Bossi avverte gli alleati: per fare il federalismo bastiamo Silvio ed io

0 commenti · 26 luglio, 2010 · 14:37

Umberto Bossi

Umberto Bossi

«Berlusconi non farà mancare i voti necessari al federalismo, del resto Lega e Berlusconi sono quasi tutti i voti del Parlamento». Così Umberto Bossi, segretario della Lega Nord e ministro delle Riforme, ha risposto a una domanda sulle tensioni tra il presidente del Consiglio e il presidente della Camera, Gianfranco Fini, a margine dell’inaugurazione di una sede del Carroccio. A Bossi è stato chiesto se metterà una buona parola per risolvere le tensioni con Fini, soprattutto per salvare la riforma del federalismo tanto cara alla Lega. «Io – ha risposto – posso mettere una buona parola ma quando due litigano è difficile farlo ed è meglio non mettersi troppo in mezzo». Insomma, il Bossi mediatore a oltranza, la colomba interessata solo a una cosa: ovvero a riportare il sereno nella maggioranza per garantirsi l’approvazione dei decreti attuativi senza cui il federalismo resterebbe lettera morta, ha di nuovo lasciato il posto al Senatùr di lotta. Se Fini vuole rompere, si accomodi pure, cioè. Il leader leghista si dice infatti fiducioso sul fatto che «comunque il federalismo lo portiamo a casa, perchè ci sono tanti partiti che lo vogliono e Berlusconi non farà mancare i voti necessari: Lega e Berlusconi sono quasi tutti i voti del Parlamento».

C’è poi il caso Granata, con le accuse di ”debolezza” sull’antimafia rivolte dal parlamentare finiano ad esponenti del governo. «Io non l’ho mai sentita, ma so che Maroni i mafiosi li piglia tutti i giorni e che lui e la Lega si stanno dando da fare su questo fronte. Secondo me sono dunque stupidaggini», taglia corto il Senatùr. Quanto all’altro nodo di queste ore che investe il governo, vale a dire la nomina del successore di Claudio Scajola al ministero dello Sviluppo Economico, Bossi si sottrae. «Il problema ce l’ha Berlusconi», risponde ai giornalisti senza aggiungere altro. Salvo chiedere una garanzia legata anche al caso Fiat: «Io preferirei un ministro che dà certe garanzie, cioè i posti di lavoro».

I cronisti giunti fino a Travedona Montate, nel varesotto, lo incalzano sul ruolo di Tremonti e le voci di possibili governi diversi dall’attuale. Qui, al contrario, Bossi non si sottrae. «Sono convinto che non è vero che Giulio stia lavorando a una successione a Silvio», risponde sereno, «perchè Tremonti è molto amico di Berlusconi e non gli farebbe mai uno sgarro».

«Tremonti è molto bravo», sottolinea il leader del Carroccio, «è uno che dà del tu all’economia a differenza di molti altri che pure hanno fatto il premier e che però non ci capivano un accidenti, tanto che hanno favorito le imprese che andavano a delocalizzare e ci hanno fatto perdere posti di lavoro». Bossi non vede in Tremonti uno che lavora dietro le quinte. «Tremonti – taglia corto – è una persona d’onore – uno che mantiene la parola e non farà uno sgarro a Berlusconi». Infine, c’è ancora il tempo per una domanda sulle tensioni tutte interne, stavolta, alla Lega. Perché se lo scontro interno al Pdl è alla luce del sole, quello fra i lumbard è meno esposto ma non meno reale. «La Lega non è mai stata così tranquilla ma comunque io sono un segretario semplice», liquida l’argomento il Senatùr: «Se uno pianta casino penso che non gli interessa niente del federalismo nè della Padania e lo mando via, non perdo tempo e non servono congressi perchè l’incaricato sono io».

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