Incentivi auto, duello Fiat-governo, difenderemo il lavoro

0 commenti · 6 febbraio, 2010 · 16:00

Luca Cordero di Montezemolo

Luca Cordero di Montezemolo

Dice Luca Cordero di Montezemolo: mai avuto un euro dallo Stato. Replica il ministro, Roberto Calderoli: una barzelletta che non fa neppure ridere. Nuovo round tra azienda e governo sul tema incentivi mentre al dicastero dello Sviluppo si consuma l’ennesima riunione sulla Fiat. Tecnica e quindi interlocutoria, tanto è vero che il tavolo viene riconvocato per il 5 marzo con all’ordine del giorno ancora il caso di Termini Imerese. Ad alzare ulteriormente la tensione tra l’esecutivo e il Lingotto una battuta del presidente Montezemolo che l’altra sera ha avuto un colloquio telefonico con Berlusconi: «Da quando sono alla Fiat, non abbiamo ricevuto un euro dallo Stato, ma non voglio entrare in polemica, preferisco il dialogo: le scelte industriali non possono essere disgiunte dal farci carico dei problemi delle persone». A stretto giro di agenzie la stoccata del ministro leghista, Roberto Calderoli: «Cosa? Se la dichiarazione di Montezemolo è una barzelletta, non fa ridere. Se invece non scherza, allora la faccenda assume contorni sanitari: la Fiat ha sempre goduto di aiuti statali per impostare la sua produzione in Italia e tutti gli italiani lo sanno». Poi il ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola: «La Fiat ha saputo crescere in Italia e nel mondo con le sue capacità ma anche con l’aiuto dei governi italiani e degli italiani». «L’irritazione dell’esecutivo – conferma il titolare del Welfare, Maurizio Sacconi – è comprensibile». Comunque Berlusconi si impegna: «Faremo del tutto per salvaguardare l’occupazione, se ne sta occupando Scajola».

Al vertice di via Veneto nessun cenno sull’identità dei sette gruppi che avrebbero manifestato interesse per lo stabilimento siciliano. Viene nominato un advisor, Invitalia, che dovrà esaminare minuziosamente i progetti per poi portarli all’attenzione del governo. Un passaggio solo apparentemente insignificante perché nel momento stesso in cui Scajola sceglie un ”consulente” vuol dire che ha preso atto che Termini dovrà cambiare attività produttiva. In corsa per rilevare la struttura sembrerebbero due aspiranti: Simone Cimino interessato a produrre piccoli motori a basso impatto ambientale e un fondo cinese che potrebbe assemblare auto, o parti di esse, nell’isola. Il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, è pronto a offrire un contributo di 350 milioni; altri 100 ne metterebbe a disposizione lo Stato. La Fiat però puntualizza che potrebbe sì cedere lo stabilimento, ma non le tecnologie.

Al tavolo, anche se in modo molto discreto, la Fiat fa uscire invece i numeri sui dipendenti che a Termini avrebbero i requisiti per andare in mobilità e quindi in pensione: 806 su un totale di 1.658. Praticamente la metà. Un’altra prova che il Lingotto non prende in considerazione un possibile prolungamento in vita dell’impianto. Ieri sciopero spontaneo nello stabilimento siciliano dove l’80% del personale ha abbandonato la linea produttiva ed è uscito dalla fabbrica. Attività sospesa. Presidio dinanzi al ministero di via Veneto di lavoratori precari di Pomigliano.

Quasi un giallo quello degli incentivi: saranno prorogati o no? Chiaramente il piano industriale è legato ai bonus e per questo Torino illustrerà le nuove linee solo quando l’esecutivo si pronuncerà. Non prima cioè di quattro/cinque giorni, comunque dopo il summit di lunedì e martedì prossimi dei ministri dell’Economia e dell’Industria europei a San Sebastian (Spagna). Dice il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli: «Siamo preoccupati, ma difenderemo fino in fondo i 2.000 posti a Termini». Preoccupata Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria: «Il tema vero non è obbligare l’imprenditore a rimanere, ma reimpiegare le persone che perdono il posto di lavoro. Ora abbiamo le due vertenze di Fiat e Alcoa, ma ne potrebbero seguire altre». di Luciano Costantini Il Messaggero

Adviser. E’ un esperto (o un gruppo di esperti) competente in una vasta gamma di problematiche economiche e finanziarie che è chiamato a svolgere una consulenza per una operazione di finanza straordinaria, come per esempio la preparazione o l’esame di un’offerta. Nel caso Fiat, il governo ha nominato “Invitalia” che avrà il compito di verificare la solidità dei sette gruppi che hanno presentato al ministro dello Sviluppo altrettante «manifestazioni di interesse» per rilevare e riconvertire lo stabilimento siciliano di Termini Imerese.

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