Anziano morì per flebo sbagliato, Cto sotto processo
0 commenti · 19 marzo, 2010 · 9:22
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Era caduto in bicicletta a causa di una buca per la strada, in via Verga, e si era fratturato il femore. Era stato portato all’ospedale dove l’avevano operato: l’intervento per innestargli una protesi al femore era riuscito perfettamente. Ma Giovanni Mangiacotti, 73 anni, pensionato Fiat, non era più uscito dalla sala operatoria al quarto piano del Cto, quel 27 maggio del 2008: per errore gli era stata fatta una flebo sbagliata. Uno scambio di sacche, un errore fatale. Gli era stato iniettato un anticoagulante al posto di un sostituto del plasma, e il farmaco gli aveva provocato un arresto cardiaco. I rianimatori erano riusciti a far ripartire il battito, ma poi ci sono state altre due crisi. Tre ore di agonia, poi la morte. Ieri si è conclusa l’udienza preliminare e il gup Silvia Salvadori ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Andrea Padalino di rinviare a giudizio per omicidio colposo Adelaide Conti, dirigente medico di anestesia e rianimazione, e l’infermiere generico Giorgio Gardenghi. Il processo comincerà il prossimo 15 luglio. Secondo l’accusa del pm, i due imputati avrebbero «cagionato la morte di Giovanni Mangiacotti in seguito all’efferata infusione di Acd (un anticoagulante utilizzato per il ricircolo del sangue operatorio) al posto del Voluven». In particolare «Conti deflussava la sacca e infondeva la soluzione erroneamente prelevata da Gardenghi, ometteva di controllare e verificare il farmaco e non interveniva con adeguata terapia in seguito alla progressiva e rapida anemizzazione del paziente». L’ospedale aveva subito ammesso l’errore e lo scambio di sacche che era avvenuta poco prima della fine dell’intervento chirurgico. Mangiacotti era rimasto in agonia per tre ore: il suo cuore si era fermato più volte e le manovre rianimatorie erano riuscite a far ripartire il suo cuore per due volte. Ma la terza crisi gli fu fatale. Subito la moglie Donata e i familiari avevano accusato i medici: «Ce lo hanno ammazzato». Decideranno i giudici. di Sarah Martinenghi






