Speronò alcune auto polizia, assolto un prete cremonese
0 commenti · 13 ottobre, 2009 · 11:15
Assolto perchè il fatto non costituisce reato. Con questa motivazione il giudice Ettore Pedicini, del tribunale di Roma, ha assolto monsignor Cesare Burgazzi, cremonese, 51 anni, ex vicario della parrocchia di San Pietro e ora impiegato presso la Segreteria di Stato del Vaticano, finito sul banco degli imputati per resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e danneggiamento. Il 30 settembre scorso il pm Maria Bice Barborini aveva chiesto per il religioso la condanna a un anno e sei mesi di reclusione. Il fatto risale al 7 maggio 2006, quando monsignor Burgazzi fu fermato da agenti in borghese, a bordo della sua Ford Focus, durante un’attività di controllo contro la prostituzione minorile in un tratto di strada compreso tra Villa Borghese e Valle Giulia. Per l’accusa il sacerdote attirò l’attenzione degli agenti, perchè era fermo in strada. Quando due di loro si avvicinarono per identificarlo, il monsignore tentò la fuga. Raggiunto, don Cesare speronò alcune auto della polizia e, stando al rapporto degli agenti, si rifiutò di scendere dalla vettura, gridando ‘Voi non sapete chi sono io’. Il monsignore fu tirato fuori di forza da un agente in divisa intervenuto successivamente e, sempre per l’accusa, oppose resistenza con violenza, tanto che mandò al pronto soccorso due agenti. «Quella fatta dall’accusa è una ricostruzione frutto di menzogne, una ricostruzione artefatta, una montatura», hanno sostenuto gli avvocati Giovanni Lostia, del Foro di Roma, e Massimo Megli, del Foro di Firenze. Per i difensori le cose andarono così.
Alcuni mesi prima di quel 7 maggio, monsignor Burgazzi fu fermato da un uomo che voleva rapinarlo. La sera del fatto, don Cesare stava rincasando nel suo alloggio (la Casa di Santa Maria) quando vide un’auto simile a quella del rapinatore. Scese un uomo in borghese che non si identificò, lo fermò e lui, temendo di ritrovarsi di nuovo a tu per tu con il bandito, di essere sequestrato per via del suo incarico presso il Vaticano, fuggì, chiamando, nel frattempo, il 113. Scappò, monsignor Burgazzi, tallonato da quell’auto senza lampeggianti e a sirene spente con a bordo quattro uomini. Erano poliziotti, ma lui non poteva saperlo. Nel verbale si racconta che don Cesare stava transitando da quelle parti perchè aveva un appuntamento con un trans, che nel bagagliaio aveva l’abito talare e anche una scatola di profilattici. «Don Cesare non ha nulla a che vedere con i trans. Passava da quelle parti per fare rientro al suo alloggio», hanno evidenziato i difensori che, per smontare il teorema dell’accusa, davanti al giudice hanno portato due testimoni. Sono due persone «che hanno assistito ai fatti e hanno pensato che quella sera ci fosse in corso un rapimento. Abbiamo provato la falsità dei fatti. Questa è tutta una montatura».






