Autonomia politica all’Udc, ma Casini incontra prima Fini

0 commenti · 6 novembre, 2009 · 23:30

L’incontro con Silvio Berlusconi è fissato per oggi pomeriggio alle 16. Pier Ferdinando Casini ha chiesto che si svolga nella sede più ufficiale, a Palazzo Chigi, ed è probabile che alla fine il Cavaliere ceda, rinunciando alla consuetudine di Palazzo Grazioli. Del resto è pronto a fare grandi offerte all’Udc. Ad accettare l’autonomia del Centro nelle coalizioni regionali, autonomia che venne negata alle elezioni del 2008 provocando la rottura politica. A concedere all’Udc anche uno o due candidati governatori. Persino a promettere aperture sulle riforme istituzionali e sulla legge elettorale, in modo da coniugare il bipolarismo con un sistema multipartitico. Ma ovviamente Berlusconi ha anche delle richieste da fare a Pier Ferdinando Casini. Innanzitutto una disponibilità alla riforma delle giustizia. E, accanto a questa, un accordo nelle cinque grandi Regioni in bilico – Lazio, Campania, Calabria, Puglia, Piemonte – dalle quali dipende il risultato politico delle regionali di marzo. Casini ieri, davanti agli amministratori provinciali del suo partito, ha ribadito che la linea è «andare avanti da soli anche alle regionali». Ci saranno, però, «delle eccezioni in presenza di candidati condivisi e programmi chiari». Ed è esattamente sulle «eccezioni» che il leader centrista ha cominciato a lavorare. Mercoledì ha visto Pier Luigi Bersani, domani vedrà Berlusconi. Ma tra il primo e il secondo incontro Casini ha avuto ieri (in un ristorante romano) un lungo, conviviale colloquio con il presidente della Camera Gianfranco Fini. I rapporti tra i due si sono intensificati nelle ultime settimane, dopo il gelo provocato dallo strappo del 2008. Forse è troppo dire che è stato ripristinato un asse preferenziale. Ma certo Casini ha voluto lanciare un segnale al Cavaliere: non provi ad usare l’Udc solo per contenere le richieste dei suoi alleati. Qualcosa di simile aveva detto anche all’assemblea della mattina: «Non ci presteremo alle furbizie».

Fini ovviamente vorrebbe che l’Udc sostenesse i candidati Pdl, almeno laddove sono espressione dell’area ex An (a partire dalla Calabria, dove il candidato sarà Scopelliti). Ma ancora il quadro è da definire. La stessa candidatura della Polverini nel Lazio non è certa. All’area di An potrebbe toccare la designazione in Campania (nel caso sarebbe Viespoli) e per il Lazio potrebbe scendere in campo l’attuale commissario europeo Tajani. Di certo, Casini ha fatto capire che i centristi non sono disponibili a sostenere la candidatura del coordinatore campano del Pdl Nicola Cosentino: «Non possiamo permetterci di sostenere candidature discusse». Berlusconi insisterà perché gli accordi con l’Udc comprendano le Regioni più contese. È pronto ad offrire candidati-governatori ai centristi (come del resto ha già fatto Bersani mettendo sul piatto Lazio e Campania). Il leader centrista però esclude candidati-governatori Udc: non vuole ipoteche sul percorso di autonomia del Centro nella legislatura. La linea è realizzare intese a macchia di leopardo con Pdl e Pd, a condizione che la presenza centrista sia significativa e determini un «cambio di indirizzo». Con una accortezza conclusiva: l’Udc è un partito d’opposizione e cercherà di evitare un risultato troppo favorevole al governo. di Claudio Sardo / Il Messaggero

Elezioni regionali. Il 28 e 29 marzo si vota per rinnovare consigli e giunte di 13 regioni. In Veneto e Lombardia governano Pdl, Lega e Udc. Piemonte, Liguria, Emilia, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Campania, Basilicata, Puglia e Calabria sono in mano al centrosinistra. C’è l’elezione diretta del presidente. Se al primo turno nessuno ha la maggioranza assoluta, c’è ballottaggio tra i primi due. E’ possibile il voto disgiunto lista-presidente.

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