Stefano Cucchi, infermiera, sono certa, era stato pestato

1 commento · 19 novembre, 2009 · 20:00

Ilaria e Stefano Cucchi

Ilaria e Stefano Cucchi

«Mi sono accorta subito che era stato picchiato». Non ha avuto dubbi l’infermiera che la sera del 16 ottobre nella “medicheria” di Regina Coeli ha somministrato un antidolorifico a Stefano Cucchi. Sentita dalla commissione di palazzo Madama presieduta da Ignazio Marino, la donna avrebbe detto di avere notato e ”riconosciuto” i segni delle botte. A fronte delle tante contraddizioni rilevate nelle audizioni dei medici del Fatebenefratelli e del Pertini, l’infermiera era stata convocata dalla commissione per stabilire quali fossero le effettive condizioni di Stefano, arrestato la sera del 15 ottobre e morto misteriosamente sette giorni dopo. Una breve audizione, quella di ieri, durante la quale la donna ha riferito di avere fatto una puntura di antidolorifico a Cucchi e di averlo così visto senza pantaloni. Nessun dubbio sull’origine di quei segni: botte; «ne vedo tanti così», avrebbe aggiunto l’infermiera. Una testimonianza che adesso fornisce elementi in più alla commissione. Perché i medici, così come la prima autopsia sul corpo di Stefano, hanno sostenuto invece che quelle tracce sulla schiena e su tutto il corpo del detenuto fossero compatibili con una caduta dalla scale. E non hanno escluso che i traumi e le ferite, Stefano, se le fosse procurate molti giorni prima. Non a caso la procura ha già disposto la riesumazione delle salma.

L’autopsia non ha risposto ai quesiti. E così è da rifare. I nuovi accertamenti dovranno confrontarsi con le testimonianze di quanti sostengono invece che Cucchi avesse subito un pestaggio e stabilire cosa lo abbia ucciso. L’ipotesi che Stefano sia stato picchiato è al centro dell’inchiesta della procura di Roma. I pm Vincenzo Barba e Francesca Loy ipotizzano che le percosse e le condotte dei medici abbiano alla fine concorso a determinare la morte del detenuto. Omicidio preterintenzionale per tre agenti penitenziari e colposo per tre sanitari. Ieri il direttore generale dell’azienda sanitaria dal quale dipende il reparto, in attesa di una relazione e della conclusione di un’indagine interna, ha disposto il trasferimento dei medici. Il primario Aldo Fierro e gli altri due sanitari indagati, Stefania Corbi e Rosita Caponetti. Ma intanto le dichiarazioni del supertestimone, ritenute un atto d’accusa nei confronti delle guardie risultano confuse. Sabato l’uomo che avrebbe assistito al pestaggio di Cucchi sarà chiamato a ripetere il suo racconto davanti a un gip in sede di incidente probatorio. E non c’è dubbio che i legali della difesa daranno battaglia. Perché le contraddizioni evidenti si mischiano agli interventi dell’interprete.

Una cosa racconta con certezza l’immigrato del Gambia che con Stefano ha condiviso l’attesa dell’udienza di convalida nei sotterranei del tribunale: Stefano è stato pestato. Il testimone riferisce anche che Cucchi gli disse di avere «droga dentro». Una circostanza che suscita altre ombre provocando opposte interpretazioni da parte degli avvocati della difesa e delle parti civili. Ovvio il sospetto: che Stefano potesse avere degli ovuli con stupefacente nello stomaco, ma è immediata la replica dei legali della famiglia Cucchi: «Sono false, sbagliate nonché risibili le allusioni alla presunta ingestione di droga da parte di Stefano – precisano Fabio Anselmo e Dario Piccioni – richiamiamo tutti all’attenzione sui dati tossicologici e sulle più elementari nozioni di medicina legale, soprattutto con riferimento al fatto che Stefano è morto dopo sei giorni dall’arresto». E aggiungono: «La dichiarazione del testimone, quando usa la parola “dentro”, va riferita invece alla droga che Stefano aveva in casa». Quella trovata dalla famiglia e denunciata in procura. Ma anche Dario Perugini, legale di uno dei tre agenti indagati, sottolinea le anomalie del verbale: «Si faccia chiarezza – dice – ci sono palesi contraddizioni e una grande confusione. È evidente che non c’è nessuna accusa chiara contro gli agenti penitenziari e non si capisce perché siano gli unici a essere stati indagati». di Valentina Errante Il Messaggero

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  1. giuseppe giovedì, 19 novembre, 2009 22:16

    secondo il mio parere non ci voleva un trasferimento ma una sospensione.