Via libera a Banca del Mezzogiorno, non sarà carrozzone
0 commenti · 12 marzo, 2010 · 15:44
Si tratterà, come è stato ricordato ieri, di una banca di secondo livello, ossia di una struttura che non avrà propri sportelli ma si appoggerà alla rete esistente delle banche di credito cooperativo e delle Poste italiane; in futuro potrebbero poi inserirsi nel progetto altri soggetti bancari. Come ha ricordato Tremonti, sarà però visibile il logo “Banca del mezzogiorno” presso gli sportelli che partecipano all’iniziativa.
Ma c’è un altro aspetto del progetto che toccherà direttamente i risparmiatori: la legge permette non solo alla Banca del Mezzogiorno ma anche a tutti gli altri istituti di emettere titoli finalizzati a finanziare investimenti al Sud, titoli i cui rendimenti saranno tassati al 5 per cento invece del normale 12,5. Una possibilità che finora però è stata accolta in modo tiepido dalle banche, ha fatto capire Tremonti, annunciando di voler insistere per «stimolare gli operatori».
Non sarà una banca pubblica: lo Stato avrà nell’azionariato una quota simbolica, destinata ad essere dismessa dopo la fase di avvio del progetto. Il comitato promotore (organismo richiesto dalla legge bancaria) sarà presieduto da Vito dell’Erba, presidente della federazione delle banche di credito cooperativo di Puglia e Basilicata. Ne faranno parte altri esponenti del mondo cooperativo, imprenditori, accademici, l’amministratore delegato di Poste italiane Massimo Sarmi e, per il ministero, Andrea Montanino, dirigente generale del Dipartimento del Tesoro.
Molto soddisfatto dell’iniziativa Alessandro Azzi, presidente di Federcasse (che raggruppa le banche di credito cooperativo). «Quello della banca per il Mezzogiorno è un progetto coerente con la nostra missione» ha detto Azzi. Sul fronte politico è invece scettica l’opposizione. Il Pd parla di «propaganda elettorale» mentre per Pier Ferdinando Casini, «è uno spot a buon mercato che porta a poco». di Luca Cifoni Il Messaggero
La Banca del Mezzogiorno sarà una banca come le altre?
Non esattamente. Sarà una banca di secondo livello, ossia un istituto con una propria “testa” per coordinare le attività, ma che concretamente opererà attraverso una rete di sportelli già esistenti, quelli delle Banche di credito cooperativo e di Poste italiane. In questi sportelli sarà comunque presente il logo “Banca per il Mezzogiorno” per segnalare ai clienti la possibilità di ricevere i servizi offerti dalla nuova struttura.
Cosa farà concretamente la nuova struttura?
Gli obiettivi principali sono favorire la nascita di nuove imprese, stimolare l’imprenditorialità giovanile e femminile, l’internazionalizzazione e la ricerca, e attraverso questa via creare maggiore occupazione. Concretamente, le attività saranno la consulenza in particolare ai “piccoli”, l’erogazione di credito agevolato e credito agrario, la valutazione di progetti imprenditoriali innovativi, la raccolta a medio-lungo termine.
Chi fa parte del comitato promotore?
Vito Lorenzo Dell’Erba (Presidente), Ermanno Alfonsi (Abruzzo Bcc), Gianluca Brancadoro (Univ. Teramo), Rosa Maria Caprino (imprenditrice), Nicola Culicchia (Sicilia Bcc), Enrico Falcone (Bcc Roma), Pasquale Lamorte (Unioncam), Roberto Mazzotti (Iccrea), Andrea Montanino (Tesoro), Massimo Sarmi (Poste), Arturo Semerari (Ismea), Franco Senesi (Bcc nord-est), Davide Sola (Svil Ec), Pierfilippo Verzaro (Bcc Calabria), Francesco Vildacci (Campania Bcc)
I risparmiatori saranno coinvolti nel progetto?
La stessa legge che istituisce la Banca del Mezzogiorno prevede la possibilità non solo per la nuova struttura ma anche per tutte le altre banche di emettere obbligazioni finalizzate agli investimenti nelle Regioni meridionali. Questi “titoli di scopo” avranno un regime fiscale privilegiato: i rendimenti saranno tassati al 5 per cento, invece che al 12,5 che è l’aliquota vigente per titoli di Stato e obbligazioni “corporate”.







