Stefano Cucchi, infermiera, sono certa, era stato pestato
1 commento · 19 novembre, 2009 · 20:00
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L’autopsia non ha risposto ai quesiti. E così è da rifare. I nuovi accertamenti dovranno confrontarsi con le testimonianze di quanti sostengono invece che Cucchi avesse subito un pestaggio e stabilire cosa lo abbia ucciso. L’ipotesi che Stefano sia stato picchiato è al centro dell’inchiesta della procura di Roma. I pm Vincenzo Barba e Francesca Loy ipotizzano che le percosse e le condotte dei medici abbiano alla fine concorso a determinare la morte del detenuto. Omicidio preterintenzionale per tre agenti penitenziari e colposo per tre sanitari. Ieri il direttore generale dell’azienda sanitaria dal quale dipende il reparto, in attesa di una relazione e della conclusione di un’indagine interna, ha disposto il trasferimento dei medici. Il primario Aldo Fierro e gli altri due sanitari indagati, Stefania Corbi e Rosita Caponetti. Ma intanto le dichiarazioni del supertestimone, ritenute un atto d’accusa nei confronti delle guardie risultano confuse. Sabato l’uomo che avrebbe assistito al pestaggio di Cucchi sarà chiamato a ripetere il suo racconto davanti a un gip in sede di incidente probatorio. E non c’è dubbio che i legali della difesa daranno battaglia. Perché le contraddizioni evidenti si mischiano agli interventi dell’interprete.
Una cosa racconta con certezza l’immigrato del Gambia che con Stefano ha condiviso l’attesa dell’udienza di convalida nei sotterranei del tribunale: Stefano è stato pestato. Il testimone riferisce anche che Cucchi gli disse di avere «droga dentro». Una circostanza che suscita altre ombre provocando opposte interpretazioni da parte degli avvocati della difesa e delle parti civili. Ovvio il sospetto: che Stefano potesse avere degli ovuli con stupefacente nello stomaco, ma è immediata la replica dei legali della famiglia Cucchi: «Sono false, sbagliate nonché risibili le allusioni alla presunta ingestione di droga da parte di Stefano – precisano Fabio Anselmo e Dario Piccioni – richiamiamo tutti all’attenzione sui dati tossicologici e sulle più elementari nozioni di medicina legale, soprattutto con riferimento al fatto che Stefano è morto dopo sei giorni dall’arresto». E aggiungono: «La dichiarazione del testimone, quando usa la parola “dentro”, va riferita invece alla droga che Stefano aveva in casa». Quella trovata dalla famiglia e denunciata in procura. Ma anche Dario Perugini, legale di uno dei tre agenti indagati, sottolinea le anomalie del verbale: «Si faccia chiarezza – dice – ci sono palesi contraddizioni e una grande confusione. È evidente che non c’è nessuna accusa chiara contro gli agenti penitenziari e non si capisce perché siano gli unici a essere stati indagati». di Valentina Errante Il Messaggero








secondo il mio parere non ci voleva un trasferimento ma una sospensione.