Bot trimestrali sottozero, c’è la norma salva-rendimento
0 commenti · 13 gennaio, 2010 · 15:57
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Gli affezionati non mollano, almeno così pare. I titoli di Stato vanno a ruba. Lo dimostrano i numeri dell’ultima asta di ieri. La richiesta per i trimestrali è stata di 9,1 miliardi di euro, quasi tre volte superiore all’offerta di 3,5 miliardi. Per i titoli annuali, a fronte dei 7,5 miliardi offerti, le richieste hanno raggiunto quota 12,06 miliardi. Il segno della fiducia dei piccoli risparmiatori. Questo non si può negarlo. Ma è bene sottolineare che, in realtà, a fare la parte del leone, già da tempo, in queste aste del Tesoro sono le stesse banche, che ancora oggi parcheggiano la liquidità a breve termine piuttosto che investirla (e oltretutto non pagano commissioni).
Non è che l’altra faccia della stretta del credito che tormenta i mercati. Le massicce iniezioni di liquidità delle Banche centrali si sono per lo più fermate nelle casseforti delle banche. Che hanno scelto di ormeggiale a investimenti in titoli pubblici in tutta Europa, in attesa di avere segnali concreti di ripresa dell’economia. A tutto vantaggio, questo, di governi fortemente indebitati come l’Italia, che possono contare su un forte sconto di interessi. Ancora, per poco, però, avvertono gli analisti. Solo questo mese sul mercato si riverseranno bond governativi europei per 100 miliardi di euro (su un totale per 1000 miliardi di euro stimati nell’interno anno) e nel 2010 i governi dovranno fare i conti con un rialzo dei tassi e emettere titoli a scadenza più lunga e con rendimenti maggiori per attrarre gli investitori. di Roberta Amoruso Il Messaggero
La norma salva rendimento. L’obiettivo del decreto varato dal governo a ottobre scorso è quello di tutelare «i risparmiatori nell’attuale contesto di mercato, caratterizzato da tassi a breve termine particolarmente bassi».Già, perché nessuno si presenterebbe alle aste del Tesoro se davvero il rendimento reale dei Bot, al netto delle tasse e delle commissioni bancarie, risultasse negativo. Nemmeno in virtù di quella «sicurezza» garantita dai titoli di Stato. Così, nel caso in cui «il prezzo totale di vendita dei BoT, comprensivo dell’importo della ritenuta fiscale e della commissione applicata dagli intermediari finanziari alla clientela, risulti superiore a 100», recita il decreto del Tesoro, « l’importo massimo di tale commissione viene ridotto di conseguenza». Insomma, le banche devono tagliare le commissioni in proporzione alla possibile perdita. In modo che per ogni 100 euro di capitale investito, il risparmiatore dovrà vedersi restituiti almeno 100 euro, dedotte le varie voci. Cosa diversa è se sono le stesse banche a raccogliere i Bot. In questo caso l’ipotesi del rendimento «sottozero» non esiste.







