La crisi pagata dai precari, atipici, dai lavoratori autonomi
0 commenti · 15 novembre, 2009 · 15:40
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Tra il secondo trimestre del 2008 e il secondo di quest’anno (sono gli ultimi dati ufficiali disponibili) l’Istat ha contato 378.000 occupati in meno. Ma gli occupati a tempo indeterminato, compresi quelli a tempo parziale, sono aumentati nello stesso periodo di 61.000 unità. Insomma, almeno nella fase più intensa della crisi, il conto lo hanno pagato soprattutto precari e atipici, oltre ai lavoratori autonomi. Il dispiegamento di ingenti dosi di cassa integrazione ha finora limitato l’impatto della recessione sui contratti a tempo indeterminato: nei primi dieci mesi dell’anno le ore di Cig autorizzata (ordinaria, straordinaria e in deroga) hanno toccato quota 716,7 milioni, con un aumento del 330 per cento rispetto allo stesso periodo del 2008. E il ricorso alla cassa funziona anche da scudo in qualche modo psicologico, se è vero che il tiraggio, ossia il ricorso effettivo alla cassa integrazione, è di poco superiore al 60 per cento. Tuttavia, anche il fatto che ci siano segnali di ripresa non mette al riparo il mondo del lavoro da ulteriori e più pesanti conseguenze della crisi che ha toccato il suo culmine nei mesi scorsi. E nei prossimi mesi ad essere colpiti potrebbero essere proprio coloro che fino a questo momento sono riusciti quanto meno a contenere i danni.
È andata invece piuttosto male – da subito – per il variegato universo degli atipici, che tra i lavoratori dipendenti si identificano con i contratti a termine: sono diminuiti di 229.000 unità. Cifra superiore seppur di poco anche a quella relativa ai lavoratori indipendenti, che erano nel secondo trimestre 210.000 in più. E tra questi autonomi, accanto ai piccoli imprenditori e ai professionisti, rientrano certamente anche molti collaboratori a progetto, che sono l’altra faccia del lavoro precario. Sempre nello stesso periodo, il numero delle persone in cerca di occupazione è aumentato di 137.000 unità, mentre sono 434.000 in più gli inattivi, cioè le persone tra i 15 e i 64 anni che non cercano lavoro o comunque non sono disponibili a lavorare.






