Permesso di soggiorno a punti anche se rinviati a giudizio
0 commenti · 6 febbraio, 2010 · 16:03
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Non è corretta la dizione di “permesso a punti”, si precisa in ambienti ministeriali. L’Accordo di integrazione ha una sua vita separata. Gli immigrati regolari, una volta entrati con il loro nullaosta, lo sigleranno nel momento di ottenere il permesso di soggiorno, e in due anni dovranno conseguire il punteggio 30 fissato dal governo. Se non ce la faranno, avranno un altro anno di tempo per raggiungere lo scopo (ma giocoforza il permesso verrà rinnovato). Trascorso invano anche il terzo anno, il permesso di soggiorno sarà revocato e l’immigrato espulso. Non è detto che tale destino sia riservato a chi ha subìto una condanna, ad esempio per furto: per i reati dai due anni di reclusione in su, il debito è 20 punti, ma i test di italiano e un ottimo punteggio su educazione civica e corsi, potrebbero far superare lo stesso il livello 30.
Ma chi organizzerà i corsi di lingua e con quali soldi? Il governo conta di attingere ai fondi nazionali ed europei per l’integrazione (150 milioni di euro fino al 2013) e di coinvolgere i comuni. Maroni ha sostenuto ieri che il nuovo sistema è «un aiuto all’integrazione», che Gianfranco Fini, da New York, ha raccomandato all’attenzione del governo, riflettendo su quanti italiani sono arrivati ai vertici della società americana. Sorprendenti, infine, nel clima attuale del paese, i risultati di un’indagine Censis: per 8 italiani su 10 anche gli immigrati illegali hanno diritto alla sanità pubblica. di Corrado Giustiniani Il Messaggero







