Guerra totale ai crociati, nuovi attacchi contro ambasciate

0 commenti · 29 dicembre, 2009 · 15:27

Umar Faruk Abdulmutallab

Umar Faruk Abdulmutallab

Il nigeriano che ha tentato di fare esplodere un aereo sui cieli di Detroit sostiene che ci sono «molti altri giovani» come lui pronti a seguire il suo esempio. Che le parole del 23enne Umar Faruk Abdulmutallab possano avere un fondo di verità sembra confermato da indiscrezioni raccolte in Gran Bretagna dal quotidiano The Sun, il quale dice di aver saputo da Scotland Yard che 25 giovani di discendenza somala e pachistana, nati e cresciuti a Londra, sarebbero in fase di addestramento nei campi di al Qaeda in Yemen. Su questo sfondo preoccupante, ieri il presidente Barack Obama ha deciso di rompere il silenzio, e dalle Hawaii, dove si trova in vacanza, ha tentato di rassicurare gli americani: «Non avrò pace – ha detto il presidente – fino a che tutti coloro che sono coinvolti in questo tentativo non saranno stati identificati e portati davanti alla giustizia». Obama era stato criticato per il suo approccio “distaccato”, adottato nell’intento di non allarmare l’opinione pubblica. Ma le pressioni politiche sono diventate troppo pesanti e Obama ieri ha tentato di rintuzzarle impegnandosi a «proteggere in tutti i modi i cittadini americani», ed elencando le iniziative lanciate per evitare il ripetersi di simili fatti. Contemporaneamente, il segretario della Sicurezza Nazionale, la signora Janet Napolitano, ha fatto marcia indietro rispetto alle rosee dichiarazioni tranquillizzanti della prim’ora e ha confermato invece che il sistema di controlli «non ha funzionato come doveva» e ha promesso «un esame approfondito per migliorarli.»

Tre giorni dopo il fallito attentato, dunque, le indagini si muovono su due fronti: spiegare come il terrorista sia potuto salire a bordo dell’aereo e capire come sia finito nello Yemen e chi lo abbia lì addestrato e assistito. Al Qaeda ha fatto sapere ieri che la missione del nigeriano doveva essere «una rappresaglia» contro i bombardamenti americani della scorsa settimana, ha minacciato nuovi attacchi contro le ambasciateoccidentali e ha consegnato al web una foto del giovane nigeriano, presumibilmente scattata in uno dei campi di addestramento yemeniti. Ma il tentativo di trasformare il fallito attentato in una vendetta militare contro i raid Usa appare non fondata, considerato che il biglietto di Abdulmutallab è stato acquistato una settimana prima dei due raid aerei contro le basi terroriste. Ma che ci sia una guerra contro quelle basi è un dato di fatto: il New York Times rivela che dalla scorsa estate è stato stretto un accordo fra il governo Usa e quello yemenita per combattere contro le bande terroristiche che si addestrano nel Paese che occupa la parte meridionale della Penisola Arabica. Il senatore Joe Lieberman, presidente della Commissione Sicurezza del Senato, ha ammesso: «L’Iraq è la guerra di ieri, l’Afghanistan è la guerra di oggi, lo Yemen di domani».

Secondo quanto ha riferito il network Nbc, Abdulmutallab ha vissuto nello Yemen e lo ha lasciato solo per andare nel Ghana e lì comprare il biglietto, il 15 dicembre, con tremila dollari in contanti. Il nigeriano è poi rientrato in Nigeria ed è salito a bordo del volo diretto ad Amsterdam portando con sé solo un sacco a spalla. Gli esperti di terrorismo fanno notare che già questi due elementi dovevano mettere in allarme i controllori sia all’aeroporto di Lagos, sia a Schipol, ad Amsterdam, dove il terrorista ha preso il volo per Detroit. L’assenza di bagaglio e l’acquisto in contante sono considerati elementi sospetti. Per di più il nigeriano compariva nella lista delle persone da controllare con particolare attenzione. Tre fattori che sono stati misteriosamente trascurati. Ed è per questo che la signora Napolitano ha dovuto ammettere che il sistema non ha funzionato: se avesse funzionato, il giovane sarebbe stato portato in un luogo appartato e interrogato a fondo e fatto passare attraverso una macchina speciale in grado di leggere sotto gli abiti.

D’altro canto, gli esperti di intelligence ammettono che gli errori sono frequenti: è vero che il padre del giovane aveva espresso i suoi timori all’ambasciata Usa in Nigeria, ma è anche vero che al Centro antiterrorismo di Washington arrivano ogni settimana migliaia di segnalazioni. Molte di queste sono confortate da altri elementi e “promuovono” il sospetto a una lista “no fly” o “no visa”. Abdulmutallab è rimasto invece sepolto nella terza lista delle persone “da controllare”. Ma anche questo doveva essere sufficiente a bloccarlo, se qualcuno si fosse preso la briga di perquisirlo. di Anna Guaita Il Messaggero

Al Qaeda. Significa “la base” e prende il nome dai campi di addestramento dei guerriglieri che combatterono i sovietici. Il movimento nasce infatti come guerriglia, sostenuta dagli Usa, quando l’Urss invase l’Afghanistan. Ora è un movimento paramilitare, con ideali di integralismo islamico, classificato dall’Onu come organizzazione terroristica. Il suo leader è Osama bin Laden, lo “sceicco del terrore”, figlio di un ricchissimo costruttore saudita. Ad Al Qaeda si ispirano vari gruppi di fondamentalisti islamici in Asia e in Africa.

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