World Press Photo 2010, foto dell’anno a Pietro Masturzo

1 commento · 13 febbraio, 2010 · 19:44

World Press Photo 2010 a Pietro Masturzo

World Press Photo 2010 a Pietro Masturzo

Pietro Masturzo ha ricevuto la telefonata da Amsterdam mentre si trovava alla manifestazione organizzata dalla comunità iraniana, a Roma, per il 31esimo anniversario dalla caduta dello scià. Ma c’era confusione, la linea disturbata, e Masturzo ha capito soltanto che dall’altro capo c’è qualcuno del World Press Photo, il più importante premio per il fotogiornalismo al mondo, come il Pulitzer è per la carta stampata. Soltanto dopo un’ora, quando lo richiamano, Pietro ha compreso tutte le sei parole fondamentali: «Hai vinto il World Press Photo 2010». Dice che si è sentito venir meno. Perché è sua l’immagine-simbolo dell’anno 2009 per il maggior riconoscimento fotogiornalistico che da 53 anni non porta granché ricchezza (10mila euro il premio più una macchina fotografica ultima generazione completa di lenti), ma una specie di responsabilità. Aver condensato in un quadrato l’evento più dirompente dal punto di vista umano e comunicativo di un intero anno. La didascalia è: Teheran, giugno 2009, qualche giorno dopo le elezioni. È notte, una donna sopra un tetto porta le mani alla bocca per amplificare il suo grido di indignazione. Pochi rettangoli di luce sono le finestre accese dei palazzi circostanti. Ayperi Karabuda Ecer, giurato di spicco del Wpp, ha scritto che quell’immagine ha scatenato in lui cuore e cervello, l’ha fatto sentire sopra quel tetto.

A maggio Masturzo compirà trent’anni. Non voleva diventare fotografo sin da bambino, ma l’ha voluto fortemente dopo essersi laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche, a Napoli, nel 2005. «Avevo già cominciato a interessarmi alla fotografia, ma soltanto dopo la laurea ho deciso che avrei voluto fare il fotografo». Sorrentino di Sant’Agnello, si trasferisce a Roma e comincia la sua gavetta, pratica rara al giorno d’oggi. Frequenta uno stage presso l’Associated Press, e poi una scuola serale di fotogiornalismo organizzata dal Comune di Roma. Comincia a scattare e, come tutte le gavette che si rispettino, a collaborare con alcune agenzie fotogiornalistiche minori.

La sua prima fotografia pubblicata appare sul sito web di un quotidiano della Capitale, poi seguono i quotidiani, il cosiddetto cartaceo. Si sgancia dalle agenzie e fonda con altri cinque fotografi campani un collettivo, Kairos Factory, oggi suo unico legame di riferimento. Con un giornalista free lance, Carlo Maddalena, decide nel giugno scorso di andare a Teheran per documentare la situazione dell’Iran a trent’anni dalla rivoluzione islamica, che coincideva tra l’altro con le elezioni. «Abbiamo conosciuto moltissime persone, tutti ci dicevano ”È un momento storico, lo capite?” e non capivo fino in fondo. Poi, una sera, mentre stavamo in una casa, sento delle urla chiare. Gli amici mi spiegano che è una forma di protesta che risale al 1979. Salgo sul tetto e comincio a fotografare». Da quella notte, per diverse notti Masturzo salirà sui tetti dei palazzi di Teheran per fotografare la voce del popolo iraniano, eco lontana e solitaria, individuale eppure collettiva. La giuria del premio ha scelto un’immagine scattata la prima notte sui tetti di Teheran. Sarà in mostra a Roma il 13 maggio prossimo con le altre premiate (dieci gli italiani). di Maria Tiziana Lemme

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  1. VITO SIGNORILE lunedì, 15 febbraio, 2010 08:31

    Sono un fotoreporter anch’io. vedo che i sacrifici , alla fine premiano.
    Complimenti Pietro