Suicidio uomo senza lavoro stabile, fine vita da precario

0 commenti · 9 febbraio, 2010 · 12:44

E’ una storia triste, anche perchè getta in una disperazione ancora più profonda una donna e due figli. Tutti abbandonati da Giovanni Vano, 56 anni, suicidatosi perchè esasperato da un’intera vita vissuta da precario. Una storia “minima” ma che ora finisce sotto i riflettori della cronaca. Giovanni Vano lavorava in nero da 23 anni per una ditta che allestiva le luminarie per le feste di piazza. L’elettricista precario aveva ricevuto l’offerta di regolarizzare la propria posizione contributiva e di essere assunto: ma avrebbe dovuto rinunciare ai contributi, agli assegni di famiglia e ad altri diritti maturati in tanti anni di lavoro. Di qui lo scoramento concretizzatosi nel gesto estremo di farla finita. In una lettera, indirizzata alla moglie, ha scritto: “Sono umiliato. Mi vergognavo quando tu andavi a lavorare”. Quindi una raccomandazione ai figli di 7 e 12 anni: “Non fate arrabbiare la mamma e aiutatela”.
Concetta (precaria anche lei) mantiene la famiglia facendo le pulizie negli uffici. Ieri è svenuta davanti alla bara di suo marito, sul sagrato della chiesa di Santa Maria alla Sanità. «Ora speriamo che le istituzioni – assenti – le diano una mano per uscire da questa situazione», diceva la gente. Chissà se il suicidio di un capofamiglia vale almeno un futuro migliore per i suoi cari.

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