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Attentato a Belpietro, non ci sono tracce dell’attentatore

Maurizio Belpietro
Un sopralluogo per verificare «passo dopo passo» alla presenza del’unico testimone e del pm Grazia Pradella tutte le fasi della presunta aggressione al caposcorta del direttore di Libero, Maurizio Belpietro. La ricognizione si è svolta ieri notte nel condominio di via Monte di Pietà, dove, secondo la testimonianza di Alessandro N., l’agente di scorta di Belpietro, sarebbe avvenuta l’aggressione durante la quale lo sconosciuto, vestito una giubba grigio-verde di tipo militare, ha puntato la pistola contro il poliziotto, tentando invano di far fuoco perché l’arma si era inceppata. L’agente, anche ieri ha ripetuto quanto aveva già detto, indicando puntualmente la via di fuga dello sconosciuto e la dinamica di quanto accaduto. I tabulati telefonici, con la chiamata al collega rimasto in auto, per avvertirlo dell’accaduto, confermano le sue parole. C’è un problema, però, che la ricognizioni di ieri si spera risolva: finora l’analisi dei filmati delle decine di telecamere esaminate e presenti in zona non è stata risolutiva: nessun fotogramma ha restituito l’immagine dell’uomo dell’identikit ricavato dai ricordi del caposcorta. Gli inquirenti ripetono di non scartare alcuna ipotesi: dall’odio politico di un «cane sciolto» al rapinatore. Intanto, il ministro Maroni ha dedicato parte del vertice di ieri in prefettura all’allarme legato alla vicenda: «Abbiamo studiato le misure per far dormire sonni tranquilli a tutti», ha raccontato a Radio Padania.
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Dove si andrà a finire…povera italia
Credo che il redattore abbia fatto bene a scrivere “presunta aggressione”. Sono convinto che di questo si tratti: una presunta aggressione relazionata dallo stesso agente che, guarda caso, fu testimone di un altro episodio analogo. Ma… il procurato allarme non è un reato?…
Questo è il mio pensiero.UNA MONTATURA VERGOGNOSA.