Caso Eluana Englaro, lasciatela andare, per carità di Dio

0 commenti · 13 novembre, 2008 · 20:36

Stasera, stanotte, domani o dopodomani. In 17 anni non credo faccia ormai troppa differenza. Pare che la Corte di Cassazione abbia già deciso quale sarà il destino di Eluana Englaro. Pare che noi dovremo aspettare ancora un po’, prima di conoscere l’esito. Ho la fortuna di fare un lavoro che mi consente di parlare con esperti e con persone più o meno vicine a lei. E, pur non essendo un medico, ho capito due o tre cose (magari in ritardo, magari superficialmente).

Ho capito che la storia di Eluana Englaro ci mette di fronte a una realtà tragica. Si diceva un tempo che la perdita di un figlio è il più grande dolore che possa riservare la vita. Ebbene, la medicina moderna, nel sacrosanto e benedetto tentativo, spesso riuscito, di salvare vite fino a pochi anni fa segnate, a volte non ce la fa. E riserva tragedie ancor più grandi della perdita di un figlio, ovvero la stessa perdita dilazionata nel tempo. In un tempo eterno. Eluana Englaro è in stato vegetativo: uno stato che in natura non esiste, che esiste in quanto esiste una medicina sempre più potente, nel bene e nel male. E che ti riserva una non vita in cui si perde non solo una parte di te. Eluana ha perso irreversibilmente la sua coscienza, il suo contatto col mondo, con l’ambiente, le sue relazioni 16 anni fa. Eluana non ha perso una parte di sé: ha perso se stessa. Perché noi siamo le nostre esperienze, le nostre relazioni. Eluana Englaro non c’è più. Da 16 anni. Alcuni medici sostengono che lo stato vegetativo, quando dura da più di un anno, sia equiparabile alla morte (la chiamano morte corticale). In molti non sono d’accordo, ma non è questo il punto. C’è chi crede ai miracoli, ai risvegli. Io, come Umberto Veronesi, credo alle diagnosi e alle prognosi sbagliate. Non è il caso di Eluana, la cui prognosi, fatta tanto e tanto tempo fa dall’eccellente neurologo Carlo Alberto Defanti, diceva esattamente questo: che non si sarebbe risvegliata. E non si è risvegliata. E’ uno dei punti su cui deciderà la Cassazione.

Eluana è alimentata da un sondino naso gastrico. Alimentazione e idratazione artificiali. NIA. Le chiamano così. C’è stato un dibattito, nella comunità scientifica: si tratta di trattamenti sanitari? O di “sostegno umano di base”? In altre parole, è una terapia, o un dare un pezzo di pane e un bicchiere d’acqua a chi ne ha bisogno? E’ importante saperlo, perché, sostengono in alcuni ambienti, se sono dei sostegni umani di base devono essere forniti comunque. In pratica, vengono imposti. Ebbene: l’alimentazione e l’idratazione vengono effettuate con un sondino nasogastrico o tramite gastrostomia, che invito chiunque non sia un medico a dire che è in grado di eseguire. Eluana è alimentata non con acqua e pane, ma con composti chimici che il suo debole corpo sia in grado di assimilare. E’ ammissibile pensare che con tutto ciò la medicina non c’entri? La comunità scientifica ha dato il suo responso: la NIA è un trattamento sanitario. Qualcuno non vuole arrendersi.

Infine, Eluana non ha lasciato scritto da nessuna parte che non avrebbe voluto essere mantenuta in stato vegetativo. Lo ha detto a voce in tante occasioni. Non mi sfuggono le perplessità che possa causare un modo di accertare la volontà di un paziente e accompagnarlo alla morte di questo genere -premesso che in America succede-. Però poi c’è la vita concreta, che ci dice che se non accettiamo le testimonianze raccolte da suo padre Beppino, diciamo inevitabilmente che ha mentito. Ho conosciuto, sia pur per una breve intervista, Beppino Englaro: non mente. E, come mi disse una volta il ginecologo Carlo Flamigni, vogliamo davvero dirgli che ha mentito? E’ un atteggiamento così cattivo… Eluana non avrebbe voluto stare così. Non vuole che chi crede ai miracoli si veda imposta la sua visione. Vuole la responsabilità del proprio corpo. Sancita dalla Costituzione, dalla magistratura, dalla Cassazione.

Arriverà la sentenza, mentre Beppino Englaro ha scelto di non parlare, e con lui le persone di buon senso. Il Vaticano invece parla, dicendo cose di una violenza inaudita. Parla di assassinio, se la Cassazione autorizzerà la sospensione della NIA. Chi è l’omicida? Suo padre Beppino? No. Non voglio nemmeno pensarci. E dico, e spero: lasciate andare il corpo di Eluana. Lasciatelo andare verso Eluana, che non è più lì. Lasciatelo andare, per carità di Dio. di Simone Luciani

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