Caso Marrazzo, il trans, incontrai Piero nel suo ufficio

0 commenti · 31 dicembre, 2009 · 17:01

Piero Marrazzo

Piero Marrazzo

Dovrà tornare a piazzale Clodio per la terza volta, incontrare di nuovo i pubblici ministeri che indagano sulla sua storia e che vogliono ancora considerarlo una vittima. Sono passati due mesi dal giorno in cui “l’affaire” è esploso in tutto il suo clamore, trascinando nel fango quattro carabinieri della Compagnia Trionfale ma anche l’allora presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, e non passa settimana senza che qualche nuova rivelazione riporti al centro della cronaca questa storia, privata e pubblica allo stesso tempo. L’inchiesta sulla quale lavorano anche in piene feste natalizie, il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il pm Rodolfo Sabelli, continua ad arricchirsi di testimonianze. E, l’ultima nell’ordine, è quella di Paloma, nuovo trans apparso sulla scena. Uno dopo l’altro, questi signori, che sono soliti prostituirsi sui marciapiedi della Flaminia o dell’Acqua Acetosa, raccontano la loro verità ai magistrati della procura, riferendo particolari sul comportamento di Marrazzo che lo collocano in una posizione più centrale dell’inchiesta, con il rischio di finire indagato a sua volta, qualora i racconti si rivelassero veri. E così, a fronte delle nuove dichiarazioni, i pm credono che sia il caso di risentirlo per la terza volta, e probabilmente lo faranno già all’inizio della prossima settimana. Paloma, infatti, così come avevano fatto altre sue colleghe, è stata ascoltata per cercare di chiarire se esistono altri presunti ricatti come quello messo in pratica contro l’ex governatore. Il trans è stato a Palazzo di giustizia per 12 ore e ha parlato dei suoi rapporti con il giornalista. Lei e Marrazzo – ha detto – si sarebbero incontrati anche nell’abitazione di lui in via del Pdismo, a Vigna Clara, e persino nel suo ufficio alla Regione. L’ex presidente, poi, l’avrebbe fatta salire sull’auto blu per darle un passaggio.

Paloma ha parlato di cocaina, di spacciatori, di incontri mercenari e di soldi, tanti soldi, che il politico avrebbe maneggiato con disinvoltura e che sarebbero stati utilizzati per pagare i pusher e la droga. Banconote da 100, 200 e 500 euro che lui avrebbe conservato in mazzette nascoste dentro alcuni volumi della libreria, che aveva nel suo ufficio alla Regione Lazio. Non più, dunque, solo vittima di un ricatto ma con una posizione, che se riscontrata, lo porterebbe all’iscrizione sul registro degli indagati. I militari del Ros che stanno indagando sulla vicenda, cercano tracce di passaggi di denaro, di pagamenti di mazzette, e in qualche modo stanno anche valutando la posizione patrimoniale di Marrazzo. C’è molto altro che questa storia potrebbe riservare, altre complicità, altri ruoli da chiarire. Anche se una precisazione è d’obbligo: l’inchiesta è quasi tutta basata sulle dichiarazioni fatte dai trans, molti di loro vivono clandestinamente in Italia, farebbero qualsiasi cosa per ottenere un permesso di soggiorno come testimone di giustizia, ed è già capitato che alcune delle dichiarazioni rese non trovassero poi riscontri concreti.

Di certo, le accuse che vengono fatte all’ex presidente sembrano ripetersi ormai con molta frequenza. E oltre all’uso e all’acquisto della cocaina, il passaggio di troppo denaro mette sotto la lente della procura anche la sua attività come amministratore. Finora, però, i pm hanno continuato a ritenerlo la vittima e, in attesa di convocarlo dopo le prossime feste, la sua posizione rimane la stessa. Lui, nel frattempo, sembra aver provato a ricominciare a vivere, sebbene con molta discrezione. Il suo difensore Luca Petrucci si dice «sgomento per queste nuove dichiarazioni». «Leggo con preoccupazione quanto detto dal trans Paloma – spiega l’avvocato – che avrebbe raccontato di aver incontrato Piero Marrazzo addirittura negli uffici della presidenza della Regione Lazio. È tutto assolutamente calunnioso e dalla stessa descrizione dei luoghi si evince l’assoluta falsità di queste dichiarazioni delle quali, se confermate, la stessa sarà chiamata a rispondere». di Cristiana Mangani Il Messaggero

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