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Notizie politica / Elezioni regionali 2010, barricate della Lega Nord se si cambiasse data

Umberto Bossi
Al rinvio delle elezioni regionali anche solo nel Lazio, Silvio Berlusconi non ha mai pensato. Oggi incontrerà Vittorio Sgarbi per valutare insieme la possibile richiesta di rinvio che il critico d’arte vorrebbe inoltrare alla Regione Lazio chiedendo il rispetto dei quindici giorni di campagna elettorale e della due settimane di permanenza sui manifesti elettorali. Il presidente del Consiglio non ha però molto voglia di assecondare la strada delle carte bollate. Anche perché l’elettorato ha già dato più di un segnale di impazienza per il polverone seguito alle faticosa presentazione delle liste. Il timore dell’astensione è ora il principale cruccio del premier che anche ieri è tornato da Napoli sull’argomento sostenendo che il non voto «favorisce la sinistra». Il polverone sulle liste, ammesse e respinte, sta infatti disorientando non poco l’elettorato che domenica prossima potrebbe preferire il mare alle urne. Comunque sia stretti collaboratori del premier sostengono che Sgarbi non potrebbe nemmeno avere diritto al rinvio del voto in quanto il decreto legge ”salva liste” riduce da quindici a sei i giorni che una lista ha di diritto a stare sui manifesti elettorali del ministero dell’Interno. In piedi resta solo il ricorso al Consiglio di Stato messo a punto dall’avvocato e parlamentare del Pdl Ignazio Abrignani. Il rigetto della Corte Costituzionale all’istanza di sospensiva al decreto ”salva liste”, ha riaperto qualche speranza nel centrodestra, anche se qualcuno sperava in una più esplicita rivendicazione del diritto alla competizione da parte di tutti i soggetti politici.
La «condizione di precarietà che caratterizza l’imminente competizione elettorale», denunciata ieri sera dalla Consulta nella sua sentenza e dovuta alla presenza di un decreto legge non ancora convertito, se valutata dal Consiglio di Stato nel senso del rinvio, rischia però di riflettere i suoi effetti non solo sul Lazio ma in tutte le regioni che hanno applicato un decreto non ancora convertito. Ed infatti Emma Bonino, candidata nel Lazio per il centrosinistra, sostiene da giorni che l’eventuale rinvio del voto è possibile se riguarda «tutta Italia». Proprio ciò che teme la Lega di Umberto Bossi che di rinvio non vuol sentir parlare e che da qualche giorno ha ripreso a commentare in modo critico non solo il pasticcio compiuto a Roma dal centrodestra nel giorno in cui avrebbero dovuto presentare la lista, ma anche la strategia messa in atto dal Pdl nei giorni successivi. «Io preferisco trattare – ha spiegato ieri il Senatur – sarei andato di corsa dal segretario del Pd e avrei detto che non si possono fare le elezioni senza il partito più forte in Italia. Forse sarebbe andata meglio».
E’ quindi difficile che Berlusconi oggi decida di approfittare dell’opportunità che ha Vittorio Sgarbi di presentare istanza di rinvio del voto. Lo slittamento non sarebbe soltanto «un inutile stillicidio», come sostiene Mario Baccini, ma anche un rischio perché i quindici giorni in più permetterebbero la conversione del decreto e darebbero al Lazio di uscire da quella condizione di «precarietà» denunciata ieri dalla Consulta e che invece potrebbe lasciar spazi a nuovi ricorsi. di Marco Conti Il Messaggero
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