Riforma università Gelmini, basta rettori e ricercatori a vita, bocciata la pensione a 65 anni
0 commenti · 30 luglio, 2010 · 15:23
Il ministro Gelmini. «Una riforma epocale, che rivoluziona i nostri atenei, introduce la meritocrazia e consente all’Italia di tornare a sperare. L’università sarà più trasparente, competitiva e internazionale. Il ddl segna la fine delle vecchie logiche corporative: sarà premiato solo chi lo merita e finalmente si potrà competere con le grandi realtà internazionali». L’iter parlamentare prosegue, ora il testo andrà alla Camera.
Stop ai ricercatori a vita. Per i ricercatori sono previsti contratti a tempo determinato (minimo 4, massimo 5 anni) seguiti da contratti triennali “tenure track” al termine dei quali se il ricercatore sarà ritenuto valido sarà confermato come associato a tempo indeterminato. In quanti faranno il salto? «Un terzo, circa 9 mila diventeranno professori di seconda fascia», sostiene Giuseppe Valditara, il relatore della legge. Il ruolo degli attuali 26mila ricercatori andrà a esaurimento (non significa che perderanno il posto). In aula Gelmini ha annunciato che «sono pronti 40 milioni di euro per ripristinare gli scatti di stipendio, un impegno concordato con il ministro Tremonti». La questione era stata sollevata dal leader dell’Alleanza per l’Italia, Rutelli, che, dopo l’assicurazione sui fondi dai banchi dell’opposizione ha poi dato parere favorevole alla legge in nome di un «patto per l’università».
L’abilitazione. Come si diventerà ordinari? E’ stata introdotta l’abilitazione scientifica nazionale di durata quadriennale, gli atenei pescheranno dalla lista che distingue tra idonei di prima e di seconda fascia.
Soldi all’università. Tremonti era atteso in aula ma è rimasto alla Camera per l’approvazione della manovra economica. Ha però fatto sapere attraverso la Gelmini che una parte del miliardo e 300 milioni tolto agli atenei verrà «restituito» poiché l’università ha un ruolo strategico ed è una delle “priorità” del governo. Pesanti critiche dalla opposizione: «Sulle risorse per ora solo promesse e niente fatti», sostiene Vittoria Franco. Un’altra esponente del Pd, la Sbarbati Carletti, alla legge riconosce «elementi positivi» ma ritiene «incostituzionale» e «scandaloso» che si faccia una legge senza trovare contestualmente i fondi. Durissima la stroncatura dell’Udc: «La riforma dell’università? Un ennesimo spot», dice Gianpiero D’Alia.
Meno esterni nel Cda. All’inizio il ddl prevedeva una presenza di almeno il 40% di esterni, ma già in commissione la norma è stata annacquata: ora basta un 20% di membri chiamati da fuori, tre su undici o due su nove. Si indebolisce così il sistema che doveva rendere meno nepotistico e autoreferenziale il sistema.
Sforbiciata alle facoltà. Atenei più leggeri, le facoltà potranno essere al massimo 12. Inoltre gli atenei non potranno indebitarsi, pena il commissariamento e non potranno assumere personale se non saranno “virtuosi”. Obbligatori i nuclei di valutazione per verificare i risultati secondo parametri di qualità, trasparenza e promozione del merito, con la introduzione di meccanismi premiali nella distribuzione delle risorse anche mediante un sistema di “accreditamento” degli atenei, che dovranno avere sì l’autonomia, ma responsabile. La valutazione esterna sarà periodicamente fatta dall’agenzia Anvur. Verrà anche istituito un fondo speciale per il merito finalizzato a promuovere «l’eccellenza tra gli studenti». Ridefinito anche il ruolo del rettore, garante dello sviluppo dell’ateneo, per non più di due mandati: 4+4 anni o un solo mandato di 6. Per loro prevista la “sfiducia” se gestiranno male l’ateneo. Infine, due o più università potranno federarsi, completamente, o limitatamente ad alcuni settori di attività. di Anna Maria Sersale © Il Messaggero
Rettori. L’incarico di Rettore diventa a tempo determinato: sono possibili non oltre due incarichi consecutivi di quattro anni ciascuno. Limite massimo: otto anni. Ma per la decadenza dall’incarico c’è anche un’altra possibilità: la sfiducia. Se il rettore ha amministrato male l’ateneo il Senato accademico può sfiduciarlo.
Professori. I concorsi non saranno più banditi dalle singole Università. Si introduce adesso l’abilitazione scientifica nazionale, una specie di concorso unico nel quale i candidati saranno valutati in base a parametri di qualità. Il giudizio verrà affidato ad una commissione estratta a sorte e composta da professori di prima fascia. Anche gli studenti valuteranno i prof.
Ricercatori. Non ci sarà alcuna sanatoria o promozione in massa per i ricercatori precari. D’ora in poi saranno possibili contratti a termine (minimo 4 e massimo 5 anni) seguiti da contratti triennale di tenure track al termine del quale il ricercatore diventerà associato o lascerà. Lo stipendio base passa da 1.300 a 2.000 euro, sbloccati gli scatti degli stipendi.
Accorpamenti. Le facoltà potranno essere al massimo 12 per ateneo e i settori scientifico-disciplinari, attualmente 370, saranno dimezzati. Ci sarà la possibilità di federare università vicine (di norma in ambito regionale) per abbattere i costi. Il progetto di fusione e federazione deve essere approvato dal ministero dell’Istruzione.







