Euro sotto attacco, l’Europa d’accordo per una risposta forte
0 commenti · 8 maggio, 2010 · 14:10
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Al capezzale dell’Euro si sono affacciati sino a notte inoltrata anche i leader dei paesi che potrebbero essere da lunedì oggetto degli attacchi della speculazione. Portogallo e Spagna in testa. Solo nel tardo pomeriggio di ieri anche la rigida cancelliera Merkel ha compreso che le parole, seppur forti, in difesa dell’unione monetaria non bastano più e che occorrono, per dirla con Silvio Berlusconi, «gesti concreti e non più buone intenzioni». Il presidente del Consiglio, dopo un giro di telefonate, appena arrivato nel palazzo di Justus Lipsius si getta in una raffica di incontri bilaterali. A Sarkozy il compito di convincere prima il Cancelliere e poi il presidente della Bce che agli attacchi della speculazione e ai proclami delle agenzie di rating, occorre contrapporre meccanismi di pronto intervento per salvare i Paesi che dovessero finire nel mirino della speculazione.
Sul piatto anche un giro di vite sulla vigilanza sui conti pubblici e la richiesta di nuove manovre correttive da attuare nei Paesi più esposti. Sullo ”strumento di intervento rapido” si discute sino a notte per superare le perplessità della Bce e le resistenze della Germania che non intende mettere in piedi meccanismi di sostegno automatici a ridosso di un appuntamento elettorale (domani si vota nel land Reno Westfalia). Anche il presidente americano Barak Obama chiama la Merkel. I due condividono la necessità di «dare un segnale forte per salvare la Grecia e l’euro». Malgrado le resistenze di Jean Claude Trichet, la Bce e il suo ruolo nel contesto della moneta unica, diventano l’oggetto principale dei bilaterali. «La crisi è sistemica», sostiene il presidente della banca Centrale. «Dietro la moneta ci sono gli stati», ribattono Berlusconi e Sarkozy.
Il braccio di ferro sul ruolo della Bce, prosegue sino a notte. «Non sono soddisfatto», sostiene Manuel Barroso. La possibilità che la Bce possa rastrellare i titoli tossici dei paesi in crisi viene subito bocciata, mentre l’idea degli eurobond si scontra con una serie di eccezioni derivati direttamente dai trattati di Maastricht e Lisbona. Alla fine buona parte del testo conclusivo non subisce variazioni e prevede un forte messaggio di sostegno alla Grecia, norme più stringenti di disciplina di bilancio dell’eurozona con tanto di impegno per ”misure aggiuntive”, il rafforzamento della governance economica dell’eurozona e infine, un’autorità di controllo sulle agenzie di rating. di Ma.Con. Il Messaggero
Il Patto di stabilità e crescita (PSC) è un accordo stipulato dai paesi membri dell’Unione Europea, per controllare le rispettive politiche di bilancio, e mantenere al livello più basso possibile sia il deficit che il debito. In particolare viene confermato l’obiettivo di portare i deficiti pubblici annuali sotto il 3%. Per i Paesi che non rispettano questa soglia, dopo un avviso, possono scattare multe salate.







