Mosca vuole vietare l’applicazione della pena di morte
0 commenti · 21 novembre, 2009 · 1:41
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La Corte costituzionale russa ha prorogato ieri la moratoria sull’applicazione della pena di morte, ulteriore importante passo verso la completa abolizione della pena capitale. La decisione è un segnale ulteriore della volontà di Mosca, ribadita nei giorni scorsi dal presidente Medvedev, di integrarsi pienamente nel consesso dei paesi europei, anche se la maggioranza dei russi resta a favore della pena di morte. «La Corte costituzionale ha stabilito che l’applicazione della pena di morte non sarà possibile in Russia dopo il primo gennaio 2010», data di scadenza della moratoria in atto dal 1996, ha detto il presidente dell’Alta Corte, Valeri Zorkin. Motivando tale decisione, Zorkin ha fatto riferimento tra l’altro a una serie di norme internazionali sottoscritte anche dalla Russia, che vietano o raccomandano di vietare l’applicazione della pena di morte. E ha ricordato, al tempo stesso, come solo dopo essersi impegnata ad abolire la pena di morte, la Russia fu accolta nel Consiglio di Europa nel 1996.
Proprio il Consiglio d’Europa ieri ha commentato positivamente la decisione dell’Alta Corte russa, parlando di «nuovo passo importante», ma invitando tuttavia Mosca a rinunciare definitivamente de jure alla pena capitale. «Io spero vivamente che la Russia trasformerà la moratoria esistente nell’abolizione giuridica della pena di morte», ha detto a Strasburgo Micheline Calmy-Rey, ministro degli Esteri della Svizzera e presidente di turno del comitato dei ministri del Consiglio d’Europa. «Si può dire che con tale decisione la pena di morte è già stata abolita», ha osservato da parte sua alla radio Eco di Mosca Anna Malysheva, portavoce della Corte costituzionale.
La moratoria è in atto in Russia dal 1996, quando l’allora presidente Boris Eltsin emanò un decreto al riguardo, per favorire l’adesione di Mosca al Consiglio d’Europa. L’ultima condanna a morte fu eseguita in Russia il 2 settembre di quell’anno. Nel febbraio 1999 la Corte costituzionale aveva vietato di pronunciare condanne a morte fino a quando in tutto il paese non fosse stato completato l’insediamento di corti d’assise e giurie popolari. La Cecenia, ultima regione della Federazione russa a esserne ancora priva, li istituirà a partire dal prossimo primo gennaio. Per questo, a fine ottobre, la Corte suprema aveva chiesto alla Corte costituzionale di decidere se i Tribunali russi avrebbero potuto nuovamente pronunciare condanne a morte dal primo gennaio 2010.
Mosca ha firmato nel 1996 il protocollo numero 6 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo relativa all’abolizione della pena di morte, ma il parlamento non lo ha ancora ratificato. Ieri il presidente della Duma (Camera bassa) Boris Gryzlov ha detto chiaramente che non è pensabile una ratifica entro la fine dell’anno, confermando la prudenza delle autorità su tale tema delicato. La maggioranza dei russi infatti – con percentuali oscillanti fra il 60% e l’80% – continua a essere a favore della pena di morte. In Europa la Bielorussia è l’unico paese dove vige ancora la pena capitale.






