Permesso di soggiorno a punti anche se rinviati a giudizio

0 commenti · 6 febbraio, 2010 · 16:03

Permesso di soggiorno

Permesso di soggiorno

Una buona conoscenza dell’italiano A2 (il livello parlato più semplice) frutterà 32 crediti, le nozioni di cultura civica e vita del nostro paese ne faranno guadagnare da 6 a 12, mentre aver frequentato in Italia corsi o conseguito diplomi renderà da 4 a 16 punti, a seconda della loro importanza. Sull’altro piatto della bilancia si accumuleranno penalità non mandando i propri figli a scuola o commettendo reati. Non basterà, ovviamente, essere rinviati a giudizio: sarà necessaria una condanna in primo grado. Filtrano nuovi dettagli sul regolamento dell’Accordo di integrazione (16 articoli e tre allegati) che gli immigrati dovranno firmare al momento del rilascio del permesso di soggiorno. Nei prossimi giorni verrà pubblicato il Dpr attuativo, ha annunciato ieri a Varese il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Ma, per la concreta applicazione, bisognerà ancora attendere dai 3 ai 4 mesi. Dopo il sì del Consiglio dei ministri e del Consiglio di Stato, dovrà essere infatti acquisito il parere delle Commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato che potranno suggerire modifiche prima del definitivo via libera del Consiglio dei ministri.

Non è corretta la dizione di “permesso a punti”, si precisa in ambienti ministeriali. L’Accordo di integrazione ha una sua vita separata. Gli immigrati regolari, una volta entrati con il loro nullaosta, lo sigleranno nel momento di ottenere il permesso di soggiorno, e in due anni dovranno conseguire il punteggio 30 fissato dal governo. Se non ce la faranno, avranno un altro anno di tempo per raggiungere lo scopo (ma giocoforza il permesso verrà rinnovato). Trascorso invano anche il terzo anno, il permesso di soggiorno sarà revocato e l’immigrato espulso. Non è detto che tale destino sia riservato a chi ha subìto una condanna, ad esempio per furto: per i reati dai due anni di reclusione in su, il debito è 20 punti, ma i test di italiano e un ottimo punteggio su educazione civica e corsi, potrebbero far superare lo stesso il livello 30.

Ma chi organizzerà i corsi di lingua e con quali soldi? Il governo conta di attingere ai fondi nazionali ed europei per l’integrazione (150 milioni di euro fino al 2013) e di coinvolgere i comuni. Maroni ha sostenuto ieri che il nuovo sistema è «un aiuto all’integrazione», che Gianfranco Fini, da New York, ha raccomandato all’attenzione del governo, riflettendo su quanti italiani sono arrivati ai vertici della società americana. Sorprendenti, infine, nel clima attuale del paese, i risultati di un’indagine Censis: per 8 italiani su 10 anche gli immigrati illegali hanno diritto alla sanità pubblica. di Corrado Giustiniani Il Messaggero

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