Berlusconi Noemi, con famiglia Letizia è tutto trasparente

0 commenti · 26 maggio, 2009 · 16:08

Una furia per l’invasione nel suo privato, per «l’accanimento» nei confronti della famiglia Letizia, per la «morbosità» con la quale si scandaglia nella vita di persone anche giovani. «Siamo arrivati al punto che c’è qualcuno che va a caccia di cartelle cliniche», è sbottato ieri Silvio Berlusconi al telefono con un suo collaboratore, dopo una giornata trascorsa a fare il punto con l’avvocato Ghedini. Lo irrita il sospetto, insinuato in molte ricostruzioni di questi giorni, di un suo rapporto “opaco” con la giovane Noemi. «Tutto trasparente e alla luce del sole», ripete il premier che in queste ore si è consolato solo in parte con i sondaggi “freschi-freschi” dell’infallibile Alessandra Ghisleri che danno la Pdl intorno al 41% e il Pd arrancare sotto il 25%. La vicenda non sembra turbare l’elettorato di centrodestra e le ricadute della crisi economica provocano effetti peggiori del “Casoria-gate”. La ricostruzione offerta dal papà di Noemi ieri sul “Mattino” lo ha rinfrancato. Anche perchè, a suo giudizio, «si tratta di circostanze tutte provabili». «Lo dicevo che si sarebbero dovuti vergognare», ripeteva ieri il Cavaliere riferendosi alla circostanza della morte del fratello di Noemi.

Resta però nel presidente del Consiglio il sospetto di un immenso «trappolone» accentuato dalle telefonate di molte ragazze che hanno partecipato all’ormai famoso corso per aspiranti candidate che denunciano «pressanti richieste di interviste e dichiarazioni». L’amarezza per l’immagine rovinata del Paese all’estero è stata ieri in parte compensata dalla scomparsa del dolore al collo che lo ha costretto per giorni a punture di cortisone.

All’immagine del don Giovanni, del “tombeur de femmes”, che il premier ripropone al pari di un vecchio cliché, ora preferisce quello più realistico del nonno che, a 73 anni suonati, vorrebbe aver più tempo per i nipoti e non passare le sue giornate a via del Plebiscito o a palazzo Chigi. «Vorrei fare il nonno a tempo pieno e non il presidente del Consiglio», spiegava infatti ieri l’altro il Cavaliere alla giornalista dell’americana Cnn. Nella valanga di accuse e nelle massa di sospetti che in questi giorni vengono scaraventati sulla sua persona, il premier non ha ritrovato l’unica verità di cui in effetti ha sempre parlato poco volentieri, ma che a suo giudizio sarebbe da sola in grado di far assumere al rapporto con la giovane Noemi e la sua famiglia, tutt’altra luce. «Ma nessuno si ricorda che cosa ho dovuto affrontare nel ‘97?», ha ricordato ieri il premier a più di un suo interlocutore telefonico, Bossi compreso.

«Sapete, pochi anni fa ho avuto un cancro», confessò nel 2000 l’allora leader dell’opposizione ad un gruppo di giovani ex tossicodipendenti in cerca di coraggio per vivere. Un cancro che comportò l’asportazione della prostata e di conseguenza quella che di recente Giampiero Mughini ha definito «una sberla che non finisce mai», ovvero la perdita della virilità. E’ difficile dire se questo “operazione verità” sia una delle carte di riserva che Berlusconi potrebbe giocare se si arrivasse a scandagliare tra cartelle cliniche ed esami ginecologici. Certo è che forse non ci voleva la solita schiettezza del Senatur che ieri, durante un comizio, ha ricordato ad elettori e cittadini che «il caso Noemi è tutta una montatura» anche perché «Berlusconi i suoi anni li ha. Vabbè che c’è il viagra, ma ci credo poco». Le paure e le ansie di quel maggio del ‘97, Berlusconi le ha esorcizzate riproponendo l’immagine di sempre dell’uomo superattivo che non ascolta le rampogne della fidatissima Marinella quando lo invita a riposarsi e che apprezza il gentil sesso e la gioventù. Dopo dodici anni e un passaggio, nel 2006, anche sotto i ferri del centro cardiologico di Cleveland, Berlusconi vorrebbe da tutti, opposizione in testa, maggior rispetto.

Invece il premier sostiene di aver a che fare «con la sinistra di sempre» che si ritroverà tra le mani un boomerang». Stavolta però, passate le elezioni Europee, promette di rispolverare un adagio dell’ex ministro Previti: non farò prigionieri. Nell’ira di un Cavaliere costretto a sventolare le sue cartelle cliniche, c’è posto per tutti.

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