Condannato per droga, negato il permesso di soggiorno
0 commenti · 11 marzo, 2010 · 9:29
Dal caso particolare al principio generale, non si fanno eccezioni di sorta, neanche davanti a casi umani come i ricongiungimenti familiari: se uno straniero è stato condannato per droga e poi si è messo in regola trovando un lavoro, deve essere espulso anche se a Torino ha una famiglia e nel frattempo ha cambiato stile di vita. Il Tar del Piemonte ha ribadito questo principio, respingendo il ricorso di un marocchino di 29 anni, Y.T., a cui nel 2008 era stato negato il permesso di soggiorno. Il giovane era arrivato in Italia nel 2002 insieme ai suoi genitori (regolari), ma nel 2008 era stato condannato a tre anni di carcere. Il marocchino ha poi provato a chiedere di poter rimanere ugualmente in Italia nonostante la condanna, cercando di far valere il diritto di ricongiungimento con la propria moglie (titolare di un permesso di soggiorno per lavoro subordinato), e spiegando, nel suo ricorso, di aver commesso il reato quando era più giovane. Ma i giudici amministrativi hanno motivato la loro decisione negativa sulla base della legge Turco-Napolitano sull’immigrazione che stabilisce che «non è ammesso in Italia lo straniero condannato per reati inerenti gli stupefacenti». La questura torinese chiamata come controparte nella causa davanti al Tar aveva fatto presente che lo spaccio di droga «ha attualmente assunto, in modo particolare in questo contesto territoriale, carattere di situazione pericolosa per la sicurezza e l’ordine pubblico, tanto che in alcuni quartieri cittadini tale fenomeno ha provocato la reazione degli abitanti consistita in manifestazioni e nella nascita di comitati spontanei». di Sarah Martinenghi






