Ucciso in Pakistan capo di Al Qaeda nella regione Bajaur

0 commenti · 13 agosto, 2008 · 17:04

E’ stato ucciso in Pakistan, secondo fonti dell’esercito, Abu Saeed Al Masri. Si pensa che Masri, noto anche come Mustafa Abu al-Yazid, fosse uno dei membri più autorevoli di al Qaeda( secondo alcuni il numero tre) che operano nella regione di Bajaur. Regione in cui, secondo le speculazioni fatte alcune mesi fa dal presidente Musharraf, è probabile sia nascosto anche Osama bin Laden. La morte di Yazid, che secondo la Commissione 11 settembre era il responsabile finanziario dell’organizzazione, sarebbe avvenuta durante gli scontri nella regione che hanno provocato, negli ultimi due giorni, più di 160 morti. Altre 14 persone, soldati dell’aviazione pachistana, sono morte in un attentato nei pressi di Peshawar.

Sono giornaliere ormai le notizie di scontri, attacchi suicidi e attentati in territorio pachistano, nonostante gli accordi stretti dal governo con il leader talebano Baitullah Mehsud e con il maulana Fazlullah. E la situazione non accenna a migliorare, anzi. A peggiorare il tutto anche il Kashmir, che da tempo sembrava vivere una tregua, è in ebollizione. A Srinagar vige il coprifuoco, e da più di un mese ci sono scontri tra hindu e musulmani e tra dimostranti e forze dell’ordine. Ma la lotta al terrorismo, a Islamabad, sembra ormai essere l’ultimo dei pensieri. L’assemblea regionale della North-West Frontier Province ha chiesto le dimissioni del presidente, e la ministra dell’Informazione Sherry Rehman ha annunciato che la settimana prossima il governo presenterà la mozione per l’impeachment di Musharraf. Aggiungendo che i partiti al governo sono ormai certi di ottenere la maggioranza necessaria alla messa sotto accusa di Musharraf, e che anche il PPP-Sherpao (branca del PPP guidata dall’ex-ministro degli Interni Aftab Khan Sherpao) sosterrà la mozione.

Il cerchio sembra stringersi attorno al presidente, che perde sostenitori ogni giorno. Le pressioni perché si dimetta in modo onorevole arrivano ormai ogni parte, e il PML-Q, il partito che lo sostiene, ha annunciato che non appoggerebbe un eventuale ricorso all’articolo 58-2(b) che consente al presidente di sciogliere le Camere. Nonostante questo, Musharraf fa sapere di essere pronto a dare battaglia in Parlamento, a controbattere tutte le accuse e di essere anzi in possesso di documenti che provano episodi di corruzione e di concussione da parte di esponenti della maggioranza. E accusa apertamente Nawaz Sharif di cercare soltanto una vendetta personale. Gli Stati Uniti, intanto, guardano con preoccupazione estrema al caos politico del Paese. E uno dei responsabili della National Security indiana, M.K. Narayanan, espone le preoccupazioni dell’India per il vuoto di potere che si sta creando a Islamabad. Anche nel caso in cui, come continuano a sostenere molti analisti, non si arrivasse di fatto all’impeachment, si è creato nel Paese un clima politico di assoluta incertezza.

Incertezza che sarebbe soltanto acuita, e non sanata, dalle dimissioni o dall’impeachment di Musharraf. Zardari e Sharif, difatti, sono a stento riusciti a trovare un accordo. Per il resto, continuano a non avere nulla in comune, anzi. E la lotta di potere che si scatenerebbe tra i due litiganti lascerebbe ancor più mano libera ai taliban e agli integralisti islamici. Le avvisaglie ci sono già, come testimonia un’intervista rilasciata da Zardari a GeoTV in cui il leader del PPP si è affrettato, dopo giorni di silenzio, a scagionare l’esercito e l’Isi dalle accuse di connivenza con i taliban piovute da più parti negli ultimi tempi.

E non è soltanto la lotta al terrorismo a preoccupare l’occidente. Ma soprattutto l’arsenale atomico pachistano che, in un clima politico simile, rischia facilmente di finire in mani sbagliate. Quando difatti il presidente è attaccato da più parti e messo sotto accusa, il primo ministro è di fatto un uomo di paglia e i due capi della maggioranza sono più occupati a litigare tra loro che delle sorti del Paese, chi è che tiene le chiavi della stanza dei bottoni?

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