Eritrei e somali si prendono a bastonate, 30 feriti al Cpt
venerdì, 15 agosto, 2008
Prima la calma, poi la furia selvaggia. Le mani si armano: in un attimo compaiono bastoni improvvisati staccati dai letti, gli estintori si trasformano in proiettili e comincia la corsa all’uomo. La miccia accesa da un diverbio per una donna o per un oggetto da contendersi nella fila per ritirare i beni di prima necessità. Oppure il solo fatto che eritrei e somali così vicini, gomito a gomito, non riescono proprio a starci. Ma improvvisamente il Centro d’Accoglienza Richiedenti Asilo della Croce Rossa di Calstelnuovo di Porto, che nella mattina di ieri ci aveva accolto per mostrarci come si può offrire ospitalità, ricovero e aspettative ai reietti fra i reietti della terra, a quelli che scappano dai loro paesi africani per paura, per guerra, per violenza e vengono qui da noi a cercare un futuro migliore o, quantomeno, possibile, quello stesso Centro improvvisamente era diventato un piccolo inferno tutto italiano. E’ bastato un niente e in un’ora di guerriglia vera, l’arredamento delle stanze, così generosamente offerto dalla Croce Rossa, è stato devastato per farne armi da battaglia. Una trentina i feriti: trauma cranico, alcuni fratturati per essersi buttati giù dal primo piano nel tentativo di sfuggire agli assalti. Contusi, feriti, sopracciglia spaccate. Magliette insanguinate e strappate. Polizia e carabinieri costretti a intervenire per sedare i rivoltosi, gli stessi che facevano a gara a raccontarci storie strazianti, cinque anni per arrivare in Italia, duemila dollari per imbarcarsi su una “carretta” del mare, quattro giorni di navigazione senza acqua e senza cibo, tutto per arrivare in Italia. Gli stessi uomini travolgevano e urlavano, devastavano e si picchiavano, rincorrendosi tra i corridoi come impazziti. «Quasi settecento persone che convivono sono sempre a rischio a prescindere dall’etnia» tengono a specificare la ventina di operatori della Croce Rossa Italiana che lavorano nel Centro, aperto il 23 giugno in una struttura di 12 mila metri quadrati. «Questa è una struttura importante – racconta il capitano Massimo Ventimiglia che dirige il Centro – riusciamo ad accogliere fino a 700 richiedenti asilo ed ora siamo quasi al completo. Li aiutiamo nei problemi pratici, a fare la richiesta di asilo, a imparare l’italiano. Gli offriamo assistenza psicologica. Imparano l’italiano, giocano a calcetto, vorremmo fare anche un torneo». «Quando arrivano qui sono distrutti e con noi ricominciano a mangiare, a lavarsi, a vivere – aggiunge Eugenio Venturo – non è giusto che le colpe di un centinaio di loro ricadano su tutti, le donne e i bambini compresi. Ma è già successo molte altre volte. Noi siamo solo una ventina. Non possiamo fare di più». In molti di loro non credono che si tratti di un problema di razze o di etnie.



