Più obbligazioni e immobili, così si fugge dai titoli di Stato

0 commenti · 13 gennaio, 2010 · 16:07

Titoli di Stato

Titoli di Stato

Più obbligazioni e azioni in portafoglio e meno titoli di Stato. Così i Bot-People si adeguano alla nuova stagione di tassi di interesse ai minimi storici. Lo dicono i dati dell’ultimo Bollettino statistico di Bankitalia: le famiglie italiane tornano timidamente a puntare sulla Borsa, ma confermano la passione per il mattone. Dunque, comprano azioni e quote di fondi comuni. E quando Piazza Affari sembra una scelta fin troppo azzardata, gli italiani preferiscono puntare sui bond bancari, piuttosto che parcheggiare liquidità sui titoli di Stato a rendimento «zero». Nel secondo trimestre del 2009, infatti, secondo Via Nazionale, le consistenze di azioni e altre partecipazioni in capo alle famiglie italiane sono tornate a salire per la prima volta dalla prima metà del 2007 (nel secondo trimestre dell’anno la ricchezza investita è un passata da 663 a 720 miliardi). Non solo. La fuga da BoT, BTp e CcT, premia i bond bancari. Strumenti un po’ meno si sicuri, si sà, dei titoli di Stato, ma capaci di assicurare rendimenti decisamente più interessanti. E così si spiega come le obbligazioni a medio e lungo termine emesse dalle banche siano salite a 417 miliardi di euro (nel secondo trimestre 2008 si era a 390 miliardi, contro i 332 miliardi nel secondo trimestre 2007).

Chi fa, allora, la fila alle aste del Tesoro? In realtà, i titoli emessi da Via XX Settembre finiscono nelle tesorerie delle banche. Basta guardare i numeri: gli acquisti di Bot sono stati positivi per oltre 14 miliardi di euro da inizio 2009, mentre i flussi sui BTp e CcT è stato positivo per oltre 8 miliardi nello stesso periodo (lo stock dei Bot è salito nel secondo trimestre dell’anno a 27,5 miliardi di euro mentre quello dei titoli a medio e lungo termine è salito a oltre 211 miliardi di euro).

Per i piccoli risparmiatori che, invece, non si fidano della Borsa, ancora molto volatile, l’alternativa può essere quella dei Pronti contro termine. Oppure i conti deposito offerti dalle banche che rendono circa l’1,5% lordo a tre mesi, ma possono garantire fino al 3,5% se si è disposti a vincolare i risparmi per 12 mesi (i conti correnti tradizionali godono intanto di un tasso medio lordo intorno allo 0,95%). Certo, va ricordato che il prelievo fiscale sui conti correnti e i conti di deposito è del 27%, contro il 12,5% dei titoli. Ma per chi sceglie di puntare su sicurezza, semplicità e un minimo di rendimento, il rifugio è assicurato. A prova di inflazione.

Tra le alternative più sofisticate ci sono le obbligazioni delle società. Grandi nomi come Fiat, Eni, Enel, Telecom hanno lanciato prestiti aperti anche ai piccoli risparmiatori con rendimenti tra il 4 e il 7%. Per il resto, si sa, il mattone rimane la prima scelta per i risparmiatori italiani: fino al 60% della ricchezza delle famiglie è investita nella casa. di R.Amo. Il Messaggero

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