Dieci tunisini ingoiano ferro e lamette per evitare rimpatrio

0 commenti · 9 febbraio, 2009 · 1:19

Dieci immigrati del centro di accoglienza di Lampedusa hanno tentato il suicidio ingoiando bulloni e lamette. Due notti fa sono stati ricoverati nel poliambulatorio dell’isola e uno di loro è stato trasferito d’urgenza a Palermo, con un’eliambulanza, per curare profonde ferite alla trachea. Il gesto di autolesionismo è solo l’ultimo episodio di una protesta che va avanti da giorni e che vede almeno un centinaio di extracomunitari digiunare contro l’imminente rimpatrio deciso dal ministero dell’Interno. Allo sciopero della fame si è poi aggiunto il tentativo di suicidio, da alcuni messo in atto anche usando cappi artigianali creati con gli indumenti attorcigliati.

Sulla gravità della situazione è intervenuto ieri il sindaco dell’isola, Dino De Rubeis: «E’ ormai insostenibile: per questo motivo giovedì sarò a Bruxelles, con una delegazione di amministratori, per incontrare il commissario europeo alla Giustizia Sicurezza e Libertà Jacques Barrot. L’accanimento del governo nel volere trasformare il Cpa in un Centro di identificazione ed espulsione sta portando questi disperati alla morte. Noi vogliamo invece che all’interno della struttura vi siano pace e serenità e soprattutto che vengano garantiti i diritti dell’uomo».

Interviene anche la portavoce in Italia dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati, Laura Boldrini: «Gli episodi di autolesionismo da parte di alcuni migranti sono la logica conseguenza della trasformazione della struttura in Centro di identificazione ed espulsione. I tunisini che si trovano nel Centro hanno saputo che alcuni dei 120 connazionali trasferiti nei giorni scorsi a Roma sono già stati rimpatriati. Sono pronti anche a rischiare la vita, pur di non tornare nel loro Paese. Questi gesti disperati si verificano con maggiore frequenza nelle strutture detentive, non in in centro di transito come era prima il Cpa di Lampedusa. Adesso che è cambiata la sua natura e che è stato trasformato in un Cie, assisteremo purtroppo ad altri drammatici episodi».

Un altro episodio di violenza, ma di matrice diversa, è accaduto due sere fa in un altro centro di accoglienza siciliano, Salinagrande, a Trapani, dove un centinaio di extracomunitari se le sono date di santa ragione usando anche dei bastoni. Una maxirissa causata da futili motivi, di natura etnica (gli originari del Burkina Fasu contro tutti gli altri) conclusasi con l’intervento della polizia e il ricovero temporaneo di 20 feriti.

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