Arcore con tutti i suoi figli che delle ricostruzioni di Ciancimino junior, Berlusconi ieri sera non solo ricordava i provvedimenti presi dal suo governo per combatter la mafia, ma la parole delle decine di pentiti che negli anni scorsi hanno «alimentato il castello di menzogne». Berlusconi, che quando è costretto a scendere in Sicilia per motivi elettorali o di governo, cura in ogni dettaglio l’agenda degli incontri, ieri si complimentava con se stesso per non avere avuto negli anni «nessun rapporto, incontro o telefonata tale da poter essere presa a pretesto, se non costruendo menzogne». Oramai, come anche confermano i sondaggi che continuano ad assegnargli percentuali record di gradimento, «anche gli elettori hanno capito». di Marco Conti Il Messaggero







