L’imprenditore Borrelli vittima della lotta tra due boss
0 commenti · 11 marzo, 2010 · 12:25
Ucciso perché aveva detto “no” al pagamento di due diverse tangenti allo stesso clan. Un rifiuto pagato ad alto prezzo per Ciro Borrelli, l’imprenditore edile freddato a 39 anni con 5 colpi di pistola il 12 giugno del 2009. Il corpo fu trovato bruciato in una discarica di rifiuti lungo la Strada Statale 268 del Vesuvio. I resti di Borrelli, resi riconoscibili dalla fede nuziale che portava al dito, erano in una piazzola di sosta nei pressi dello svincolo di Sant’Anastasia. A rivelare i retroscena dell’omicidio, alcuni pentiti del clan Ascione-Papale di Ercolano. Borrelli aveva già pagato il “pizzo” a un altro boss dello stesso clan al quale aveva ristrutturato gratis l’appartamento, ma l’organizzazione criminale avrebbe preteso altro denaro. Dai racconti dei pentiti è emerso anche il coinvolgimento di Natale Dantese, 28 anni, arrestato lunedì scorso con l’accusa di essere l’attuale reggente del clan Ascione-Papale. Dalle indagini emergerebbe che Borrelli titolare dell’impresa “Edil Italia” con sede in via Marconi a Ercolano, avrebbe più volte pagato il pizzo al clan per lavori di ristrutturazione in condomini privati. Ad un certo punto si sarebbe rifiutato di pagare una seconda tangente dopo aver ristrutturato gratis uno stabile e, dunque, sarebbe stato punito. Questa ipotesi non esclude però le altre. «Era una persona disponibile» commentarono alcuni vicini mentre la moglie e i due figli maschi, chiusi nel dolore, preferirono non lasciare dichiarazioni. Nel giorno del funerale, in un clima teso, nella chiesa del SS. Rosario a Ercolano il parroco Riccardo Coppola tratteggiò il ritratto dell’imprenditore e ammonì: «Dobbiamo pregare anche per i carnefici, perché chiedano misericordia a Dio, perché possano comprendere l’abbrutimento del loro essere». di Matilde Andolfo






